Zero Assoluto / “L’eliminazione? Non ci spaventa: ai concerti tutti cantano le nostre canzoni”, l’intervista esclusiva (Sanremo 2016)

- Angelo Oliva

L’eleminazione non mette in crisi gli Zero Assoluto che sportivamente l’accettano. Il nostro inviato a Sanremo ANGELO OLIVA li ha intervistati ecco cosa hanno detto

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Zero Assoluto

L’ultima sera del festival della canzone di Sanremo è appena iniziata e già le prime eliminazioni si affacciano all’orizzonte del mega schermo del teatro Ariston. A subire la sconfitta, la prima della serata, sono i Dear Jack, Neffa, Bluvertigo e Zero Assoluto. Riusciamo a raggiungere proprio gli Zero assoluto per chiedere un loro commento a caldo e capire i loro progetti post Festival. Con grande spirito e simpatia accettano di rispondere.

Ciao ragazzi. Come vi sentite in questo momento? Ve lo aspettavate di uscire dalla competizione?

Ma certo! Lo avevamo messo in conto. Dall’ultimo Festival al quale abbiamo partecipato è cambiato tutto. Pensa che ieri ero con un ragazzo, uno youtuber, e mi ha detto che ha un milione di follower. Noi ne abbiamo 30.000 però questa cosa non mi svilisce. Ormai dobbiamo confrontarci con un mondo diverso dal nostro. Ora devo consultare iTunes per capire come funziona il nostro brano oppure il disco.

Come nasce “Di me e di te”, il brano che avete portato al Festival? Pensato per il festival oppure decisione postuma?

E’ un pezzo che abbiamo scritto successivamente alla canzone “amore comune” di questa estate. Il brano era pronto per uscire come singolo. Poi, visto che il pezzo ci piaceva tanto, nel senso che aveva un tiro fico. Ci rappresentava molto in quello che volevamo fare e dire in quel momento L’abbiamo presentata alla commissione ed abbiamo aspettato. Non é una canzone creata per il festival. Paradossalmente meglio così. Qui ci scontriamo con dei mostri della musica e forse un pezzo non pensato per la competizione ci aiuterà nelle classifiche. E poi il Festival é un meccanismo in cui fai una settimana in cui ti uccidi d’interviste. E’ una promozione pazzesca. E poi il 18 febbraio esce il nuovo album.

L’avete detto voi. Il vostro nuovo lavoro uscirà il prossimo 18 febbraio e porterà il nome della canzone del Festival.

Infatti. “Di me e di te” esce il 18 febbraio. Adesso ci aspetta un’intensa promozioni in store e poi i live.

Quali “evoluzioni” troveremo in questo disco?

Direi molte. Questo disco ha due anime: un sound molto romano ed uno dove i suoni elettronici la fanno da padroni. Sicuramente il segreto é nella squadra di lavoro. Con l’amico Antonio Filippelli abbiamo ultimato il disco a Milano. Ci siamo meravigliati della produttività che abbiamo trovato a Milano, ti verrebbe voglia di trasferirti. Comunque il fatto che “di me e di te” ha il testo più lungo di tutte le canzoni di Sanremo mi fa sorridere. Certo l’inciso é molto lungo ma… ci piace vincere facile. Come le altre nove canzoni dell’album. Filippelli ha inserito idee nuove rispetto al nostro sound che spesso ci caratterizza, diciamo un po “romano”. Comunque abbiamo dieci singoli su dieci. Belle. Certo quando parlo di singoli intendo canzoni per me molto bello. Certo tu dirai che normalmente non scrivi canzoni che non ti piacciono. Pero fidati. Sono dieci singoli.

Da cosa, o come nasce il vostro “processo creativo”?

Il meccanismo è più difficoltoso perché siamo due. Di solito scriviamo di getto e iniziamo a litigare da subito – ridono – Poi piano piano ci ritroviamo cose che ci stupiscono. A volte a canzone finita diciamo: “Ma non è male”. Lo so. Siamo famosi per la lentezza nel fare musica, ma scrivere canzoni non è obbligatorio. E’ un piacere ed una necessità.

L’altra sera a Casa Sanremo le vostre canzoni le cantavano tutti.

Infatti. Quando facciamo un concerto tutti cantano le nostre canzoni e questo é il fine del nostro lavoro e la nostra soddisfazione.

Che ne dite di condurre il dopo festival il prossimo anno? In fondo arrivate dalla radio.

E continueremo a farla ma il “dopo Festival” forse è troppo.

Il titolo di una canzone di Sanremo che vi ricordate?

Magari scartando quest’anno… direi “Si può dare di più”.

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