MARY GAUTHIER/ “Rifles & Rosary Beads”: le ferite dei veterani di guerra in un disco

- Lorenzo Randazzo

I veterani di guerra americani dopo aver servito il paese vengono dimenticati da tutti, molti i suicidi ogni anno. Mary Gauthier ha fatto un disco dedicato a loro. LORENZO RANDAZZO

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Mary Gauthier

Sebbene recentemente sia passato da 140 a 280 caratteri, sin dalla sua nascita Twitter costringe i suoi utilizzatori a condensare i pensieri in poche parole. “Mercy Now. Words matter. Truth exists. New Record: Rifles & Rosary Beads (co-written w/ Veterans)”: questo è il concentrato di parole scelto da Mary Gauthier, artista di New Orleans tra le più apprezzate nel sottobosco folk rock, come descrizione e sintesi del suo profilo Twitter. 

La Gauthier non è mai stata al fronte ma sin dalla nascita ha vissuto al fronte della vita: l’abbandono in fasce, l’adozione, la fuga, la droga e l’alcol “I drink”. E poi ancora il ritrovamento e il rifiuto di conoscere la madre naturale “March 11, 1962”. La prima canzone a 35 anni e la liberazione grazie alla musica con l’album “Mercy Now” dove la Gauthier cerca il perdono e si riconcilia con il mondo.

In questi giorni  ha pubblicato per l’italiana Appaloosa Records il suo settimo album, Rifles & Rosary Beds, fucili e grani del rosario. Un album scritto su e con i Veterani di guerra in Iraq, un disco che dà voce ai reduci che hanno messo a disposizione la loro vita per dedicarla alla Patria, che hanno avuto la vita salva ma che hanno perduto se stessi. Impegnati negli anni su tanti fronti e tutti così lontani dal loro Paese, una volta a casa i soldati si vedono costretti a curare ferite non inferte da armi da fuoco. 

Il numero complessivo dei veterani in America è di circa venti milioni ovvero quasi il 10% della popolazione adulta, ma il dato davvero allarmante è che “ogni giorno in media 22 veterani commettono un suicidio”. Presa coscienza di questa tragedia, per la realizzazione dell’album Mary Gauthier ha collaborato con SongwritingWith:Soldiers, una organizzazione non profit che “Serve quelli che hanno servito noi”. Fondata nel 2012 da Darden Smith e Mary Judd l’ente fornisce un supporto ai reduci grazie ad un loro coinvolgimento nel processo di scrittura delle canzoni: “Abbiamo trovato questa cosa potente che porta speranza alle persone ferite così sono veramente guardate e consapevoli che non sono sole”. 

Ci sono vite che in qualche maniera possono essere salvate proprio grazie alla musica, alla canzone e al suo processo compositivo. Conforto, terapia, cura del dolore, per la Gauthier questo progetto “è diventato una chiamata, il mio lavoro di songwriter è di trovare cose che un’anima ha bisogno di dire”. Com’è stato per lei in passato “La scrittura mi ha salvata” così può essere anche per altri: “Credo che le migliori canzoni siano in grado di rendere l’invisibile visibile, di descrivere l’ineffabile, di creare risonanza di modo che le persone, incluse chi le scrive, non si sentano sole”.

Il brano di apertura introduce e contestualizza l’intero disco. Tutte le parole della canzone sono ben scandite e Mary le ripete più volte per far sì che il messaggio passi forte e chiaro: “Ero destinata a qualcosa di più grande, più importante di un’unica vita umana. Ho indossato la mia uniforme con onore, il mio servizio non è stato un sacrificio”. Soldiering on continua così: “Non combatti per te stessa, combatti per quelli che hai accanto. E loro fanno lo stesso per te, e per vivere devi essere disposto a morire”. I got your six (ti copro le spalle) racconta come, a prescindere dalle ragioni che ti hanno portato in guerra, in battaglia si è soli e si può contare solo sui tuoi compagni che si trovano nella stessa situazione: “Nessun salvatore su un crocefisso”.  

