Dori Ghezzi/ “Io e Fabrizio De André eravamo una cosa sola. Dio? Aveva una visione spirituale dell’esistenza”

A vent’anni dalla sua morte un nuovo libro su Fabrizio De André

28.12.2018 - Paolo Vites
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Fabrizio De André

Fra poco più di una settimana, l’11 gennaio, saranno vent’anni esatti dalla scomparsa di Fabrizio De André, considerato il massimo cantautore italiano. Morto a soli 59 anni per un tumore, la moglie Dori Ghezzi lo ricorda oggi in una intervista al quotidiano La Verità. L’occasione è data anche dal libro  I vinti e futuri vincitori da lei scritto con la collaborazione della Fondazione Fabrizio De André: “Il rischio era che un lettore, per quanto fan, potesse dire: un altro libro su De André?” dice, aggiungendo che lo scopo del libro è “consegnare a coloro che lo hanno amato, apprezzandone il percorso artistico e umano, un ritratto illuminato da un’ altra angolazione. Svelando l’origine di alcuni contenuti delle sue canzoni”. Un libro che più che la storia del marito scomparso è una analisi di alcuni suoi testi, quelli, dice Dori Ghezzi, dove lui cantava degli ultimi, degli emarginati, del potere, dell’anarchia, della guerra. Ai testi originali sono stati aggiunti commenti dello stesso cantautore.

SALVINI E BEPPE GRILLO

A proposito di Salvini, che tempo fa dichiarò di essere cresciuto ascoltando De André, Dori GHezzi commenta che “Viste le sue pubblicizzate frequentazioni di ultrà pregiudicati, direi che è una persona che crede di poter dire e fare di tutto, che con i suoi gesti vuole trasmettere un’ immagine decisionista, ripetendo come un mantra “me ne frego”. Il suo ego sarà il suo tallone d’ Achille”. Aggiungendo a proposito del M5S che a Beppe Grillo è sfuggita di mano la sua creatura, “ evidenziando i limiti di un gruppo dirigente inadeguato allo scopo”. Avrebbe dovuto allearsi con Bersani e guidare l’Italia da sinistra, commenta. A proposito della loro vita personale, la vedova dice come ognuno dei due rispettasse i “propri cassetti segreti”: “Eravamo una cosa sola e se ci siamo sposati è stato perché è stato Fabrizio a volerlo, ma eravamo due entità distinte che camminavano a fianco”. Simbolo dell’anarchia e dell’ateismo, De André “aveva comunque una visione spirituale dell’esistenza”, spiega in conclusione dell’intervista. 



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