OKKERVIL RIVER/ “Away” disco dell’anno? L’intervista a Wll Sheff

- Lorenzo Randazzo

Agiudicare dall’entusiasmo con cui è stato ricevuto dai fan e dalal critica, il nuovo degli Okkervil River si candida a disco dell’anno. LORENZO RANDAZZO ha parlato con Will Sheff

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Will Sheff

Il nuovo disco degli Okkervil River, Away è un album stupendo, particolarmente ispirato e che ha svelato un nuovo volto della band statunitense. Si scrive Okkervil River ma in realtà si dovrebbe leggere Will Sheff & friends, ovvero il nome del fondatore, leader e anima del gruppo. Per saperne di più ho avuto il piacere di intervistare proprio Will Sheff e sono emersi alcuni aspetti interessanti su chi siano gli Okkervil River davvero, su com’è nato l’ultimo album e del ruolo nella band di Jonathan Meiburg (Shearwater) che di fatto non si è mai allontanato realmente da Will. Gli Okkervil River sono vivi ma chissà ancora per quanto… Nel frattempo godiamoci l’ottimo Away.

In Away sono cambiati parecchi musicisti. Il titolo della canzone Okkervil River RIP (Riposa in Pace) significa che i “vecchi” Okkervil River sono morti oppure hai in mente che gli Okkervil River siano destinati a morire?
Quando stavo registrando queste canzoni non pensavo affatto che fossero per un album degli Okkervil River. Non ero nemmeno sicuro che stessi facendo qualcosa destinato alla pubblicazione. Ho messo insieme alcune sessioni con l’intuizione che qualcosa di buono potesse venire fuori, ma quello era davvero il solo pensiero che avevo. Non ero nemmeno sicuro se gli Okkervil River fossero ancora vivi o morti o se volessi che gli Okkervil River vivessero o morissero. Stavo solo lavorando su delle buone sensazioni, alcune delle quali ricollegabili agli Okkervil River.

Chi sono gli Okkervil River oggi? Tu sei l’unico membro fin dall’inizio, giusto?
Ho fondato gli Okkervil River nel 1998 con i miei compagni di scuola Zachary Thomas e Seth Warren-Crow. Avrei voluto che fossimo una band come i Beatles dove ognuno di noi scrivesse canzoni e ognuno di noi le cantasse. Invece sono finito per essere l’unica persona con del materiale e che poi lo cantasse pure. Zachary ha lasciato gli Okkervil River per mettere in piedi una famiglia e Seth ha lasciato perché la sua futura moglie si stava spostando in California e voleva stare con lei. A quel punto ho aggiunto dei nuovi musicisti ma alla fine anche alcuni di loro hanno lasciato per ragioni simili, tipo metter su famiglia, fare carriera solista o dedicarsi a lavori a tempo pieno. Ho capito col tempo che gli Okkervil River in realtà sono un progetto che riguarda me e un numero allargato di persone, tra cui familiari e amici, che ho coinvolto di volta in volta. Al momento pertanto gli Okkervil River sono rappresentati da me stesso, il mio caro amico Cully Symington (il secondo dopo di me che da più tempo milita nella band attualmente), un incredibile chitarrista che si chiama Will Graefe, un brillante bassista di nome Benjamin Lazar Davis e una stupenda tastierista Sarah Pedinotti.

Hai diretto il video della canzone Okkervil River RIP. Nella prima parte hai voluto rappresentare il risveglio e l’attività mattutina del prete che si prepara a celebrare il tuo funerale. Perché hai scelto questo punto di vista insolito? E poi quanto è stato strano filmare il tuo funerale? 

Ho voluto che il video avesse a che fare con il concetto della morte ma non ho voluto focalizzarmi sul corpo, ho voluto piuttosto concentrarmi sulle persone ancora in vita il cui compito è quello di celebrare il corpo, di seppellirlo e che iniziassero a provare un senso di assenza del defunto. Molte persone mi hanno chiesto se fosse stato strano trovarsi in una bara e la risposta è stata “not really”.  Non c’era molta differenza rispetto ad essere sdraiati su di un letto. Temevo fosse strano filmare me stesso disteso in una bara perché avevo paura che questa visione potesse disturbare i miei genitori. Personalmente credo che la morte sia una cosa stupenda e che sia una parte importante della vita. Non sono ancora pronto a morire ma non vedo la morte come una cosa negativa. 

Frontman in heaven è il passaggio successivo di Okkervil River RIP? Ti vedi in paradiso dopo la morte?  

