“Ieri ho sgozzato mio figlio” / Video e analisi del testo: Vasco Rossi gioca con denuncia e ironia

- Paolo Vites

Al concertone di Modena, Vasco Rossi ha intenzione di tirare fuori dai cassetti anche brani ormai dimenticati da quasi tutti, come Ieri ho sgozzato mio figlio, ecco di cosa parla

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Vasco Rossi

“Ieri ho sgozzato mio figlio”, analisi del testo e video

Con Colpa d’Alfredo dell’anno precedente Vasco Rossi aveva dimostrato di essere non l’esile e insicuro cantautore degli esordi, ma un rocker tutto tondo. Il disco successivo, “Siamo solo noi” è quello della prima consacrazione, non ancora di massa, ma di reputazione come avanguardia rock in un paese, l’Italia, che ne ha sempre masticato poco. Non a caso il disco contiene uno dei suoi massimi inni generazionali, il brano che intitola il disco stesso, “Siamo solo noi”. Un rocker crudo e duro, con un brano punk non solo musicalmente, ma anche liricamente: Ieri ho sgozzato mio figlio, che la casa discografica, per paura di censure e denunce, sulla copertina intitola Ieri ho sg. mio figlio, un titolo che per intero era stato giudicato troppo “immorale”. Siamo in Italia, e non siamo abituati a chi, come Jim Morrison, già nel 1967 cantava “madre voglio s…rti, padre voglio ucciderti”).

La Primavera bussa alle porte: / entra dalle finestre / si infila sotto le gon e / delle donne / La Primavera mette scompiglio / ieri ho sgozzato mio figlio / è stato uno sbaglio / credevo fosse un coniglio!

Come sempre Vasco Rossi gioca con denuncia e ironia, mettendo sullo stesso piano apparentemente senza significato belle ragazze e un crimine atroce, che ovviamente è metaforico. A parte quella che forse, non ricordiamo quei tempi così lontani, era una denuncia sociale, perché, lo vediamo oggi, quanti massacri si consumano nell’ambito familiare, qua Vasco “sta uccidendo” il bene più importante di una famiglia, il figlio, e così facendo sta “uccidendo la famiglia” stessa, anni prima che divenisse un dato di fatto codificato anche dalle leggi dello stato. Vasco, profeticamente, annunciava la morte della famiglia già più di trent’anni fa. Di chi la colpa? Di noi stessi, sembra voler dire.

La Primavera ormai è dappertutto / si struscia come un gatto / contro i piedi del letto / e sono già agitato, sono già agitato, sono già agitato. .tutto!

La Primavera è solo un dispetto un richiamo perfett  un ottimo abbaglio… …e poi è già l’Inverno (ah!)

Una strofa questa qua sopra che invece rimanda al suo disagio conosciuto, l’incapacità di vivere serenamente il presente, il malessere che lo perseguita, l’agitazione che lo costringe a usare certe sostanze. Poi il finale urlato, punk e rabbioso, che fa di questo brano qualcosa di unico nel catalogo del musicista, raramente proposto dal vivo, e che a Modena risorgerà, possiamo immaginare con che violenza sonora.

ieri ho sgozzato mio figlio / è stato uno sbaglio, è stato uno sbaglio eh! credevo fosse un coniglio! / — ieri ho sgozzato mio figlio / — credevo fosse un coniglio / credevo fosse un. /  — ieri ho sgozzato mio figlio / — credevo fosse un coniglio / giuro, giuro!

CREDEVO FOSSE UN CONIGLIO!

“Ieri ho sgozzato mio figlio”, il video



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