SANREMO 2017/ Seconda serata, le nuove proposte e i primi verdetti: Bianca Atzei in “zona rossa”

- Walter Muto

Seconda serata dell’edizione 2017 del Festival di Sanremo, i primi verdetti: Bianca Atzei a sorpresa nella “zona rossa”. Il commento della serata di WALTER MUTO

sanremo_2017_conti_de_filippi
Immagine dal web

Eccoci, dopo un inutile prefestival che tutto fa meno che divertire, alle 20,50 Carlo Conti scende la scala. Si entra sorprendentemente subito in medias res con la gara dei giovani ed inizia Marianne Mirage. La presentazione dell’artista (che fa tanto talent show) mi permette di dirvi che arrivo a questa serata senza aver ascoltato le canzoni delle nuove proposte – che era possibile ascoltare in anticipo – e quindi metto le cuffie per un ascolto migliore e si parte. La melodia resta nell’ambito di una terza minore per troppo tempo per rendere interessante la piccola apertura in maggiore del ritornello. Niente di notevole mi pare. 

Velocemente si passa alla seconda nuova proposta, Francesco Guasti e la sua Universo. Il giro armonico è quello di decine di “four-chords-song”, la melodia ha uno sviluppo più ampio, ma la pochezza armonica è uno scoglio importante, la voce vorrebbe graffiare, ma non ci riesce. Arriva Braschi, attacco in minore con una ritmica piuttosto interessante, fra Fabi e Bersani e voce alla Cremonini. Il giro armonico della strofa è storto, ma i quattro accordi sono quelli della canzone precedente. Il ritornello va in maggiore, ma la solfa non cambia. Il periodare quasi recitato del testo nelle strofe mi risulta fastidioso. Ultima delle nuove proposte, Leonardo Lamacchia. Beh, qui lo sviluppo del testo sembra un filo più interessante (delle altre tre non sono riuscito a seguire bene le storie); ed anche il ritornello che parte su un ostinato di due note, poi si apre e Leonardo canta bene, leggero e intonato, convincente.

Per me è lui la cosa migliore finora, anche di alcuni dei big (…) che ho sentito ieri sera. Veloce televoto e vengono eliminati Braschi e Marianne Mirage, il toscano e il pugliese si abbracciano e si va in pubblicità. 

L’illusionista Hiroki Hara precede uno sketch patetico in cui Maria De Filippi vende gadget con la figurina di Carlo Conti. Due tre minuti buttati alle ortiche, completamente inutili. Prima big In gara è Bianca Atzei con un pezzo di Francesco Silvestre, che altri non è che Kekko dei Modà. E ce la si immagina effettivamente cantata da lui. La chiamerei ‘canzone tipicamente sanremese’: prima strofa intima, ritornello che spinge, seconda strofa che cresce e di nuovo ritornello. Canzone ben strutturata, forse un po’ scontata nel finale, vocalità non irresistibile, tema un po’ scontatello.

Masini-hipster si appoggia sulla vena compositiva di Zibba, vediamo. Pare far fatica a seguire il flow del testo nelle strofe, ma il pezzo è piuttosto convincente e nel ritornello quando spinge la voce graffia e spacca, un insolito intervallo del riff a ottave del pianoforte risulta intrigante e riuscito. Entra Totti, piacevole e simpatico, e conclude presentando in maniera divertente Nesli e Alice Paba. Ma questi sono big? Beh, sentiamo. Attacca il fratello di Fabri Fibra e poi la ragazza. Strofa scandita, ma cantata, non rappata, e ritornello piuttosto banale fra tu, più e blu e imbarazzante per l’intonazione fra i due. Gran leva sul sentimento, ma per me niente di che. Secondo la legge che chi vince Amici diventa automaticamente big di Sanremo arriva Sergio Silvestri, ascoltiamo la canzone.

Non che il ragazzone manchi di voce, ma sarà l’emozione, saranno gli ascolti, la performance vocale non mi esalta e la canzone di per sé sembra un po’ un centone di altre tre o quattro. Nell’ultimo ritornello vola un po’ più in alto, ma perché ha un coro pseudo-gospel di otto persone a fare background e scenografia? Che si voglia favorire qualcuno rispetto ad altri? Se il televoto è vero, possibile vincitore. Pubblicità. 

