VIRGINIA SHOOTING/ Il bisogno di qualcosa di reale e di bello

- Walter Muto

Finzione, realtà: nel mondo mass mediatico di oggi ogni cosa si confonde e anche una strage in diretta perde significato. La riflessione di WALTER MUTO

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La giornalista uccisa

Sono passati ormai diversi giorni da quando la reporter e il cameraman della Virginia sono stati uccisi in diretta. Il fatto è stato archiviato con la gran fretta di quando si mettono via le cose scomode, o si nasconde la polvere scopandola sotto il tappeto. Forse perché si fa fatica ad affondare il colpo, perché si dovrebbe mettere in discussione tutto un sistema che si autoalimenta di se stesso. 

C’è confusione fra realtà e finzione, fra cronaca e parodia, si fa sempre più fatica a distinguere cosa è la vera notizia e cosa è una presa in giro. Tutti guardando quelle immagini di morte in diretta si sono sentiti dentro ad un film. Solo che il film era la realtà. E nessuno si è rialzato alla fine della scena. 

Sarò sincero: non so dove questo mio contributo voglia portare. Sicuramente non all’ennesima sterile analisi sociologica, ma altrettanto sicuramente a mettere lì delle domande, innanzitutto a me, ma che spero interessino tutti. Dove ci porterà questa smania di fotografare a raffica i posti in cui andiamo senza nemmeno più guardarli? Questo non esserci mai nel presente, perché il presente sta accadendo mentre io lo sto fotografando o sto chattando con qualcun altro. Questo abuso della notizia, spesso ormai data senza nemmeno verificarne le fonti. Questo non riuscire a leggere qualcosa che sia più lungo di otto righe…

Diversi anni fa un assoluto profeta dei nostri giorni, Lucio Dalla, avvisava i rischi della esagerata spettacolarizzazione nella spettacolare canzone Merdman. Era il 1993 e il poeta-profeta si immaginava che un alieno, uno schifo immondo descritto con dovizie di particolari, atterrasse sulla terra. E subito la potenzialità di poter sfruttare lo slancio sentimentale ha la meglio sulla repulsione per lo schifo che è. Dieci anni dopo uno degli allievi prediletti di Dalla, Samuele Bersani, rimetteva il dito nella piaga con la sua Cattiva. “Chiedi un autografo all’assassino/Guarda il colpevole da vicino/E approfitta finché resta dov’è/Toccagli la gamba fagli una domanda…”. Di anni ne sono passati 22 dalla prima canzone e 12 dalla seconda. Ascoltatele oggi e poi dite se non sono più che attuali. 

Ecco, questo volevo dire. Credo che questo sia il contesto che fa da sfondo a quello che è accaduto. Non penso di essere così stupido da credere che ne sia l’unica causa. E non so nemmeno quale sia la cura. Sicuramente due ingredienti vanno riportati in primo piano: la realtà e la bellezza. Di finzioni e brutture ce ne sono già abbastanza. Stare in silenzio davanti ad un’alba, leggere e rileggere una poesia, ascoltare una canzone provando ad individuare cosa mi sta dicendo davvero. 

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