L’EVENTO/ I Pink Floyd vanno all’Opera (di Roma)

- Giuseppe Pennisi

Un balletto impostato sulle musiche celeberrime del gruppo rock dei Pink Floyd, ma non è una novità. Questa volta si distingue per una coreografia di grande bellezza. GIUSEPPE PENNISI

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Foto Yasuko Kageyama

Chi si ricorda dei Pink Floyd, uno dei maggiori gruppi musicali rock degli anni sessanta? Nel corso di una lunga e travagliata carriera, il gruppo è riuscito a riscrivere le tendenze musicali della propria epoca, diventando uno dei più importanti della storia. Dedicatisi inizialmente alla musica psichedelica ed allo space rock, si sono successivamente specializzati nel rock progressivo, caratterizzato da una coerente ricerca filosofica, esperimenti sonori, grafiche innovative e spettacolari concerti. Una stima effettuata nel 2008 afferma che hanno venduto 250 milioni di dischi, di cui 75 milioni negli Stati Uniti. Per festeggiare i 50 anni di carriera della band, nel 2016 la Royal Mail britannica ha prodotto una serie di 10 francobolli dedicati ai migliori album del gruppo.

Del gruppo iniziale di cinque giovani (nel 1965) oggi ne sopravvivano solamente tre. Anziani e non in grande salute, non hanno potuto essere presenti alle vere e proprie ovazioni tributate, il 28 gennaio, alle loro canzoni nel paludato Teatro dell’Opera di Roma in occasione della ripresa del Pink Floyd Ballet.

Non è uno spettacolo nuovo; a Roma se ne è vista un’edizione alcuni anni fa nella stagione estiva alla Terme di Caracalla. Nacque nel 1972 a Marsiglia, al Palazzo dello Sport; davanti ad una folla in delirio, il gruppo, collocato su un palco dominante la scena, suonò in una nube di fumogeno, mentre al di sotto dei musicisti i ballerini, in accademica uniforme bianca, fornivano un contrappunto coreografico alle canzoni prescelte. L’idea iniziale era stata della figlia, allora decenne, del grande coreografo Roland Petit, il quale, dopo un’esperienza amara all’Opéra de Paris, aveva accettato l’invito di Marsiglia di creare nella città mediterranea una compagnia di balletto di grande livello. 

La bambina, appassionata dei Pink Floyd, aveva chiesto al padre di coreografarne le canzoni. Petit contattò il gruppo, scelse con loro le canzoni e ne risultò un balletto in quattro movimenti con uno gioco di luci estremamente raffinato. Dal 1972 ad oggi ha girato in tutto il mondo, a volte con i Pink Floyd che cantavano dal vivo, molto più spesso con le canzoni su nastro registrato (come al Teatro dell’Opera di Roma.

E’ coreografia di grande bellezza e che richiede anche notevoli qualità atletiche. Nello spettacolo domina la parte visiva. Tuttavia la musica dei Pink Floyd vive ancora, non solo grazie ai ricordi dei coetanei (o quasi) del gruppo ma anche allo loro influenza su musica contemporanea come quella dei Nine Inch Nails, dei Dream Theater e dei Porcupine Tree.

Il virtuosismo dei ballerini ha una grande presa sul pubblico anche perché il Pink Floyd Ballet è la seconda parte di un programma complessivo intitolato Soirée Français nella cui prima parte è stato presentato un altro balletto, raffinatissimo ma non acrobatico, firmato da Serge Lifar – Suite en Blanc, su musica di uno dei protagonisti del romanticismo francese. Èdouard Lalo, di cui si rappresenta ancora spesso (soprattutto in Francia ) l’opera Le Roi de Lys. Al pari del Pink Floyd Ballet, in Suite en Blanc – in cui danza la direttrice del corpo di ballo, Eleonora Abbagnato – non c’è un intreccio , ma esclusivamente coreografia. I ballerini sono rigorosamente in bianco e danzano su un fondale nero  sulle dolcissime note di Lalo.

Grande meritato successo.

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