Analisi / Testo canzone degli Stadio “Un giorno mi dirai”, Festival di Sanremo 2016

- Angelo Oliva

Gli Stadio, l’analisi del testo di ”Un giorno mi dirai”, la sua canzone per questo Festival di Sanremo 2016. Il commento di ANGELO OLIVA al brano in gara all’Ariston.

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Stadio

È la quinta volta che gli Stadio si presentano alla kermesse Sanremese. Con la canzone “Un giorno mi dirai” probabilmente Gaetano Curreri & Company qualche messaggio forte ed interessante lo vogliono inviare. In fondo, non è mai semplice analizzare il testo di una canzone del festival di Sanremo, anche perché spesso le stesse hanno bisogno di più ascolti per essere apprezzate oppure odiate od ignorate del tutto, ma cercherò di affrontare la situazione in maniera analitica. Ipotizzando ed immaginando una musica, una melodia ed una logica partendo dal solo testo. Il brano ha tutta l’aria di essere un messaggio per un ipotetico figlio/figlia, amico/amica o per una persona cara che non deve a tutti i costi essere una compagna/compagno di vita. La prima cosa che salta alla occhio é la poetica della canzone. Bella! Semplice ed efficace. Parole che reggono anche senza musica. Certamente sorrette da una melodia piacevole, alle quali gli Stadio, con oltre trent’anni di carriera e collaborazioni altrettanto importanti, ci hanno abituato a sentire. Ma entriamo nel dettaglio.

“Un giorno ti dirò Che ho rinunciato alla mia felicità per te E tu riderai, riderai, tu riderai di me”

Quante volte vi é capitato di parlare con una persona a voi cara e ricevere in cambio un’indifferenza disarmante. Spesso innocente. Alla quale non sempre si dà il giusto peso. Forse questa è il senso di questa frase molto forte, efficace. In poche righe é chiaro il messaggio che l’autore vuole inviare al suo ascoltatore. Un messaggio chiaro nel quale le parole “ti dirò” e “tu riderai” aprono e chiudono il senso di una vita intera.

Un giorno ti dirò Che ti volevo bene più di me E tu riderai, riderai, tu riderai di me”

Anche nella seconda strofa ci troviamo di fronte allo stesso concetto. Le parole cardini sono nuovamente “ti dirò” e “tu riderai”. A questo punto, come nella tradizione più classica della canzone italiana, si arriva al ritornello,  leggermente accennato, per introdurre l’ascoltatore al centro focale della canzone, il suo senso.

“E mi dirai che un padre Non deve piangere mai Non deve piangere mai” E mi dirai che un uomo Deve sapere difendersi…”

L’ascoltatore ha l’ampia scelta di immedesimarsi ed immaginare questo dialogo attraverso vari protagonisti: un figlio, Un amico, una compagna, etc.

Quante volte ci siamo trovati nell’imbarazzo di dover esprimere liberamente i nostri sentimenti? Quante volte volevamo piangere ma non l’abbiamo fatto per timore di essere feriti? Di sentirci fragili oppure deboli agli occhi di chi ci circonda? Forse questo é un modo per portare l’ascoltatore ad una sorta di “presa visione”: la vita ma vissuta nella sua interezza. Piangere, alla stessa stregua del gioire e ridere, hanno la medesima importanza. Fanno parte dell’essere umano, Delle sue debolezze, delle sue forze e dei suoi pregi. Sapersi difendere non è facile. Ma provarci È possibile.

“Un giorno ti dirò 

Che ho rinunciato agli occhi suoi per te

E tu non capirai, e mi chiederai… «perché»?”

Anche in questa parte della canzone torna l’amore. L’amore per qualcuno, L’amore per qualcosa, pure l’amore per un ideale al quale si rinuncia per qualcosa di più grande. Tu sai il perché, anche se chi ti sta vicino a volte non comprende.

“E mi dirai che un padre

Non deve piangere mai

Non deve arrendersi mai

Tu mi dirai che un uomo

Deve sapere proteggersi…”

A questo punto della canzone diventa chiaro il dialogo tra un padre ed una figlia. Una di quelle cose che capitano normalmente in una famiglia.

“Un giorno mi dirai

Che un uomo ti ha lasciata e che non sai

Più come fare a respirare, a continuare a vivere”

Quell’incontro/scontro tra generazioni. Le difficoltà a comprendersi, ma che con la stessa frequenza ed il tempo, spesso trovano un’incontro forte e formante.

“Io ti dirò che un uomo

Può anche sbagliare lo sai

Si può sbagliare lo sai

Ma che se era vero amore

È stato meglio comunque viverlo”

E come in tutte le storie di vita arriva il suggerimento, un consiglio. Quella mano tesa che un genitore dona ad una figlia.

“Ma tu non mi ascolterai

Già so che tu non mi capirai

E non mi crederai

Piangendo tu

Mi stringerai”

Una conclusione di certo non completamente positiva. Ma che lascia grandi ed ampi spazi di intesa futura. Proprio come accade normalmente nella vita vera.

Sono sicuro sarà una delle canzoni da tenere in considerazione per le prime posizioni nella classifica finale di questa edizione del festival di Sanremo 2016.

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