WERTHER DI MASSENET/ L’opera al cinema in diretta HD

- Giuseppe Pennisi

Questo  Werther di Jules Massenet differisce dalle impostazioni tradizionali, in cui il drame lyrique viene letto principalmente come una Literaturoper tardo romantica. GIUSEPPE PENNISI

jules-massenet_R439
Jules Massenet

Sono un melofilo appassionato, pronto a prendere un aereo per ascoltare e vedere una delle opere che più amo. Al tempo stesso, mi rendo conto che il settore appartiene al passato, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti mentre in Asia centrale ed orientale sono in costruzione ben 800 teatri per il teatro in musica occidentale  che per la fusione di dramma, canto, musica e danza è molto simile alle loro forme tradizionali. 

Per questo motivo penso che nell’avvenire mentre continueranno a fiorire i piccoli ed economici teatri  ‘di tradizione’ o ‘di provincia’, diminuirà, in Occidente (unica eccezione il mondo di cultura tedesca e la parte nordica. centrale ed orientale del Vecchio Continente ) il numero dei templi della lirica. Quindi, considero le ‘dirette in HD’ al cinema come una grande opportunità per vedere il meglio della produzione internazionale. Purtroppo, dopo tre stagioni, il distributore italiano ha smesso di portare il meglio della stagione del Metropolitan nel Belpaese. Abbiamo fortunatamente un distribuire coraggioso ed illuminato che ci porta spettacoli dalla Royal Opera House di Londra e da altri teatri (come l’Opéra di Parigi ed il Bolshoi di Mosca). Un’ottima occasione per gustare spettacoli di livello a prezzi bassi, e tali da attirare i giovani ed i pensionati.  

La ‘stagione’ HD del Royal Opera House di Londra si è chiusa il 27 giugno con Werter di Jules Massenet  diretto da Antonio Pappano, con la regia di Benoit Jacquot, le scene di Charles Edward, i costumi di Christian Jacques . I protagonisti :  Vittorio Grigolo, Joyce DiDonato, Jonathan Summers, David Bizic. La prossima stagione porterà da Londra ed in diretta,  in numerose sale italiane specialmente attrezzate: Norma (26 settembre), Così Fan Tutte (12 ottobre), Les Contes d’Hoffmann (15 novembre), Il Trovatore (31 gennaio), Madama Butterfly (30 marzo), Otello (28 giugno), oltre ad un nutrito programma di balletti.

Questo  Werther di Jules Massenet differisce dalle impostazioni tradizionali, in cui il drame lyrique viene letto principalmente come una Literaturoper tardo romantica, in quanto, attraverso una scenografia essenziale e giochi di luci e di colori, si sottolinea come nel 1893 (a quasi 120 anni di distanza dal romanzo epistolare di Goethe su cui è basato) Jules Massenet anticipi il simbolismo e l’espressionismo. 

Scene, costumi, luci e drammaturgia enfatizzano la solitudine di Werther e di Charlotte rispetto a tutti gli altri personaggi dell’azione scenica, la loro estraneità alla città stilizzata e piccola in cui si dipana la vicenda. Nel primo atto, ad esempio, il villaggio è presentato quasi come una prigione e nel secondo della piazza centrale si vede solo un muretto ed una scalinata sotto un cielo tra il blu scuro ed il plumbeo. 

Quasi nude la casa di Albert e Charlotte e la stanza di Werther  In questo contesto di solitudine ed alienazione Werther si ritira sempre più in un proprio mondo di poesia in cui Charlotte (che vede come un angelo, vergine e madre) rappresenta tutto ciò che egli desidera. Non è, però, abbastanza forte per combattere contro i vincoli della realtà effettuale della vita quotidiana ed i doveri che la giovane ha assunto sposando Albert (come promesso alla propria madre morente). Charlotte sopprime i propri sentimenti sino a quando Werther rompe tutte le barriere manifestando con sempre maggiore chiarezza il proprio percorso verso il suicidio. 

A differenza del romanzo epistolare di Goethe e di numerose produzioni dell’opera di Massenet, Pappano e Jacquot mettono in risalto le personalità di Charlotte, Albert e Sophie e la gretta società borghese che li circonda. Mentre il romanzo fa perno sul potere della poesia, il centro del drame lyrique è la potenza della musica. Werther e Charlotte si innamorano danzando ed il parlato che svela il rientro anticipato di Albert interrompe il sogno musicale del mondo della musica.

