OPERA/ “Così fan tutte” a Salisburgo: un regista si ripensa

- Giuseppe Pennisi

Continuano gli appuntamenti del festival di Salisburgo. GIUSEPPE PENNISI ci parla della nuova edizione del classico dell’opera Così fan tutte, ecco di cosa si tratta

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Ottavio Dantone

Così fan tutte è, per Salisburgo, come ‘la pasta à pummarola’ a Napoli. Solamente al Festival Estivo, dal 1922 ad oggi, è stata messa in scena 45 volte. Occorre aggiungere le edizioni presentate, con frequenza, nella stagione lirica del Landestheatre, quelle al teatro delle marionette e quelle in teatri minori. 

E’ opera conosciutissima in tutto il mondo. Anche per questo motivo è stata ambientata nei contesti più diversi: citando a memoria le produzioni viste dal vostro chroniqueur, la si è vista ambientata nelle terme romane prima dell’eruzione del Vesuvio a Pompei (Roma, teatro dell’Opera), nei giardini cinesi e persiani (due differenti edizioni a Aix-en-Provence), nell’Eritrea colonia italiana (ancora a Aix-en-Provence), nella contemporaneità stile Armani (vari teatri), alla Francia pre-rivoluzionaria del Marchese de Sade (Bologna), nella Francia pre-rivoluzionaria del dolce vivere; come una graziosa oleografia partenopea vista da turisti (Metropolitane), un loft di restauratori di quadri settecenteschi (Berlino), una spiaggia (Parma), una Napoli molto sexy (Macerata) e via discorrendo.

Non tutte queste edizioni hanno colto che la principale difficoltà di realizzazione (sia scenica sia musicale) consiste nel fatto che, mentre la prima parte è brillante ed ironica, la seconda è un’amara riflessione sul genere umano in cui ciascuno è, simultaneamente, infedele e geloso.

E’ un opera teatralissima concepita per il piccolo ma elegante Burgtheater di Vienna (oggi adibito per lo più alla prosa); quindi mal si presta a edizioni in forma di concerto come quella vista ed ascoltata lo scorso maggio al termine della stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Nel 2013, a Salisburgo ero stato deluso dalla regia di Sven Eric-Bechtolf che con i suoi collaboratori (Rolf Glittenberg per le scene e Marianne Glittenberg per i costumi) avevano collocato l’azione in un ricco ed elegante giardino d’inverno di fine settecento, rendendola l’opera leggiadra ma privandola della sua crudeltà. Di livello invece la parte musicale concertata da Christoph Eschenbach.

Avevo dubbi se andare a vedere la nuova regia di Sven Eric-Bechtolf, autore anche delle scene, con i costumi di Mark Bouman. Tanto più che la messa in scena non era nella Haus für Mozart (una sala di normali proporzioni) ma nella enorme Felsenretschule, l’enorme cavallerizza del Principe-Cardinale che governava Salisburgo.

Sven Eric-Bechtolf ha concepito di nuovo lo spettacolo ed ne ha fatto una bella e ingegnosa messa in scena. Al centro del palcoscenico, con l’ausilio unicamente di scene dipende si svolge l’azione principale, ma coro e comparse nei lati del palcoscenico e nei ordini di palchi da dove (ai tempi del Principe-Cardinale) l’aristocrazia ammirava gli esercizi ginnici, gli affiliati alla loggia massonica “Zur Wohltätigkeit” (Alla Beneficenza) a cui apparteneva il compositore, assistono all’intreccio.

Don Alfonso è certamente uno dei capi della loggia: illuminista, razionalista. Lo sono anche (ma senza troppa convinzione i due ragazzi (Guglielmo e Ferrando). Non lo sono – alle donne non era consentito esserlo in Austria e Baviera –  Fiordiligi e Dorabella. La drammaturgia , quindi, non riguarda solo i doppi tradimenti, ma il contrasto tra la simmetria teatrale e, per molti aspetti anche musicale, e la vera e propria esplosione di affetti (ed anche di ormoni), contro le aspettative razionali di Don Alfonso, nel gioco di tradimenti da lui architetto.  Un’interpretazione geniale, ed in linea con Mozart: are quali Come scoglio Un’aura amorosa trasudano di sentimento e di eros. E la stessa cameriera Despina suggerisce a Fiordiligi e Dorabella di far l’amor come assassine.

Ottavio Dantone ha offerto una splendida concertazione, piena di sfumatura e di tinte. Ha seguito il testo integrale dell’opera (circa quattro ore con una mezz’ora d’intervallo tra la prima e la seconda parte, mentre spesso vengono tagliati o scorciati i recitativi, per essenziali alla comprensione drammaturgica e musicale del lavoro. In buca l’orchestra del Mozarteum; il coro è quello dell’opera di Vienna. Ottimi anche come attori i sei cantanti: Julia Kleiter, Angela Brower, Martina Janková, Mauro Peter , Alessio Arduini e Michael Volle.

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