JASON MCNIFF/ “Rain Dries Your Eyes”: per le strade di Soho

- Paolo Vites

Jason McNiff, nonostante la giovane età, reincarna perfettamente i grandi maestri della stagione del folk revival inglese e americana. Una doppi antologia per conoscerlo. PAOLO VITES

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Jason McNiff

Se girate con attenzione per le strade di Soho, l’antico quartiere bohémienne di Londra, forse un erede di Nick Drake, Davey Graham o Ralph McTell finirete per trovarlo. Potrebbe essere Jason McNiff, anche se non sappiamo se la bella foto in copertina del suo disco sia stata scattata proprio per quelle strade. Il fatto è che, a fronte di tanta musica spazzatura, finto rock o pseudo pop che arriva dal Regno Unito (ma la situazione ormai è uguale in tutto il mondo) ci sono ancora dei coraggiosi, amanti di quella stagione formidabile che fu il folk revival inglese fra la fine anni 60 e i primi 70, qualche anno dopo quella americana. 

Jason è uno di questi. Una carriera quasi ventennale, cominciata con ill disco di esordio del 2000 “Off the Rails” che lo ha portato a farsi conoscere anche in Italia, dove si è esibito spesso, l’ultima volta lo scorso inverno insieme a un’altra coraggiosa che vive il suo stesso sogno, la bravissima Emma Tricca (i due hanno anche inciso un bellissimo ep insieme, “Southern Star”).

Esce adesso una raccolta su doppio cd, “Rain Dries Your Eyes” che raccoglie il meglio di questa lunga carriera.

E’ un piacere e un grande conforto lasciarsi cullare da arpeggi delicati di chitarre acustiche, una voce molto dylnaniana, e una serie di canzoni che hanno il passo confidenziale dello stesso Dylan, di Cohen, di Paul Simon e degli autori prima citati. I brani tratti dal suo terzo disco, “Another Man” del 2006, godono di un accompagnamento strumentale più corposo, quello di una vera band, ma la sostanza non cambia. 

Ci sono poi alcune chicche: Nobody’s Son, il brano che intitolava il suo secondo disco, è stata reincisa con Emma Tricca alla voce, più quattro pezzi inediti (Cairo, Sun Comes Up, Marry Him e Sicily, scritta dopo un tour nella nostra isola).

McNiff è anche un ottimo chitarrista, bravo nel fingerpicking e che azzarda accordature coraggiose e capace anche di spingersi a usare una rara chitarra di fabbricazione spagnola. Canzoni oscure di ubriachezza e omicidio, le ha definite un critico inglese, qualcosa che ci fa tornare alla mente perché abbiamo amato la musica in prima istanza: per quel tono confidenziale che sa portare a galla quelle emozioni che da soli non sapremmo esprimere. Il doppio cd contiene un bel libretto con note a ogni singola canzone dello stesso autore.

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