Bob Dylan / Il cantautore e la vittoria del rock: Elvis il corpo, lui la mente (Premio Nobel Letteratura 2016)

- La Redazione

Per la prima volta nella storia, un cantautore rock viene insignito del premio Nobnel per la letteratura: è Bob Dylan, il songwriter americano più influente della storia

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Immagine dal web

Una definizione su tutti ha definito forse al meglio Bob Dylan e la sua meravigliosa carriera legata a doppio filo al mondo del rock e a tutte le sue sfaccettature: certo quando pronunciò nel 1988 le parole che ora seguono, Bruce Springsteen non poteva immaginare che nel 2016 l’Accademia Reale Svedese avrebbe conferito il Premio Nobel per la Letteratura 2016 proprio al grande Bob Dylan. «Bob ci ha liberato le nostre menti nello stesso modo in cui Elvis ha liberato il nostro corpo. Ci ha dimostrato che il fatto che questa musica abbia una natura essenzialmente fisica non significa che sia contro l’intelletto». Verità, senza dubbio, per due geni del rock, specie se a definirli è forse il terzo in ordine di importanza, il Boss: una mente e una nuova espressività che sono alla base del premio avuto oggi a Stoccolma. Forse da tanto (troppo) atteso, poteva essere un premio di rottura molti anni fa, oggi sembra più un tentativo di aprirsi anche al mondo “in senso lato” della Letteratura. Ma resta un fatto, Bob Dylan era e resta un genio del rock e quindi anche della cultura: premio dunque meritato, crediamo.

Bob Dylan è il cantautore forse tra i più amati della storia del rock americano: ha vinto oggi il Premio Nobel per la Letteratura 2016 e una volta di più ha saputo così “spiazzare” il pubblico che lo ama. Questa volta non ha scelto certamente lui l’ultima “spiazzata” ma lo annoveriamo lo stesso nel novero delle grandi sorprese che questa gemma del folk Usa ha saputo dare a tutto il pubblico mondiale: la musica rock assume una volta di più una legittimazione di poesia e cultura e lo fa attraverso un autore che invece che accentrare importanza e riflettori su di sé, ha sempre voluto distogliere lo sguardo. Come quella volta nel 1992 quando al Madison Sqaure Garden di Ne York, molti tra i migliori musicisti rock si erano dati grande appuntamento davanti a tantissimo pubblico. Il motivo era semplice, festeggiare i 30 anni dall’uscita del primo album di Bob Dylan, ma lui spiazzò una volta di più tutti: venne fuori sul palco con chitarra acustica a tracolla, come al solito, ma cantò “Song to Woody”, un brano dedicato al suo vero maestro Woody Guthrie. Riflettori su di lui, ma lui scelse invece il maestro: è anche per questa “umiltà” tutta sua che ha segnato la storia del rock, arrivando oggi addirittura la Premio Nobel per la Letteratura 2016.

Crolla un muro storico, importantissimo :la canzone rock da oggi è ufficialmente letteratura. Il premio Nobel è stato assegnato a Bob Dylan, il cantautore rock più influente e famoso della storia di questa musica. Si è avverata la profezia di Allen Ginsberg pronunciata negli anni 60: “Con Bob Dylan, la poesia è entrata nei jukebox”. La barriera, che in realtà negli Stati Uniti era stata abbattuta da tempo dato che la musica rock viene insegnata nei corsi universitari, che divideva letteratura di serie A da quella cosiddetta di livello inferiore, canzonetta pop, è finita per sempre. Era già successo con Dario Fo, morto proprio oggi che si consegna questo Nobel, grazie al quale il teatro popolare entrava nel mondo accademico. La motivazione dell’accademia di Stoccolma per questo Nobel è “aver creato una nuova forma espressiva all’interno della grande tradizione della canzone americana”. Canzone e poesia sono in realtà due forme ben differenti, la prima sta in piedi grazie alla musica, ma è anche vero che nell’antichità la poesia nasceva come forma recitata e cantata, non scritta. Le canzoni di Bob Dylan, la maggior parte, si reggono in piedi benissimo anche senza musica, tanto alto è il livello dei suoi testi, fortemente ispirati dalla letteratura beat e dai visionari francesi come Rimbaud e Baudelaire. Ma Dylan ha creato un linguaggio originale, unico, fortemente americano e allo stesso tempo innovativo. Chissà se adesso lo scontro cantautore, noto per l’amore assoluto alla sua privacy tanto che ai suoi concerti è vietato fotografarlo, si recherà a ritirare l’onorificenza. Nel 1970 era stato nominato dottore honoris causa dall’università di Princeton, poi tra i tantissimi premi aveva vinto anche un Oscar per la miglior canzone da film. 

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