LEOPARDI/ “Gobbosnob”: tra ricette e sberleffi, il pessimista che godeva della bellezza

- Paolo Vites

A Napoli Giacomo Leopardi visse gli ultimi quattro anni della sua vita, e qui morì, dimenticato in una fossa comune. Uno spettacolo tra canzoni e ricette lo ricorda. PAOLO VITES

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Gianni Aversano e Peppe Papa sul palco

“Dopo Mozart a Napoli”, Gianni Aversano dedica la sua nuova pièce teatrale a un altro grande personaggio della storia, che nel capoluogo campano venne a morire, gettato in una fossa comune come un signor nessuno. E’ Giacomo Leopardi, “Gobbosnob, esilio napoletano dell’insaziabile Leopardi” come si intitola lo spettacolo, scritto con Franco Palmeri che ne è anche regista. 

Gianni Aversano, otto dischi alle spalle, collaborazioni illustri, continua dunque a scavare a fondo nella sua città, andando a caccia di segreti, di misteri, di storie dimenticate che tutti ci accomunano. E’ la sua cifra artistica che ha sempre fatto di tutto per staccarsi dagli stereotipi legati alla canzone napoletana, elevandola a messaggio universale, perché “portatrice sana” di bellezza.
Nel nuovo spettacolo Gianni Aversano è il cuoco Pasquale Ignarra, figura storicamente esistita, che seguì Leopardi nei suoi ultimi anni di vita, l’ispirazione è invece tratta dal libro “Leopardi a tavola. 49 cibi dalla lista autografa di Leopardi a Napoli”, passione questa, per la cucina, del poeta di Recanati, che pochi conoscono. Con lui sul palco un traslocatore che segue anch’egli Leopardi nei suoi innumerevoli cambi di abitazione, l’attore Peppe Papa con cui il cuoco dialoga dello strano poeta con cui hanno a che fare, il quale non appare mai in scena. C’è solo una silhouette  mentre il noto attore Andrea Soffiantini legge fuori campo una delle sue lettere al padre. E’ quella presenza-assenza che ispira tutto lo spettacolo, il “maledetto gobbo e snob” come lo definì il suo nemico Tommaseo, quell’uomo macerato dal desiderio di un incontro salvifico che ha sempre avvertito come una presenza ineffabile, sfuggente, impossibile da possedere, intravisto nella natura e nelle donne. In mezzo, canzoni napoletane, citazioni di Eduardo De Filippo, la smorfia e la presa in giro napoletane, la lotta con il mistero della vita. La morte ci mostra alla fine un “Giacumino” che qui, a Napoli, è venuto a ritrovare se stesso.

“La sua malinconica tristezza, letta erroneamente come il lamento di un gobbo snob rimasto eterno adolescente, è invece una sete incolmabile che ci appartiene tanto e ci corrisponde, proprio come quelle malinconiche canzoni napoletane che in scena si intrecciano con le sue poesie” dice Aversano, aggiungendo che “il famigerato pessimista godeva della bellezza come noi a volte godiamo, soffriva e sopportava come noi raramente facciamo, desiderava come noi non desideriamo”.

Gianni Aversano cantante, musicista, attore, autore, ex insegnante di Filosofia ora maestro d’Infanzia, ideatore del Meeting della Canzone Napoletana, spettacoli in tutto il mondo, da New York alle feste popolari di provincia e infine anche voce solista dell’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna si conferma testimone della Napoli più autentica e umana.

 

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