Okkervil River RIP e Frontman in Heaven sono assolutamente legate tra di loro. Sono come dei cugini. Non penso di credere al concetto tradizionale di paradiso e certamente non credo nell’esistenza dell’inferno. Ad ogni modo credo che ci sia qualcosa di davvero bello che ci aspetta dopo la morte e penso che ci andrò come chiunque altro.

 

Faccio fatica a smettere di ascoltare Away, credo che sia davvero un album stupendo.  Le canzoni del disco sono state scritte tutte nello stesso periodo? Raccontami come è nato l’album.
Grazie! Per primo ho scritto The Industry, circa un anno prima delle altre canzoni e credo che sia quella la ragione per cui la canzone ha un tono un po’ più amaro delle altre. Per quanto riguarda gli altri pezzi, ne ho scritti sei durante lo stesso periodo quando ero a Catskills nello stato di New York e poi ne ho scritti altre due un anno dopo nello stesso posto. In realtà ho scritto e registrato una ventina di canzoni in totale, le nove di Away sono state scelte perché mi sembrava potessero funzionare bene insieme, ma ci sono altre canzoni che mi piacciono molto provenienti dalle stesse sessioni. Il punto era di fare qualcosa che personalmente credevo fosse bello e che esprimesse davvero le mie intenzioni a prescindere che potesse piacere o meno alla gente.

A giudicare dalla durata dei brani sembra quasi che per Away tu abbia voluto lasciar scorrere le canzoni senza alcuna intenzione di fermarle. Mi sbaglio?

In passato credo di aver limitato me stesso nella lunghezza delle canzoni pensando che l’attenzione delle persone potesse non durare a lungo. Con Away invece ho fatto solo quello che ho voluto, senza necessariamente limitare o tagliare le canzoni portandole a sanguinare fino alla morte. Le canzoni sembravano fatte apposta nell’avere la lunghezza che hanno pertanto ho mantenuto questa naturalezza. Poiché molte di loro sono state suonate dal vivo con una buona dose di improvvisazione, puoi sentire i musicisti perseguire il loro viaggio musicale e credo che se avessi modificato troppo le canzoni questo aspetto si sarebbe perso. Volevo fare qualcosa che venisse suonato in maniera naturale, nell’insieme piacevole, e che si prendesse tutto il tempo necessario. 

Nostalgia, anche se in misura minore di The Silver Gymnasium e un senso di solitudine, sono i sentimenti che provo ascoltando l’album. Erano queste le emozioni che volevi trasmettere con la tua musica?
Credo che con The Silver Gymnasium l’obiettivo dichiarato fosse quello di creare un senso di nostalgia, pertanto era certamente voluto. Con Away non so se avessi la consapevolezza di trasmettere emozioni legate alla nostalgia. Credo di essere stato molto connesso con la realtà presente, ma talvolta anche nel presente si può trovare sé stessi assorti a pensare a qualcosa che si è perso.  Ho notato che qualche volta le persone descrivono le miei canzoni come tristi o nostalgiche o che io abbia l’intenzione di commuovere gli ascoltatori o cose del genere… in realtà non lo penso affatto. Quello che invece cerco di fare è di sensibilizzare le persone aiutandole nel loro processo di maturazione dei sentimenti che a volte possono essere opprimenti. Spero invece che la mia musica abbia, alla fine, un’influenza curativa o calmante.

 

Spesso le influenze musicali dipendono dal contesto in cui si trova un’artista e dalla musica che ascolta. Sebbene la tua musica sia assolutamente unica, di tanto in tanto ascoltandoti ritrovo Neil Young e gli America come rimando diretto. Invece con Away estenderei a David Bowie e a Mark Kozelek (Sun Kil Moon). Vado troppo lontano con la mia immaginazione?

David Bowie è da sempre una delle mie più grandi influenze, sebbene io sia più spesso orientato a strutture lineari rispetto a quanto abbia fatto lui (comunque ascolta in quante delle sue canzoni ha utilizzato una chitarra acustica a 12 corde, anche nelle ultime!). Pertanto lui è sempre con me sebbene non abbia pensato a lui così tanto durante questo album. Anche Neil Young lo ammiro da sempre, in particolare adoro il suo modo rilassato con cui si approccia alla fase registrazione di un disco, è da sempre una fonte di ispirazione per me. Di Kozelek ammiro il modo con cui riesce ad esprimersi con estrema libertà in questi ultimi anni, una cosa che è sempre più diffusa nei giorni nostri e che sento in molti nuovi dischi rock. Per quanto riguarda gli America mi viene in mente una cosa divertente: in realtà non ho mai scelto di ascoltarli ma sono cresciuto ascoltando la musica di una radio “Soft Rock” e la prima musica che ascoltavo da ragazzo erano proprio pezzi degli America, Dan Fogelberg, Loggins e Messina. Pertanto per me quella musica è da sempre qualcosa di familiare.