Arriva Salvatore Nicotra, che ha lavorato 40 anni al Comune di Catania che non è mai stato assente un solo giorno dal lavoro. Tirata di Maria sulla disoccupazione in Italia e del signor Nicotra sul rispetto per il lavoro.Verso le dieci e cinque arriva Gigi D’Alessio, che non si è neanche fatto la barba, e canta una delle sue tipiche. Troppo tipica per un giudizio. E via con la copertina di Crozza che nei panni del presidente della Repubblica immagina di dare l’incarico di governo ai due presentatori e fa un appello decisamente poco credibile alla procreazione. È il momento di Michele Bravi e la prima ballata in tre della serata (se non mi sbaglio). Ci risiamo, i quattro accordi sono tornati e non cambiano fino alla sospensione finale, la melodia non è male ma il timbro vocale è quanto meno irritante. 22 e 30, chiacchierata con Francesco Totti, che si chiude simpaticamente con la scelta della sua canzone di Sanremo: Povia, er piccione. Simpatico siparietto ma troppo lungo, quindici minuti, dai quali appare poi Paola Turci. Fatti bella per te ha un piglio decisamente rock, con un riffone vocale – uo ooo ooo – alla U2 o giù di lì, la vocalità è corposa, lo sappiamo, ma quando spinge in alto perde un po’ di precisione. Un po’ ripetitivo lo slogan-ritornello.

E spazio a Robbie Williams, super ospite che esegue dal vivo il suo brano super pop, somigliando vagamente a Crozza con i capelli e preda nel timbro vocale di un po’ di EltonJohnite. Maria De Filippi rimedia un bacio in bocca e lancia la pubblicità. Ci avviciniamo alle undici. 

Al rientro arriva Francesco Gabbani che ha vinto le nuove proposte l’anno passato, e in effetti ci fa chiedere se non abbia portato la stessa canzone. Occidentali’s Karma getta un po’ di colore sul palco dell’Ariston mescolando la filosofia dell’occidente ad una reminiscenza di Salirò di Silvestri montata sul giro di Sky Full of Stars dei Coldplay andata a male e cantata in un villaggio Alpitour. Sicuro grande successo radiofonico. 

Quello che resta del carisma di Giorgia appare in qualità di ospite e canta prima la sua canzone attuale – trascurabile – per poi riscattarsi (parzialmente, perché qualche calatina la manifesta anche lei) con un medley delle sue sanremesi, E poi, Come saprei Di sole e d’azzurro. Queste sono melodie: confrontatele con tutte quelle sentite stasera e non ci sarà gara. 

Nono big è Michele Zarrillo che presenta una canzone piuttosto malinconica in 6/8 (tipo Gente di mare, per intenderci, ma in minore) a metà fra Nek e i Nomadi, con un tentativo di impennata finale forse un po’ presuntuosa. Il siparietto chiacchierata-suonata di basso di Keanu Reeves ci porta verso la mezzanotte e Chiara Galiazzo. Nessun posto è casa mia è la decima canzone in gara, come si diceva una volta. La voce tutto sommato c’è, con il suo stile un po’ lamentoso, la canzone è nostalgia pure, Mauro Pagani che l’ha arrangiata non mi pare essersi sforzato granché. Il brano tutto sommato funziona ma resta un po’ lì. Giudizio sospeso. Raige e Giulia Luzi mettono insieme mondi diversissimi per un brano di cui francamente non resta niente. 

Arrivano sul palco Brignano, Insinna e Cirilli a portare un po’ di caciara romana e, dopo pubblicità e tg breve, l’attrice Sveva Alviti permette di lanciare la prossima fiction RAI su Dalida. Rocco Tanica in mezzo ai giornalisti, terza allungata di brodo di cui non si sentiva la necessità quando il sonno fa pesantemente capolino. Un’altra pausa pubblicitaria prima di sapere finalmente l’esito delle votazioni, dieci minuti prima dell’una. Restano al palo e rischiano l’eliminazione Bianca Atzei, Raige e Giulia Luzi e Nesli e Alice Paba. Tutti gli altri domani canteranno le cover, quelli a rischio ricanteranno il loro inedito. Bene, è ora del meritato riposo.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori