Analisi / Testo canzone di Rocco Hunt “Wake Up”, Festival di Sanremo 2016

- Claudia Cabrini

Rocco Hunt, l’analisi del testo di ”Wake Hup”, la sua canzone per questo Festival di Sanremo 2016. Il commento di CLAUDIA CABRINI al brano in gara all’Ariston.

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Rocco Hunt

Prima di poter liberamente scrivere su questo testo di canzone del festival di Saremo 2016 quanto sto per scrivere, ammetto mi occorra qualche preambolo. Infatti vorrei specificare che amo il Sud quasi fosse casa mia, e che i miei amici di Milano mi chiamato la –  perdonate il francesismo – “terrona del Nord” proprio perchè tutto accetto tranne gli spocchiosi che guardano alla (dis)unione d’Italia con riluttanza. La mia migliore amica al Liceo era di Napoli, e a Napoli io c’ho anche lasciato il cuore, l’estate scorsa. Ma, e qui sì che inizia quanto vi stavo preannunciando, caro Rocco Hunt il tuo testo Wake Up (e per fortuna almeno il guagliù l’hai tolto dal titolo) mi fa veramente – per dirlo alla polentona – cadere i brac a tèrà. Cominciamo dal principio. Rocco Hunt, classe 1994, 21 anni a Novembre e di Salerno, è veramente un ragazzo simpatico. Ha conquistato il podio sul palco dell’Ariston nel 2014 e ha quindi vinto la gara dei Giovani di Sanremo con il brano Nu juorno buono conquistando con questo anche il Premio Emanuele Luzzati e il Premio Assomusica. E, lo ammetto, in quel caso penso la vittoria se la sia anche meritata. Il testo di Nu Juorno Buono era davvero ricco di spunti, e giustamente incitava chiunque capisse il dialetto stretto napoletano a prendere in mano la propria vita dando una svolta alla routine quotidiana per poter riscattare la propria terra dei fuochi nei confronti di un’Italia che troppo spesso ahimè la sottovaluta a prescindere senza valorizzarla quanto meriterebbe.

Tuttavia, stavolta Rocco Hunt parteciperà al Festival di Sanremo 2016 con una canzone sicuramente carina, ma soltanto dal punto di vista di un ascoltatore medio che se la sente passare in radio in un giorno di pioggia, a Milano, e con tanto di traffico e clacson che impazzano da ogni parte. Per qualsiasi ascoltatore invece medio, ma bensì un pochino atento a cò che qualcuno gli sta musicalmente propinando, credo purtroppo il giudizio non si possa molto discostare dal mio: canzone assolutamente banale e dal testo inutile, ‘che se presentasse solo la musica già sarebbe forse un pochino meglio. Tanto per rendere l’idea, vi cito di seguito le strofe più ricche ed interessanti del pezzo: “Fin quando avremo voce canteremo, chi lo fa in stanzetta e chi lo fa a Sanremo. Lo stipendio non arriva, tutti i mesi fa ritardo. Noi con la partita Iva, moriremo qua aspettando. E anche se sto paese mo cade a pezzi, o’ guvern’ vo’ semp’ e sold’ (il governo vuole sempre i soldi). E preghiamo ogni giorno sperando che per lavorare non amma ji o’ Nord (e preghiamo ogni giorno che per lavorare non dobbiamo andare al Nord)”.

Ora, non so, forse sono io, ma a me queste strofe mi sembrano tanto un “Devo cantare qualcosa di carino perchè sto per calcare il palco di Sanremo ma vado sul sicuro riempiendo il mio testo di frasi banali tanto per far polemica a man bassa e da quattro soldi, così almeno un po’ di moralismo lo riesco a fare e qualche attenzione in più me la danno”. Che dite, son troppo cattiva? Che poi, povero Rocco, non è lui da solo a scrivere i testi delle sue canzoni. Infatti gli autori sono stavolta Pagliarulo (cognome, per l’appunto di Rocco all’anagrafe) ma anche Benussi e Catanzaro. Insomma, mi spiace per Rocco che, come ho scritto qualche riga sopra, a me sta più che simpatico. E mi spiace anche per i suoi fan, perchè secondo me sono abitutati a sue canzoni decisamente migliori di questa. E mi dispiace anche per tutti quelli che come la mia amica Alessandra potrebbero pensare io stia criticando Rocco Hunt solo perchè non amo il profondo Sud (e chi mi conosce, ripeto, sa benissimo quanto io odi queste frasette che dopo più di 150 anni dall’unità del nostro Paese niente fanno se non che dividere e inasprire i confini inutilmente).

Io non ho proprio niente contro chi Rocco Hunt lo ama alla follia, nè tanto meno contro chi lo scorso anno mi ha finalmente fatto assaggiare la pizza più buona del mondo. Ma, lasciatemelo scrivere, Wake Up poteva, da titolo, essere veramente un monito interessante anche per un ascoltatore che magari il rap non lo ha mai seguito, o che Rocco Hunt non lo conosce. Spero di sbagliarmi ma credo, al contrario, stavolta Rocco Hunt abbia presentato al Festival un pezzo assolutamente insufficiente per i suoi canoni, e che ancora una volta potrebbe rischiare di dipingere la sua immagina di rapper nel modo più sbagliato possibile. Certo mai dire mai. Spero di sbagliarmi e per questo l’in bocca al lupo a Rocco non lo nego affatto. Lupo che dovrà fare i conti, per altro, anche con un appetitoso Clementino…

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