Sono parecchi i film che la cinematografia americana ha dedicato alla guerra, ma pochi, e solo marginalmente, sono quelli che hanno trattato le tematiche dei suoi reduci (tra i più celebri Il Cacciatore di Michael Cimino e il più recente American Sniper). Le situazioni di guerra estreme, gli atti eroici e la difficoltà poi di tornare al quotidiano sono situazioni ricorrenti tra i reduci. The war after the war, con l’accompagnamento del violino di Michele Gazich (presente in tutto il disco), racconta del ritorno a casa dove la guerra non è comunque finita: “Ci sono mine in salotto e ogni discorso è un campo minato…Invisibile, la guerra dopo la guerra”. Qualcuno invece è salvato dall’amore e dagli affetti di casa e in It’s her love canta: “è la mia ragione, il mio angelo, mia moglie”. In Still on the Ride, introdotta dall’armonica della stessa Gauthier, si domanda dove va a finire l’anima di un soldato morto e chi sono gli Angeli Custodi:  quelli “terreni” sono sempre al tuo fianco e hanno un volto e un nome. I commilitoni sono più che amici, sono dei veri propri fratelli e sorelle. 

In Brothers la Gauthier si sofferma sul ruolo delle donne che al pari degli uomini, ma con un sacrificio maggiore ed un riconoscimento minore, contribuiscono in maniera importante: “Anche le tue sorelle sono tuoi fratelli”. Bullet Holes in the Sky ben descrive la contraddizione dell’America che tratta con rispetto e celebra i suoi reduci: “Una parata lungo il fiume, si sentono le trombe suonare. Mani sul cuore, gli sbandieratori danno inizio al Giorno dei Veterani. Mi ringraziano per il servizio reso”…  ma è anche tanto ipocrita: “Si inginocchiano la domenica e si, ci rimanderebbero indietro”. Fucili e Corone del Rosario sono quelli della title track e sono anche quelli raffigurati nell’immagine di copertina. “Ti aggrappi a quello che ti serve” ripete più volte in Rifles & Rosary beads. Quando i fucili non bastano per avere la meglio sul nemico, quando non resta più niente e non si ha che un brandello di speranza ci si attacca a tutto quello che si ha, anche ai grani del Rosario. E allora vale tutto, anche se non si è capaci di pregare, anche quando le “Prayers have no words”, magari inconsapevolmente, si invoca la grazia, la misericordia, la pietà, quella Mercy ripetuta più volte nella sua canzone più celebre Mercy Now: “Io so che non la meritiamo ma ne abbiamo bisogno in ogni caso”. Una buona parte poi torna a casa ad abbracciare i propri cari, ma per chi non ce la fa, quell’istante é un’ultima chiamata da dove passa la luce che trasforma l’Inferno terreno e spalanca le porte del Paradiso. È proprio lì che entra in gioco la misericordia, quella Mercy, da sempre invocata da Mary Gauthier nelle sue canzoni.

Non è la voce, non sono le melodie, per quanto apprezzabilissime, ma sono le parole a contare per Mary Gauthier. E Rifles & Rosary Beads ne è l’ennesima riprova tanto che i testi contenuti nel cd sono disponibili anche in italiano. La verità, la ricerca della verità, la trasposizione della realtà è sempre alla base dell’opera della Gauthier. Se ancora andiamo a curiosare nel social della Gauthier, il Tweet fissato in bacheca riporta Bob Dylan che cita a sua volta le parole di Sam Cooke: “Sam Cooke ha affermato questo quando gli è stato detto di avere una voce stupenda: bene, è molto gentile da parte sua ma le voci non dovrebbero essere misurate da quanto sono belle. Piuttosto hanno importanza solo se ti convincono che stanno dicendo la verità”. 

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