SALISBURGO/ Macron “battuto” da Martha Argerich e Daniel Barenboim

- Giuseppe Pennisi

Tutti i numeri di un successo: al festival di Salisburgo in una settimana 260mila spettatori e un utile di quasi 30 milioni di euro. Ma c’è ancora spazio per la musica… GIUSEPPE PENNISI

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Martha Argerich

Il festival estivo di Salisburgo è terminato il 30 agosto. In sei settimane, e con un contributo pubblico complessivo di 12,8 milioni ed un bilancio complessivo di circa 60 milioni di euro, ha macinato utili per 29,9 milioni (al lordo delle tasse e delle imposte), ha avuto oltre 260.000 spettatori paganti (a fronte di oltre mezzo milione di richieste di biglietti), provenienti da 79 nazioni (di cui 40 extra-europee): i prezzi dei biglietti variano tra i 450 ed i 15 euro a posto (oltre la metà al di sotto dei cento euro). Sono state effettuate 195 rappresentazioni in 15 differenti luoghi di spettacolo.

In una settimana a Salisburgo, ho inviato corrispondenze su quattro delle cinque opere presentate in forma scenica (altre cinque sono stato proposta o in forma di concerto o in forma scenica) ed ho anche ascoltato due concerti: uno per solisti ed uno per orchestra sinfonica. La tendenza a privilegiare le opere dipende dal fatto che sono spettacoli che vengono replicati e ripresi spesso in un circuito internazionale, mentre i concerti sono in gran misura eventi unici ed irrepetibili.

Ho assistito ad un piccolissimo campione della vastissima offerta di concerti: il 23 agosto al concerto per solisti di due maggiori e più noti pianisti viventi, Martha Argerich e Daniel Barenboim, ed il 25 agosto al concerto del Gustav Mahler Jugenderorchester diretta da Ingo Metzmacher e con la partecipazione del pianista Jean-Yves Thibaudet. Due concerti molto differenti.

Al primo, i due anziani pianisti sono entrati nell’affollatissima Grosses Festspielhaus, tenendosi per mano come fossero, fratello e sorella. Quella parte del pubblico che aveva rivoltato le spalle al palcoscenico per applaudire il Presidente Francese Emmanuel Macron (che si considera un pianista di qualità), presente nel palco centrale con la première dame gli ha subito voltato le spalle per scoppiare in un’ovazione – nonostante le enormi dimensioni della sala il concerto era ‘tutto esaurito’ da mesi.

La prima parte del concerto componeva una sonata di Mozart per due pianoforti (la KV 448) e sei studi di Schumann in forma di canone (op.56). La seconda tutta imperniata su Debussy (En blanc et noir e la trascrizione de La Merper due pianoforti). Quindi, tardo settecento e primo ottocento nella prima parte del concerto, e novecento nella seconda. Debussy (trascrizione per due pianoforti de Le Prelude à l’Après midi d’un Faune ) nel bis offerto, a grande richiesta, al termine del concerto. Due impressioni; enorme perizia tecnica , ma la scelta del brano di Mozart forse inadeguata perché eccessivamente scolastico. Il brano suonato con maggiore passione (trasmessa al pubblico) è stato quello scelto per il bis,

Profondamente differente il secondo concerto imperniato tutto sul novecento: Schoenberg (tre brani di musica da film, per un film programmato ma non realizzato, a ragione delle vicende politiche nella Germania del 1934), Gershwin (concerto per piano e orchestra in fa maggiore), Bartók (il mandarino meraviglioso)  e Ravel (suite No 2 del balletto Daphi e Chloé). La  Jugenderorchester, Jean-Yves Thibaudet e Ingo Metzmacher hanno confermato, nella Felsenreitschule, il loro altissimo livello e entusiasmato un pubblico, con una forte presenza giovanile.

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