VALTER GATTI/ “Southland”: dalla bassa padana al cuore degli States

- Paolo Vites

L’esordio su cd del giornalista Walter Gatti, un disco inciso tra l’Italia e gli Stati Uniti, una dedica appassionata alla musica del cuore. La recensione di PAOLO VITES

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Walter Gatti, foto di Antonio Naia

Follow that dream, insegui quel sogno, oppure “blues, folk, vita ed amore, fede e destino, dignità e preghiera” come dice lo stesso Walter Gatti (problemi degli uffici dell’anagrafe lo hanno obbligato a scrivere “Valter” invece di Walter come tutti lo conoscono e si firma da anni…). Perché ci vuole molta capacità di sognare, di aver fede e amore per essere vicino ai 60 anni di età (peraltro portati molto bene: che abbia fatto un patto col diavolo, come i bluesmen che lui ama tanto?) ed esordire con il primo disco.

“Southland” è infatti il primo lavoro discografico di Walter Gatti, lodigiano di nascita, quindi di quella bassa padana che in qualche modo ricorda le pianure del Mississippi, nome noto in Italia tra gli appassionati di musica e non solo (cronista di musica e giornalista di cultura e multimedia; ha collaborato con numerose testate nazionali ed è stato autore radiofonico e televisivo), portabandiera della cultura rock sudista americana. Non toccategli l’Allman Brothers Band per capirci.

Per arrivare a fare un disco così ci vuole molta conoscenza e passione, non si improvvisa come va di moda oggi grazie alle tecnologie che permettono a chiunque di farsi un cd in cameretta da letto: Walter infatti ha girato in largo e in largo numerose volte gli States, soprattutto quelli del Sud, e si è fatto molti amici. 

Alcuni dei quali appaiono in questo disco: Greg Martin (lead guitar dei Kentucky Headhunters) e Chris Hicks (lead guitar della Marshall Tucker Band, uno dei gruppi più straordinari della storia del rock, mica pizza e fichi per intendersi).

Non solo: anche Greg Koch (guitar hero e testimonial ufficiale di Casa Fender per il mondo Telecaster) e tra gli italiani uno dei pochi veri rocker di casa nostra, Massimo Priviero, e ancora Michele Gazich, straordinario violinista, arrangiatore e produttore a livello internazionale, che ha aggiunto un tocco folk di classe alle ruvide ballate rock blues che segnano il disco.

Otto brani a sua firma (quasi tutti in inglese, tranne la bella rock ballad Raffiche di vento, cantata in coppia con Priviero e la conclusiva Dove sei?) e due cover di lusso, All Along the Watchtower di Dylan riletta in chiave personalissima, folk e psichedelica allo stesso tempo, e The Joker della Steve Miller Band.

In mezzo tante chitarre suonate splendidamente, gospel blues come Your Town capace di emozionare, o l’iniziale title track, brano dai forti influssi celtici, che la dice lunga del rapporto che lega isole inglesi alle radici della musica americana. L’amore per il country blues del sud degli Stati Uniti viene fuori in modo ineccepibile in brani “tosti” come In My Boots, dove spicca la Gibson di Greg Martin, o in Longlife Blues, un brano, dice Gatti, “che racconta un gioco a nascondino tra l’uomo e Gesù Cristo, in perfetta sintonia con la cultura southern di Flannery O’Connor” e dove il violino di Gazich e la slide di Greg Martin si rincorrono a vicenda.

Un disco elegante non solo nei suoni, ma anche nella confezione, con un bel libretto di 24 pagine con testi e foto di un mondo che Gatti ha avuto la fortuna non soltanto di sognare, come accade alla maggior parte di noi, ma di conoscere e vivere. 

Il disco esce il prossimo 10 novembre ma una anticipazione live si avrà domani 29 ottobre presso la chiesa di Santa Caterina a Padova dove Gatti e Gazich si esibiranno dal vivo in un “faccia a faccia” di musiche e di parole (Gazich per l’occasione presenterà il suo ultimo lavoro, La via del sale).

 

Il trailer di presentazione del Cd:



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