“I dolori del giovane Werther” di Goethe è un romanzo epistolare imperniato esclusivamente sui sentimenti. La sua pubblicazione, alla fine del Settecento, provocò un vero e proprio uragano in Europa perché interpretava lo spirito del tempo meglio di quanto scritto sino ad allora. Innescò anche numerose imitazioni come “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo. Lo sviluppo drammatico è quasi esclusivamente nelle crescente solitudine ed “ennui de vivre” del protagonista giovane aristocratico 23enne della Westfalia, innamorato della ventenne Charlotte , promessa sposa al suo migliore amico Albert (25 anni) poiché ciò è stato richiesto alla giovane dalla madre morente. 

Sempre più solo, Werther giunge al gesto estremo: suicidarsi con le pistole dategli dallo stesso Albert, consapevole della situazione. Goethe sviluppò in modo magistrale la dissonanza crescente tra la prestanza fisica, l’amore per la natura e i momenti di gioia del protagonista, da un lato, e la sua sempre più straziante disperazione. Nel romanzo, Charlotte non ha un vero e proprio sviluppo drammatico-psicologico: ama Werther ma deve sposare un altro perché così dicono le consuetudini del tempo e la parola data alla madre.

Pochi ricordano che il romanzo attirò quasi da subito autori di teatro in musica: già nel 1792 andava in scena un’opera di Kreutzer. Furono molto i musicisti italiani che trassero opere dal lavoro: Vincenza Pucitta (Venezia, 1802), Niccolò Benvenuti (Pisa , 1811), Roberto Gentili (Roma 1862). Non mancarono gli spagnoli , Eduardo Ximenes (Velancia , 1879). E naturalmente i tedeschi. Pochi di questi lavori sono oggi ricordati. L’unico sempre sulle scene è quello di Massenet. Ci volle una cooperativa di librettisti (Eduard Blau, Paul Millier, Geroges Hartmann) per permettere a Jules Massenet di farne un “dramme lyrique”, inizialmente rifiutato dai teatri francese, ma di successo in tutto il mondo dopo il trionfo a Vienna nel 1892. Più importante del libretto, peraltro fedele alla vicenda, è la scrittura orchestrale e vocale di Massenet ,specialmente nelle due arie di Werther sul tema del nesso tra l’uomo e la natura: in ambedue i casi, la natura è qualcosa di oggettivo (e di oggettivamente bello ed attraente) in cui il giovane proietta la propria tormentata vita interiore.

Nonostante si tratti di dramma in musica, molto francese e chiaramente agganciato all’inizio del Romanticismo,“Werther ha ancora grande successo in Italia. Nel 2007, ci furono ben tre differenti allestimenti. Uno a Roma (regia di Alberto Fassini ripresa da Joseph Francioni Lee), molto oleografico in cui si giustapponeva la solitudine di Werther (sino al passo estremo) a un ambiente bigotto descritto nei minimi particolari con scene grandiose e tradizionali. 

La direzione di Alain Lombard era lirica. Giuseppe Filianoti era un Werther fervido ed ardente. Accanto a lui Beatrice Uria Manzon, bella e passionale. Un secondo a Napoli, offriva un Werther stilizzato e sensuale, in cui i due protagonisti erano in scena già nella sinfonia. La regia di Decker e le scene di Gussman non erano descrittive ma allusive. L’accento poggiava sugli stati d’animo. A differenza di Filianoti (un bari-tenore dal repertorio già vastissimo), José Bros è specializzato nei ruoli “belcantistici”: il suo era un Werther struggente e dalla vocalità spericolata ma mai volgare. Non fu facile essere sexy (come voleva Decker) per Sonia Ganassi, la cui Charlotte giocava interamente sull’abilità vocale. Un terzo allestimento, innovativo e inconsueto, ci fu a Savona e Rovigo. Nel 2009, un “Werther” all’acquerello (con Filianoti nel ruolo del protagonista) si è visto al teatro Cilea di Reggio Calabria.

 

La produzione della Royal Opera House coglie bene lo spirito del lavoro di Massenet, Pappano dirige in modo impeccabile, sottolineando il sinfonismo in buca (non peraltro Wagner aveva lasciato il segno). Vittorio Grigolo (purtroppo raramente chiamato in Italia) è un protagonista perfetto; con un fisico attraente, un forte piglio erotico passionale, ed una voce abilissima in cui massa dal mezza voce all’acuto senza dar segno di alcuna difficoltà, è forse oggi l’unico al livello di José Carrera che all’inizio degli Anni Settanta proprio a Londra diede corpo ad un Werther da manuale. Joyce Di Donato , che debuttava nel ruolo, riesce a sviluppare molto bene un ruolo che richiederebbe due mezzosoprani: uno leggero e lirico nei primi due atti per dare vita ad una fanciulla perbene, gentile ed ingenua e nel secondo atto (è passato un anno) ad una donna travolta dalla passione e dall’eros ma anche incapace di tradire il proprio marito.

Un grande spettacolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori