LUCIO ROSSI/ La “Via Nino Bixio” di Parma e del nostro cuore, tra memoria e bellezza

- Paolo Vites

A Parma è nata una stella, quella dle fotografo-attore-cantante Lucio Rossi che in uno spettacolo emozionante apre il cuore alla bellezza. di PAOLO VITES

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Lucio Rossi

A volte le cose belle bisogna andarsele a cercare in provincia. In quel “mondo piccolo fatto di roba minima” (Roccabianca, dove nacque Guareschi, non a caso è a pchi chilometri da Parma) dove sopravvive ancora una coscienza di sé e una capacità di saper ridere e sorridere delle proprie piccole miserie quotidiane. A Parma ad esempio. Ci ha pensato Lucio Rossi, fotografo di lunga carriera e comprovata capacità, parmense doc, a tirare fuori un piccolo mondo antico che sa tanto di Guareschi, ma anche di Janancci, con uno spettacolo di rara bellezza e profonda umanità. Le sue sono le storie di “Via Nino Bixio” come si intitola il suo show, metà recitazione e cabaret e metà canzoni di Enzo Jannacci. E’ questo il primo punto che caratterizza la visione di Rossi: a prima vista infatti verrebbe da dire, che ci azzeccano il milanesissimo Jannacci con storie in parte  in dialetto parmense che parlano di personaggi di una Parma che non c’è più? 

E’ un azzardo certamente, ma che funziona benissimo perché l’intuizione di Lucio Rossi si basa su quella umanità profondissima che caratterizzava il medico cantante milanese che proprio su storie di personaggi ultimi aveva costruito il suo sconfinato repertorio. Non è distante Rogoredo da Via Nino Bixio, anzi.  

“Via Nino Bixio” racconta appunto di personaggi di trenta, quarant’anni fa che popolavano piccoli e scalcinati bar (“E’ dai bar che ci sono in una città che si giudica il livello di civiltà della città stessa” dice Rossi “e infatti oggi non ci sono più, sostituiti dai frenetici happy tour della movida usa e getta giovanile).

In questi bar si trovavano ex carcerati, personaggi solitari, ubriaconi, emarginati di vario tipo e gente normale che qui avevano un posto dove essere accolti, spesso a scrocco, a cui però il barista riconoscendo in loro la sua stessa umanità faceva volentieri credito.

Lucio Rossi mentre racconta queste storie è irresistibile, le risate non cessano mai, ma anche la commozione non è da meno. 

Poi le canzoni: accompagnato da una band coi fiocchi composta da tre fratelli e un figlio, Giuliano, Stefano, Alessandro ed Emanuele Nidi (pianoforte, fisarmonica, batteria) e dall’ex chitarrista di Francesco Guccini, Flaco Biondini, il nostro spazia in alcune tra le più oscure ma ficcanti composizioni di Enzo Jannacci. Titoli come El me indiriss, Ti te se no, Sopra i vetri, Sensa de ti, E l’era tardi, Per un basin, Andava a Rogoredo, Faceva il palo.

 

Alla fine rimane dentro una nostalgia bella, per un mondo che non c’è più ma che vive profondamente dentro di noi. I più giovani dovrebbero accorrere da questo saltimbanco di nome Lucio Rossi per sentirlo raccontare che la vita può essere bella, anche quando la società vorrebbe etichettarti come un perdente. C’è una Via Nino Bixio in ogni città, riscopriamola.

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