GOV’T MULE/ 20 Years Strong Tour: il futuro del rock’n’roll si chiama jam music

- Lorenzo Randazzo

I Gov’t Mule si sono esibiti in Italia nel corso del loro tour che ha festeggiato i vent’anni di carriera, come sempre un evento imperdibili La recensione di LORENZO RANDAZZO

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Gov't Mule in concerto

I Gov’t Mule nei giorni scorsi sono stati in Italia in occasione del loro 20 Years European Strong Tour. Ci sono delle cose che ho appreso ascoltandoli in questi anni e che credo sia opportuno tenere a mente quando si va ad un loro concerto.

1) Se non si hanno informazioni di prima mano da membri della band o dal loro entourage è praticamente impossibile prevedere la scaletta in anticipo. Questa è decisamente una nota positiva se si considera che, oltre alle serate pazze (o a tema) in cui i Muli rivisitano il repertorio di altri artisti, sono soliti scegliere i brani da eseguire da un bacino di oltre mille canzoni. Poco utile pertanto basarsi sulle setlist delle serate precedenti. 

2) Se vivete da soli non dimenticate il ferro accesso o l’acqua sul fuoco prima di uscire e se avete famiglia avvisate a casa di non preoccuparsi di un eventuale ritardo: la durata della performance può superare anche le tre ore. 

3) La struttura dello show è solitamente di due set principali con l’aggiunta dei classici bis. Fino a venti canzoni in cui l’interpretazione non è mai fedele all’incisione originale dove, anzi, i pezzi previsti vengono stravolti e ricostruiti come solo una vera dam band è in grado di fare. 

Va bene tentare di riconoscere le canzoni tipo sarabanda ma per “l’ufficialità” si consiglia il supporto di Twitter, il profilo della band fornisce il titolo della canzone in esecuzione in tempo reale. Per motivi di tempo se le dam dovessero andare particolarmente lunghe (a Milano dopo 1 ora avevano eseguito solo 6 canzoni…), il break può anche saltare ed il set diventare una jam unica.

4) Per una maratona rock, in luoghi come l’Alcatraz di Milano in cui non ci sono i posti a sedere come nel “loro” Beacon Theatre di NYC, è bene posizionarsi in sala in maniera tattica per un facile accesso alle bevande. Questo è vero per tutti i concerti… ma soprattutto quando una canzone supera la durata di 7/8 minuti, anche se la musica scorre già nel sangue da sola, un po’ di birra in corpo in più crea un’ottima miscela e aiuta la prosecuzione dell’ascolto.

5) Per chi si trova al concerto quasi per caso e non dovesse conoscere bene il repertorio della band di Asheville, capisco che non sia facile, ma vale la pena di resistere fino alla fine ed avere fiducia, Soulshine o una cover inattesa salverà la serata.

A questo punto non resta che godersi lo spettacolo. La performance dei Gov’t Mule è un vero inno alla musica. I Muli si mettono in gioco per davvero, magari non sono sempre impeccabili e la voce di Warren non sempre è potente, ma il risultato finale sorprende oltre che per la bontà delle interpretazioni anche per la naturalezza delle esecuzioni. Warren Haynes poi è un mostro. Con la chitarra fa letteralmente quello che vuole. Fenomeno, genio, marziano, non ci sono termini per definirlo, non a caso Warren è approdato alla corte di Gregg e dei suoi  Allman Brothers tanto da diventare una pedina fondamentale ed inamovibile negli ultimi 25 anni di storia della band.

A Milano la scenografia è scarna per non dire inesistente, il palco è essenziale ed allestito, considerata l’affluenza di pubblico, sul lato corto della discoteca. Le luci sono basse, nessun effetto scenico particolare e lo stesso Warren mantiene una posizione defilata sul palco. Al centro della scena una cosa solo: la musica. Sembra banale e ovvio ricordarlo eppure non lo è affatto visto che a volte nei concerti la musica è solo una componente, la colonna sonora di uno show più articolato. Invece che sia blues, rock, funk o reggae la musica è l’unico elemento che i Muli offrono ai propri fan senza mai risparmiarsi e le lunghe jam concertistiche ne sono una riprova, proprio come facevano i loro capostipiti Grateful Dead.

Il tour del ventennale non ha l’obiettivo di promuovere nessun album di inediti: dopo Shout! del 2013, le ultime uscite sono tutte live: The dark side of the mule (il concerto di Halloween 2008 in cui i Muli interpretano i Pink Floyd), Sco-mule (collaborazione con il chitarrista jazz John Scofield risalente al 1999), Dub side of the mule (il capodanno al Beacon del 2006 in versione Reggae con Toots Hibbert) e The Stoned side of the Mule (cover dei Rolling Stones ma disponibile solo in vinile).

In attesa dell’inizio dello show, in stile Fantozzi e la corazzata Potëmkin, tra il pubblico serpeggia la notizia che Warren & Co. avrebbero intenzione di eseguire solo canzoni reggae, altri sostengono invece che avrebbero ripercorso l’intera carriera artistica di un non ben identificato esponente minore del Delta blues dei primi anni trenta… Fortunatamente anche in questa occasione i Muli sono imponderabili. L’apertura è riservata alla recente World Boss e, sempre da Shout!, viene presentata anche la toccante Forsaken Savior scritta per l’amico Levon Helm. I Muli pagano poi tributo a Roy Hawkins (con The Thrill is gone resa celebre da BB King), a Neil Young (Danger Bird) e ai The Wailers di Bob Marley (Lively Up Yourself). Sco-mule è un fiume in piena con ripetuti omaggi ai riff di altri maestri della chitarra come Santana (Oye Como va) e Ritchie Blackmore (Smoke on the Water). Non mancano i classici Mule, Endless Parade e Rocking Horse. Immensa Soulshine,  jammata con Tupelo Honey di Van Morrison è un capolavoro. 

Bis con una dirompente 30 Days in the Hole  degli Humble Pie e bis del bis per la jam finale Look on Yonder Wall con le armoniche dei “nostri”  Puma di Lambrate Fabio Treves e dell’ex W.i.n.d. Fabio Drusin.

Per chi era assente o per chi volesse conservarne vivo il ricordo, le esibizioni di Milano e di Roma saranno entrambe disponibili in vari formati sul sito Muletracks.com che raccoglie diverse centinaia dei loro concerti. Nel futuro immediato poi Warren Haynes ha già pianificata l’uscita del nuovo album solista Ashes and Dust e sarà ancora impegnato in tour negli Stati Uniti.

Concludo con le parole della meravigliosa Soulshine che Warren Haynes ha cantato con una inaspettata potenza e che riecheggiano come un’esortazione: “Ognuno di noi percorrerà questa strada prima poi… Let your soulshine, It’s better than sunshine, It’s better than moonshine… e dunque fa splendere la tua anima, falla splendere fino al termine del giorno”.

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