ANALISI/ Testo canzone di Fiorella Mannoia, “Che sia bendetta”: semplice e profondo, racconta della Vita, Festival di Sanremo 2017

- Marcella Manghi

Fiorella Mannoia, l’analisi del testo di “Che sia benedetta”, il pezzo con cui gareggia al Festival di Sanremo 2017 tra i “big”: un brano dedicato alla vita, il commento di MARCELLA MANGHI

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Fiorella Mannoia (la presse)

Fiorella – la favorita, la benedetta dal pronostico di questo Sanremo 2017 – decide di partire con un profilo basso. La cantante esordisce con umiltà: “Ho sbagliato tante volte nella vita – Chissà quante volte ancora sbaglierò – … quante volte ho chiesto scusa e quante no”. Chi canta è una donna navigata, che nemmeno si vergogna dell’età (la Mannoia ha già superato i sessanta da qualche anno): “Quante volte ho rovesciato la clessidra”, e nello stesso tempo è consapevole del significato del tempo “Questo tempo non è sabbia”. Al settimo verso arriva il grido al Cielo: “Che sia benedetta”. Sottinteso: la Vita.

Per quanto incoerente, assurda e complessa sia, dalla cantante la vita viene definita perfetta. Perfetta. Roba da scandalo. “Dobbiamo imparare a tenerla stretta” aggiunge e lo ripeterà altre due volte. Fiorella, dopo aver difeso la vita, osa e va oltre: “Siamo eterno … c’è un Dio e non ci abbandona”. E per sugellare, un riecheggio di Padre nostro: “Che sia fatta adesso la sua volontà”. L’intelligenza umana vede fino a un certo punto: “Quante volte condanniamo questa vita illudendoci d’averla già capita”. Siamo a metà canzone, ma già si potrebbe dire Amen. Sì, perché in questa prima parte c’è già tutto. Un testo sfacciatamente ardito per Sanremo; sicuramente un qualcosa di più del solito piagnisteo dell’amante abbandonato che si lamenta dell’esistenza. Dopo il ritornello, la cantante si rivolge a un ascoltatore, che potrebbe essere ciascuno di noi: A chi trova se stesso nel proprio coraggio, a chi ogni giorno comincia il suo viaggio, chi lotta e sopporta il dolore, chi ha perso tutto e riparte da zero, chi resta da solo, chi dona l’amore. Ci siamo dentro tutti.

Nel finale, così come nell’inizio, il profilo resta basso: “Qui nessuno è diverso nessuno è migliore”. Il ritornello “Che sia benedetta” in chiusura ribadisce l’esaltazione della vita. La rima benedetta/perfetta/tenerla stretta ne sottolinea ancora di più dignità e preziosità. Nel complesso, il testo è semplice. Vero, semplice e molto profondo. Vedremo se verrà anche condiviso. I tempi son duri per Fiorella, da questo punto di vista. Detto da chi l’ha apprezzato, mi auguro che la Vita le dia ragione.



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