UMBRIA JAZZ SPRING/ Da Natale alla primavera passando per l’estate: ecco la terra della musica

- Luigi Viva

Umbria Jazz, dopo gli appuntamenti invernali e quelli estivi, inaugura anche quelli primaverili. La regione si conferma la terra della musica jazz, ce ne parla LUIGI VIVA

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Maria Pia De Vito

La verde Umbria si può oramai definire la culla del jazz in Italia. Con la nuova iniziativa Umbria Jazz Spring andata in scena in questi giorni con la prima edizione, si completa il disegno di Carlo Pagnotta direttore artistico di Umbria Jazz, di riportare a Terni lo storico marchio. Negli anni ’80 Terni era parte del cartellone del Festival, una consuetudine poi svanita nel tempo. Con questo ulteriore tassello l’Umbria sarà al centro dell’attenzione degli amanti del jazz con eventi  che vanno a coprire tutto l’anno: Umbria Jazz Spring in primavera a Terni, in estate  il grande Festival Umbria Jazz in scena a Perugia che richiama appassionati da ogni parte del mondo ed in inverno subito dopo Natale con Umbria Jazz Winter nella cittadina di Orvieto.

Per questa prima edizione di Umbria Jazz Spring il cartellone è stato molto interessante, discreta la partecipazione  del pubblico che ovviamente va in qualche modo abituato all’appuntamento. La scelta di Terni appare anche strategica vista la collocazione non lontanissima da Roma. Valide le location scelte: dal piccolo club Caffè Bugatti  cuore pulsante del jazz ternano, al Teatro Secci, autentico gioiellino in fatto di comodità ed acustica, oltre al teatro A del centro Multimediale, spartano ma funzionale per i concerti che necessitano di un palco importante. 

Strutture adeguate quindi, curate le amplificazioni, presenti alcuni palchi esterni, coinvolta anche la Cascata delle Marmore che ha visto protagonista la marching band dei Funk Off, applauditissimi,  e il Santuario di San Francesco dove è andato in scena il progetto Two Islands con Paolo Fresu accanto a Giovanni Sollima (violoncello) accompagnati dalla Orchestra da Camera di Perugia.

Straordinarie le esibizioni del chitarrista brasiliano Yamandu Costa in duo con Guto Wirtti alla chitarra basso. Funambolico e al tempo stesso emozionante, capace di raffinatezze inarrivabili alla età di trentotto anni è oramai considerato uno dei massimi chitarristi viventi. Lo stesso Paco De Lucia poco prima di morire si recò in Brasile ad ascoltarlo intenzionato a  organizzare un progetto insieme. Tocco unico, bella ricerca delle dinamiche, Yamandu Costa ha sviluppato il suo stile cimentandosi nel corso della  carriera con svariati generi:  bossa nova, chorinho, chamamé, milonga, tango. Originario di Passo Fundo, sud del Brasile, è solito utilizzare la chitarra sette corde sulla quale dà sfoggio del suo inimitabile talento proponendo per la maggior parte proprie composizioni. Un grande veramente, che suscita  la stessa sensazione di irraggiungibilità che abbiamo provato ascoltando maestri della chitarra del calibro di  Allan Holdsworth e Paco De Lucia.

Altro interessante proposta il The Beatles Project una produzione originale del Festival  che ha visto come protagonista il grande arrangiatore americano Gil Goldstein, pianista e fisarmonicista di livello, che ha lavorato e suonato a fianco di giganti del jazz com Gil Evans, Jim Hall, Pat Metheny, Pat Martino, Bobby Mc Ferrin (Premio Grammy come miglior arrangiamento). Compito non facile il suo ma buono il risultato ottenuto anche alla luce dell’investimento che Umbria Jazz sta portando avanti con i giovani musicisti della Umbria Jazz Orchestra già visti all’opera con Wayne Shorter.  Americana la sezione ritmica composta da Lewis Nash alla batteria, Jay Anderson al contrabbasso oltre a Steve Wilson sassofoni e flauti e allo stesso Goldstein al pianoforte; a dir poco stupenda la sua intro al piano in Let it Be. Passati in rassegna la gran parte dei classici del quartetto di Liverpool da Michelle a Yesterday a Strawberry Fields Forever , a Something;  gran chiusura con  Imagine di John Lennon.

I due concerti andati in scena sono stati registrati per la realizzazione del cd che verrà commercializzato a livello mondiale nei prossimi mesi. Qualche piccola sbavatura durante la prima esibizione  soprattutto da parte dei musicisti americani non sempre in sintonia con la sapiente direzione di Goldstein, particolarmente apprezzabile il lavoro della sezione degli archi.

Discutibile la esibizione di Cory Henry & The Funk Apostles , clima da fonderia, musica funk sparata a livelli altissimi (satura) con il leader al centro del palco oramai in preda ad atteggiamenti da star. Henry al secondo pezzo è sceso dal palco  invitando il pubblico ad alzarsi e ballare. Musica da sballo, veramente noiosa, grezza, con interpreti improbabili (vedi il chitarrista) impegnati più a fare spettacolo che a suonare. Dispiace che Henry , strepitoso quando suona in altri contesti come con gli  straordinari Snarky Puppy  stia dilapidando il suo talento. Lo avevamo ascoltato la scorsa estate all’Arena Santa Giuliana rimanendo perplessi  e, l’esibizione di Terni, ci ha confermato, aldilà dell’indubbio apprezzamento del pubblico presente,  la non  certo esaltante strada intrapresa.

Oltre alla conferma di Paolo Fresu che si è esibito anche  in duo con Di Bonaventura e con il suo Devil Quartet,  il jazz italiano ancora una volta si è fatto valere anche con il quartetto di Fabrizio Bosso, tutti nomi  questi che rappresentano oramai una garanzia.

Un autentico gioiello il concerto regalatoci da Maria Pia De Vito nella bomboniera acustica del teatro Secci  dove si esibita accompagnata da Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Julian Oliver Mazzariello al piano . La cantante napoletana ha ammaliato l’audience con un toccante concerto dedicato a Joni Mitchell riproponendo con classe brani come  Both Side Now, Cherokee Louise, Circle Game, God Must Be a Boogie Man . La De Vito ha saputo ben bilanciare scat e virtuosismi vocali al servizio di brani di struggente bellezza. All’altezza i due accompagnatori con un Pietropaoli particolarmente ispirato. Un’artista da seguire e ascoltare, soprattutto dal vivo. Gran successo il loro, di fronte ad un pubblico numeroso ed attento.

Una bella rassegna che ha avuto anche altri momenti di interesse con i concerti di Claudio Jr De Rosa Quartet o il duo Kenny Barron & Dado Moroni duo. Buona la politica dei prezzi. Un inizio incoraggiante che siamo certi saprà richiamare sempre più numerosi appassionati. 

Appuntamento dal 13 al 22 luglio a Perugia con Umbria Jazz con un cartellone di altissimo livello questi alcuni dei  concerti che andranno in scena all’Arena Santa Giuliana. Apertura il 13 luglio con Quincy Jones 85Th Birthday Celebration , Gilberto Gil (14), Caetano Veloso (15), Massive Attack (16), The Chainsmokers (17), Pat Metheny (19) David Byrne (20),  il 21 Bokantè, il gruppo guidato da Michael League leader degli Snarky Puppy , il 22 gran finale con Melody Gardot e Gregory Porter impegnato in un omaggio a Nat King Cole accompagnato dalla Umbria Jazz Orchestra diretta da Vince Mendoza probabilmente il più grande arrangiatore jazz in attività. Una edizione da non perdere.

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