Anche Jonathan Meiburg (Shearwater) e Jonathan Wilson hanno dato il loro contributo a questo album. Com’è stato lavorare con Wilson e com’è stato tornare a collaborare con Meiburg ?
Da sempre mi piace lavorare con Jonathan Meiburg. Occasionalmente sento gente dire di come lui “abbia lasciato la band” o come a loro piacciano solo gli album in cui è presente Jonathan… la verità è che Jonathan è presente in ogni singolo album degli Okkervil River compresi I Am Very Far e The Silver Gymnasium. Jonathan ed io abbiamo trascorso molti anni formativi insieme e le nostre menti musicali interagivano tra di loro in un modo che era difficile da separare. Spesso dico alle persone che mi porto dietro una miniatura di Jonathan nella mia mente che consulto (o con cui discuto o ignoro) sulle miei decisioni musicali, e credo che lo stesso possa essere vero per lui. Per quanto riguarda Jonathan Wilson, avevo il sogno di averlo al mixaggio di Away ben prima che avessi registrato una sola nota del disco, pertanto sono stato più che felice quando dopo averlo contattato lui ha accettato. Lavorare con Jonathan è stato davvero un piacere. In assoluto lui è stato una delle persone più “musicali” che abbia mai incontrato, il tipo di persona che fa vibrare la musica nell’aria quando passa in una stanza. Ha colto integralmente ed esattamente il tipo di vibrazione che stavo cercando: non ne abbiamo quasi mai dovuto parlare e in ogni occasione il suo contributo è stato azzeccato al primo colpo.

Ho trovato curioso che tu abbia inciso nel 2013 The Silver Gymnasium anche in musicassetta (ma nel pacchetto nostalgia era perfetto)! Ne hai vendute davvero delle copie? Ho visto che nel vostro sito è ancora in vendita a 8 dollari.

Credo di averne vendute un buon numero ma sono la persona più sbagliata a cui chiedere il numero esatto di copie vendute.

 

Hai inciso una vostra versione della canzone Candle on the water per il remake del film per bambini “Il Drago Invisibile” ancora al cinema in questi giorni. Si tratta di una cover che eseguivate già oppure la produzione della Walt Disney ha chiesto una vostra interpretazione? Il mio amico David Lowery ha diretto il film e per questo motivo ci è stato chiesto di fare una cover della canzone. Ho utilizzato più o meno la stessa band di Away così come anche l’approccio alla canzone è stato lo stesso: voci dal vivo, prima o seconda versione. La reazione a questa canzone è stata interessante perché la nostra musica non è solitamente rivolta ad un pubblico della Disney che credo siano persone più vicine alla sonorità di cantanti “raffinati” e di produzioni alla Idina Menzel. Ho voluto fare una canzone più in stile “Harvest”, raschiando alcuni effetti patinati e cercando di tirare fuori tutta l’emozione. Nella canzone ci sono parecchi cambi di accordi ed è presente una sorta di crudezza perché nella versione originale si canta del marito di lei che è via in guerra. È una canzone molto amata dai veterani e dalle famiglie dei militari. Credo che la nostra versione sia venuta molto bene.

Hai fondato gli Okkervil River quasi venti anni fa e hai pubblicato ben 8 album di inediti. Per quanto siate strepitosi dal vivo eppure ancora non hai pubblicato un album live…

Se dovessi mai fare un album dal vivo vorrei che fosse davvero ottimo. È certamente un qualcosa che vorrò fare prima o poi.

 

L’ultima volta in Italia è stato nel 2008 e in quell’occasione avete suonato prima dei Black Keys. Non è prevista alcuna data in Italia nel prossimo tour europeo, quando tornerete? Spero di vederti presto!

Si ricordo, lo spettacolo dei Black Keys è stato divertente e loro sono davvero simpatici. Come italo americano con parenti a Poggio Moiano vicino a Roma, assolutamente adoro esibirmi in Italia. Il pubblico è stupendo ed è totalmente preso e coinvolto nello spettacolo. Torneremo prima che passi troppo tempo. Grazie!

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