MADAMA BUTTERFLY/ La forza segreta dello spettacolo inaugurale del Meeting

- Walter Gatti

Oggi prende il via il Meeting di Rimini 2017, che ha scelto uno spettacolo inaugurale davvero particolare e con una forza segreta. Ce ne parla WALTER GATTI

Madama_Butterfly_Meeting
Un momento della rappresentazione

“Un memorabile incontro artistico tra diverse e lontane eredità musicali, un momento di abbraccio tra cultura italiana e cultura cinese. Un’unione creatrice che avviene sotto il segno – come dice l’anima stessa del Meeting – dell’amicizia tra i popoli: ecco la forza segreta di questo spettacolo inaugurale”. Otello Cenci da lunghissimi anni è l’anima del cartellone degli spettacoli del Meeting di Rimini: è lui, che negli anni scorsi ha portato sul palcoscenico riminese grandi pagine della letteratura e del teatro (basti ricordare il Miguel Manara di Oscar Milosz e La Straniera tratta dai Cori della Rocca di Eliot…..), e che quest’anno parla della serata inaugurale del 38° Meeting, la Madama Butterfly di Giacomo Puccini, con l’attenzione che si rende necessaria alle occasioni speciali. E in effetti il capolavoro di Puccini che apre il Meeting questa sera (Arena Spettacoli UnipolSai D3, Fiera di Rimini, ore 21:45) è sicuramente una proposta unica, irripetibile. Ma cosa rende speciale questa serata inaugurale? Da un lato vicende storico-artistiche. Dall’altro le caratteristiche della messa in-scena. Vediamole nel dettaglio.

La vicenda narrata Storia di tragicità senza pari, la Madama Butterfly narra l’amore impossibile tra una giovane geisha, Cio-Cio-San (che in giapponese vuol dire proprio “signora Farfalla”) e il baldanzoso ufficiale Benjamin Franklin Pinkerton, americano di bell’aspetto sbarcato da una nave nel grande porto di Nagasaki. Quello che per l’ufficiale statunitense è poco più di un divertimento goduto all’insegna del contratto a termine, per Cio-Cio-San è l’amore che segna la vita: lui riparte dopo pochi mesi, lei partorisce un figlio e attende il ritorno del fascinoso ufficiale. Il ritorno a Nagasaki di Pinkerton in effetti avviene tre anni dopo, ma porta al tragico finale: Cio-Cio-San si toglie la vita quando scopre che l’ufficiale è accompagnato da una moglie americana, Kate, ed è venuto solo per riprendersi il figlio di quella relazione “temporanea” (allora ammessa nei costumi taciti degli scambi commerciali). Per il suicidio, la giovane usa il pugnale di suo padre, sulla cui lama compare la scritta “chi non può vivere con onore, deve morire con onore”. E mentre Pinkerton accorre sulla scena della tragedia, cala il sipario.

Storia e fascinazione L’amore disperato di Cio-Cio-San nasce sulla base di un racconto (Madama Butterfly, appunto) dell’autore americano John Luther Long (1861-1927) pubblicato nel 1898, basato su racconti verbali della sorella, missionaria in Giappone, riferiti a vicende “verosimili” di “matrimoni momentanei” tra americani e donne giapponesi. Nell’ambito dei rapporti tra marinari degli States e giovanissime del luogo nell’epoca in cui il porto di Nagasaki era il più importante approdo commerciale dell’Oceano Pacifico, era infatti accettato una sorta di matrimonio che poteva essere rescisso dopo pochi mesi, secondo antiche consuetudini giapponesi. Alcuni storici ritrovano addirittura nei fatti narrati le vicende di persone precise, con nomi e cognomi, ma la cosa non è mai stata effettivamente riscontrata. 

