LES RITALS/ L’opera del migrante (italiano)

- Giuseppe Pennisi

Tra le iniziative programmate per i settanta anni dalle firma del Trattato di Roma, ce ne è una apparentemente piccola ma di grande rilievo musicale, politico e sociale. GIUSEPPE PENNISI

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Migranti italiani

Tra le iniziative programmate per i settanta anni dalle firma del Trattato di Roma, ce ne è una apparentemente piccola ma di grande rilievo musicale, politico e sociale. La sera del 25 Marzo, nella Sala Sinopoli al Parco della Musica a Roma verrà eseguita Les Ritals, una cantata scenica in un’introduzione e due parti di Luciano Bellini, didatta (del Conservatorio dell’Aquila), pianista, direttore d’orchestra e compositore. Les Ritals è il nomignolo leggermente spregiativo che veniva attribuito ai migranti italiani che, in base ad un accordo di alcuni anni prima, si recavano in Belgio nelle miniere di carbone.

Oggi dimentichiamo che l’Italia che firmò i trattati europei era un Paese povero di emigrazione netta: 400.000 uomini, donne e bambini lasciarono la Patria proprio nel 1957 in cerca di un avvenire migliore. Quelli che si recarono nel Belgio non solo diedero un contributo essenziale all’industria europea del carbone e dell’acciaio ma vi lasciarono sovente il loro sangue: nella solo tragedia di Mancinelle, alla metà degli anni settanta, perirono 136 minatori italiani. 

Les Ritals non è l’unica opera musicale dedicata all’emigrazione italiana; si pensi ad esempio ad Ellis Island di Giovanni Sollima che ha debuttato nel 2002 al Teatro Massimo di Palermo oppure a “Italiani all’opera!” un docu-film di Franco Brogi Taviani del 2011, che ripercorre la storia dell’emigrazione italiana in Argentina – dalle prime emigrazioni dell’Ottocento fino ai giorni nostri – attraverso il viaggio, oggi, di un giovane cantante lirico in cerca di fortuna.

Les Ritals ha però una particolarità. E’ forse la prima in ordine temporale. E’ stata composta nel 1999 ed ha avuto diverse rappresentazioni in Italia (L’Aquila, Roma, Perugia, Firenze, Chieti, Pescara) e all’estero (Charleroi) per non citare che le principali. In secondo luogo, si è via via sviluppata ed ampliata da un lavoro cameristico, ad una ‘cantata drammatica’ per orchestra sinfonica, voci recitanti, un soprano, un tenore, tre cori; il libretto è stato ampliato – ad esempio, l’ultima versione (che si vedrà a Roma ) non riguarda unicamente i migranti italiani ma tutti i migranti e termina con un quadro incentrato sul bimbo Ayal siriano morto arrivando alla costa turca) e la cui foto ha fatto il giro del mondo.

Infine – ed è forse questo il suo aspetto più innovativo – il libretto è composto da testi originali, brani di lettere, pensieri, poesie a tratti recitati a tratti cantati, scritti dai migranti italiani medesimi degli anni cinquanta e sessanta; un libretto di atmosfere (speranza di una vita migliore, nostalgia, delusioni, dolore, rabbia anche allegria, lotta e rassegnazione, momenti di amicizia e solidarietà).

Interessante la partitura: una struttura tonale incorpora ed amalgama elementi di musica popolare e folcloristica, di pop e qualche cenno di rock. Le parti cantate sono declamati che si sciolgono in ampi ariosi. Bellini ha composti altri lavori musicali a carattere sociale (ad esempio Shoa, La Memoria, La Speranza e la Vita– e . come spesso accade, è conosciuto più all’estero che in Italia.

A Roma Les Ritals verrà eseguito in forma di cantata come inizialmente concepito, ma in Belgio ci sono state rappresentazioni quasi semi-sceniche utilizzando foto dell’epoca come elementi scenici ed immagini.

In occasione dell’esecuzione romana esce il disco dell’opera. Dirige e concerta Luciano Bellini l’orchestra sinfonica del Conservatorio Casella dell’Aquila, la corale aquilana e la Schola Cantorum S.Sisto sono diretti da Rosalba Di Marco , Carmine Colangeli e Giulio Gianfelice. I cantati sono Antonella Cesari (soprano) e Nando Citarella (tenore) e le voci recitanti Maria Cristina Di Nicola e Armando De Ceccon.

Un lavoro da non perdere.

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