Jovanotti, bufera su video in Eritrea/ Quirico, “l’Asmara del cantante è distorta e parziale, quindi falsa”

Il giornalista de La Stampa Domenico Quirico si scaglia contro il nuovo video di Jovanotti girato nella capitale dell’Eritrea dandone una immagine distorta e falsa

28.11.2018 - Paolo Vites
Video Jovanotti in Eritrea
Jovanotti nel video "Chiaro di Luna" in Eritrea (YouTube, 2018)

Lo avevamo scritto anche noi, modestamente, recensendo il nuovo video di Jovanotti, “Chiaro di luna”, ma se a dirlo è anche Domenico Quirico, illustre penna de La Stampa, inviato di guerra, sequestrato e poi liberato dall’Isis in Siria alcuni anni fa, allora vale la pena di riprendere la questione. Il nuovo video di Jovanotti è vergognoso. Girato ad Asmara, capitale dell’Eritrea, fa apparire quel paese come i viaggi di Razzi in Corea del Nord, paese che il politico ha definito più volte libero, democratico, ricco, pacifico. Evidentemente Jovanotti per le sue riprese si è affidato all’agenzia turistica del governo eritreo, che gli ha fatto vedere solo quello che volevano loro, o a essere maliziosi è stato sovvenzionato da Salvini che vuol far passare, come dice Quirico, i tantissimi eritrei che fuggono dal loro paese come degli annoiati ragazzotti che vogliono farsi le vacanze in Italia: Asmara “è scenario di eventi che scatenano reazioni, umori, rifiuti, pregiudizi e giudizi: migrazioni che molti vorrebbero declinare e liquidare come animalesche transumanze, fanatismi, palpiti di società civile, gioventù divise tra rassegnazione e rivoluzione, modernità e regimi corrotti e implacabili” dice il giornalista. Nel video del cantante romano appaiono invece ragazzi felici che se la spassano al bar, tramonti infuocati tra belle casette, ragazze sessualmente eccitanti. Dice ancora Quirico: È un luogo, l’Eritrea, da cui migliaia di giovani – che nel video di Jovanotti appaiono “indaffarati in lustre e amorevoli melibee” – tentano in tutti i modi di scappare per diventare, come sappiamo bene, “viandanti senza diritti”. L’Eritrea in realtà, si legge ma lo sanno tutte le persone informate, è il paese africano dove i diritti umani sono più disprezzati, dove il servizio militare può durare anche tutta la vita, dove contestatori, ma anche famiglie che vogliono fuggire, vengono rinchiusi in container abbandonati sotto il sole cocente a morire, dove l’accesso ai giornalisti ma anche alle organizzazioni umanitarie è completamente vietato. Dice Quirico: Su scrittori e cantanti “incombe una responsabilità morale, gratificante ma onerosa, tener conto delle conseguenze che emozioni e messaggi trasmettono”, attacca Quirico. E questo al di là dell’argomento anche “leggero” che trattano.

LA FALSA ERITREA DI JOVANOTTI

Anzi, precisa il giornalista de La Stampa, “questo legame etico pesa ancor più se i temi sono superficiali. Il video di Jovanotti sarà cliccato da centinaia di migliaia di persone, ragazzi soprattutto, il suo pubblico abituale”. E’ una immagine “distorta, parziale quindi falsa e servirà a a ingrossare, in questa epoca pericolosamente superficiale, il numero di coloro che, a torto, sostengono che gli africani stanno benissimo a casa loro e non hanno alcuna ragione per venire a turbare la pace di chi sta, per sua fortuna, dall’altra parte del mare”. Ha criticato il video anche il Coordinamento Eritrea democratica, la forza di opposizione al regime: “Bellissimo il suo filmato. Peccato che descriva, o quanto meno, suggerisca una immagine ingannevole dell’Eritrea perché il problema vero da cui fuggono gli eritrei è la dittatura, molto prima e più della guerra”. Patetica la risposta di Jovanotti a Quirico: “Il mio video è una storia d’ amore, non vuole essere innocuo, al contrario vuole evocare il più potente dei sentimenti e metterlo al servizio dell’empatia tra gli esseri umani”. Si appella al disco di Paul Simon Graceland registrato in Sudafrica durante l’apartheid dicendo che “non sollevava alcun problema”, ma non è vero. Solo il fatto che vi partecipassero musicisti sudafricani era una coraggiosa presa di posizione, la possibilità per artisti censurati dal governo di apparire in un disco di cui tutto il mondo avrebbe parlato, per non dire dell’uso di musiche africane, cosa che Jovanotti probabilmente non conosce affatto.



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