Analisi/ Testo “Cosa resterà” brano di Irama, Festival di Sanremo 2016

- La Redazione

Usa un nome d’arte di origine malese che significa ritmo, il brano che presenta nella categoria giovani è una accattivante sorpresa musicale ma anche testuale. Ecco l’analisi del testo

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Irama

Vero nome Filippo Maria Fanti, si fa chiamare Irama, parola di origine malese che significa ritmo. Dotato di una bella voce adulta nonostante la giovane età, partecipa nella categoria esordienti cin il brano Cosa resterà. Nonostante sia stato scritto che la sua musica è parzialmente ispirata dall’hip hop non ce ne è invece traccia in questa bella canzone melodica, cantata certo con un deciso ritmo incalzante, sostenuta da bel pianoforte ma dalla melodia piacevolmente piena. Peccato per qualche parolaccia di troppo nel testo del brano, un modo per apparire giovanilistici ma che in sostanza risulta sempre fastidioso. Anche il testo è ben fatto e ben costruito, esprimendo i disagi e le difficoltà dell’essere giovani oggi, magari in un quartiere di periferia, con qualche accenno all’uso della droga e al bisogno di far parte “del gruppo”, bisogno innegabile di tutti di avere una compagnia, ma spesso questi gruppi di giovani significano vita pericolosa e sprecata: “Volevo soltanto essere parte di un gruppo Sentirmi come voi accettato in tutto Ma poi iniziai a farmi di brutto Tornando a casa distrutto Gridando dentro al cuscino per nascondere l’urlo”. Irama si racconta con franchezza e coraggio e ansie, le paure, quella di crescere, la fatica di stare al mondo: “Volevo nascere senza pensieri Senza le crisi di panico quando penso troppo Volevo correre più forte degli altri Come per dimostrarmi che potrei farlo il doppio Volevo dirti che ti aspetto qua Volevo dirtelo ma no, non ti ho avvisata E me ne resto da solo Con il mio orgoglio che uccide quello che voglio Sapendo che è una cazzotta”. Poi chiede l’inevitabile aiuto, dai vieni qua che ti racconto la mia storia, e lo fa davanti al pubblico e racconta le sue speranze, “quante notti bianco che ho fatto per la mia musica”. In realtà si rivolge alla sua ragazza o a una amica esprimendo il suo desiderio più grande: non siamo fatti per essere soli. Il suo disagio, la sua ammissione di essere fragili appaiono sincere, è davvero un gran bel testo, sicuramente candidato per la vittoria della critica, speriamo. Irma appare come la miglior promessa musicale italiana da molti anni a questa parte: “Non sono un uomo vissuto ma sono un uomo che vive Che si dimentica tutto ma si ricorda due rime Io che mi fermo a sentire l’odore di un libro nuovo Che poi non riesco a finire perché per tutto mi annoio Non sono fatto per te, non sono fatto per loro Non sono fatto per viverti né per stare da solo Con più gioielli di te ma meno classe Convinto che stare in strada non mi cambiasse Ma la vita non è un film, non c’è un lieto fine Nessun colpo di scena, nessuno divide”.



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