In ogni caso, il racconto di Long fu trasformato in una piece dal drammaturgo americano David Belasco (1853-1931), lavoro che andò in scena in prima rappresentazione a New York nel marzo del 1900. Erano tempi senza aerei e senza web, ma questo non impedì a Puccini di venire a conoscenza del successo del dramma e di vederlo in scena a Londra già nell’estate dello stesso anno. Il musicista di Lucca ne fu così emozionato da convincersi in brevissimo tempo a chiedere ai librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica (insieme i due hanno scritto tutte le più importanti opere di Puccini) di trasformare il dramma in un libretto d’opera. «Ne sono preso completamente», ebbe a scrivere Puccini nei suoi diari: merito appunto di quella storia intensa e tragica di seduzione, amore e abbandono tra la geisha l’ufficiale e di tutte le suggestioni ed emozioni drammatiche che era in grado di suscitare. 

Fischi e rivincita Ben nota ai melomani è la travagliata vicenda dell’accoglienza destinata all’opera: fischi e mugugni – l’inattaccabile Giulio Ricordi, editore di Puccini, riportò sconsolato che la prima alla Scala del 17 febbraio 1904 fu accolta da un’ondata di “grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate” – e critiche impietose sembravano stroncare sul nascere il dramma, severamente giudicato anche da Arturo Toscanini. Ma Puccini (all’epoca 46enne) aveva fiuto per le grandi storie edun successo incredibile accolse così la riproposizione della Madama Butterfly al Teatro di Brescia (24 maggio 1904): in soli due mesi il compositore riuscì cocciutamente ad apportare quelle modifiche (lunghezza del dramma, suddivisione in tre atti invece che in due, inclusione di alcune nuove arie) che portarono l’opera a superare il successo delle tre produzioni precedenti, Manon Lescaut, La Bohème e Tosca. La storia successiva è ben nota, con la stabile permanenza di quest’opera nell’elenco dei capolavori della lirica d’ogni tempo. Curiosamente Riccardo Chailly ha riproposto la prima versione della Madama alla prima della Scala del 2016. Risultato: 16 minuti di applausi a dimostrazione che Puccini, anche nella prima partitura di questa sua creatura artistica, aveva centrato il segno.

Tra Oriente e Occidente Ma l’opera del compositore di Lucca aveva un tema che permetteva di leggere oltre la tragedia, rappresentando un’epoca e parlando anche all’oggi. Il dissidio insuperabile tra Cio-Cio-San e Pinkerton rappresentava sottaciuto le differenze tra mondi e tradizioni, tra continenti e culture, tra Ovest e Oriente, tra lentezze e velocità, tra attesa e fuga, tra onore e superficialità. Ed ecco allora il motivo della proposta del Meeting di questo capolavoro della lirica dove una delle più importanti compagnie mondiali rilegge tutte queste differenze in una coraggiosa operazione di sintesi visto che a portare a Rimini il capolavoro pucciniano è il Teatro dell’Opera Nazionale Cinese (CNOH, China National Opera House), la maggiore realtà artistica dell’Estremo Oriente. Il CNOH è un colosso artistico-culturale nato nel 1952, che comprende una troupe operistica, un coro, un’orchestra sinfonica, un centro di progettazione e realizzazione scenografica; in oltre 50 anni di vita ha portato in scena in patria e nei maggiori teatri lirici del mondo tutte le più grandi opere liriche della tradizione occidentale, dalla Traviata al Rigoletto, dal Tannhauser alla Carmen. 

Saranno Yao Hong (soprano) e Li Shuang (tenore) a dare voce e presenza scenica ai due protagonisti in quella che si presenta già come una delle serate inaugurali più ricche ed emozionanti per il Meeting per l’Amicizia tra i Popoli. A dirigere l’orchestra sarà il maestro Yang Yang, direttore di eccezionale esperienza internazionale (Deutsches Symphonie Orchester di Berlino, Orchestra Filarmonica di Roma, Verona Opera House, Cannes Symphony Orchestra….) e con collaborazioni con musicisti di primo piano come Gidon Kremer, Lynn Harrel, Lang Lang, Sabine Meyer. 

A coronare il tutto ci sarà la presenza dell’ambasciatore cinese in Italia, Li Ruiyo, che sarà in prima fila alla serata-concerto. Nel Meeting della forza creativa dell’eredità e del dialogo, anche questo è segno di un inesorabile cammino di incontro tra le culture.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori