Analisi / Testo canzone di Enrico Ruggeri “Il primo amore non si scorda mai”, Festival di Sanremo 2016

- Claudia Cabrini

Enrico Ruggeri, l’analisi del testo di ”Il primo amore non si scorda mai”, la sua canzone per questo Festival di Sanremo 2016. Il commento di CLAUDIA CABRINI al brano in gara all’Ariston.

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Enrico Ruggeri

Il tipico testo da Festival di Sanremo, come ahimè ogni anno, sono solitamente due le cose di cui deve parlare per potersi dire tale. Meglio se mischiate insieme, ma non è questo il caso. Ad ogni modo, dicevamo, protagonisti dei testi del Festiva di Saremo anche quest’anno – e non troppo inaspettatamente – sembrano perciò saranno soprattutto: l’amore, e la rivoluzione. E anche i grandi ritorni, su palco e nella vita soprattutto, come quello tra gli altri degli Stadio ma anche dei Blue Vertigo e, non un gruppo ma in questo addirittura cantautore fra i più celebri in Italia… di Enrico Ruggeri, che la musica pare non voglia abbandonarla proprio mai e che, soprattutto, ha ancora voglia di rimettersi in gioco dopo già 2 edizioni del Festival di Sanremo vinte. Tre i suoi più grandi successi, ad oggi ancora famosissimi e cantanti in tutto il mondo: “Si può dare di più” del 1987 e di cui nessuno può dire di non conoscerne almeno il ritornello, “Mistero” del 1993 (e che no, non ha nulla a che fare col programma che Ruggeri ha presentato nelle precedenti edizioni su Italia 1) e “Contessa” del 1980. Sarà proprio lui, quest’anno, a presentare in gara una sua canzone – edizione Anyway Music, Joe & Joe e Nazionale Italiana Cantanti – dal titolo “Il Primo Amore Non Si Scorda Mai”. Un brano che, in realtà, veramente possiamo dire conquisterà gli ascoltatori perchè radiofonico al punto giusto, e non troppo smielato, come invece spesso si dimostrano le tracce in gara al Festival, anno dopo anno.

Inutile negare anche la veridicità di quanto narrato. Senza far esageratamente i poetici, possiamo forse tuttavia dire di aver scordato davvero il nostro primo amore? Se poi ci aggiungiamo che alcuni questo pare se lo siano anche sposato… direi che il puzzle è presto completato. Così, con bravura tecnica ma anche autorale, Enrico Ruggeri sembra si voglia prefiggere anche stavolta, in modo simpatico, intuitivo, emozionante e coinvolgente… di coinvolgere, per l’appunto, il grande pubblico tutto.

Siamo il prodotto di gioia e dolore, di segni che lascia la vita. Figli di sogni segreti perduti nel vento, innamorati di giorni d’amore magari nemmeno vissuti e nella memoria trasfigurati al sole” dice Enrico Ruggeri in Il Primo Amore Non Si Scorda Mai. E così, ancora una volta, conferma la teoria del voler cantare un qualcosa nel quale ci si possa immedesimare proprio tutti, con un tempo ritmato e mai banale, e con una caratterizzazione veramente particolare della struttura del testo stesso che, nonostante non presenti un ritornello tutt’al più scontato, riesce comunque a farsi ricordare e canticchiare nel tempo già a seguito di un paio d’ascolti soltanto. Connotazione decisamente non da poco per un brano in gara al Festival di Sanremo e, oserei, per un pezzo che di norma deve riuscir a sopravvivere almeno qualche mese nel marasma di un’industria musicale quale quella italiana certamente molto connessa al mondo radiofonico.

Una parte molto romantica e altrettanto rock allora, questa che Enrico Ruggeri pare voglia sfoggiare nei panni del veterano, sul palco dell’Ariston. D’altronde, si sa, non ci si può davvero definire rock se sotto ad una buona quantità di musica da applausi non si nasconda anche un po’ di leggerezza e di passione inaudita. Proprio quella che lo stesso Ruggeri ha infatti inserito nel testo del suo brano in gara, concludendo addirittura il pezzo con una strofa che felicemente auspica ad un ipotetico futuro grazie ad un rimembrante ed innamoratissimo passato. E, ultimo ma non meno importante, aggiunge: “Ma il primo amore non si scorda mai”. Un brano che merita davvero, per una voce non troppo ricca di estensione e ghirigori come quella di Ruggeri, ma che al tempo stesso può dirsi calda e coinvolgente per certo. Sicuramente pezzo capace di lasciare il segno. Personalmente, infatti, lo premierei con un bel 7.

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