ACCADEMIA FILARMONICA ROMANA/ Opus: i giardini delle delizie e il “Carteggio” di Pennisi

Il festival, intitolato Opus, si estende dal 26 giugno al 14 luglio, include musica classica, contemporanea, jazz ed etnica e si tiene in un luogo delizioso. GIUSEPPE PENNISI

05.07.2018 - Giuseppe Pennisi
CARTEGGIO-pennisi
Foto Max Pucciarello

In estate, l’Accademia Filarmonica Romana, istituzione antica ed interamente privata che deve fare quadrare i conti con un budget limitatissimo, trasferisce le attività musicali da teatri  alla propria sede centrale: una villa rinascimentale, nel cuore di Roma, con giardini lussoreggianti da ricordare quelli di Alcina di Händel: Tra alberi secolari di alto fusto e piante anche tropicali, ci sono due piccoli spazi per la musica: uno al chiuso, un vero e proprio auditorio simile a quello che Benjamin Britten e Peter Pears fecero costruire accanto alla loro casa a Aldeburg nel Suffolk, e uno all’aperto, frutto della fantasia del regista Denis Krief. L’estate si svolge un piccolo festival (due concerti per sera , uno alle 20 ed uno alle 21.45, con la possibilità di uno snack nell’intervallo’. Il luogo si trasforma in veri e propri giardini delle delizie.

Quest’anno, il festival, intitolato Opus, si estende dal 26 giugno al 14 luglio ed include musica classica, contemporanea, jazz ed etnica. In collaborazione con gli istituti di cultura presenti a Roma offre un panorama di recenti sviluppi in India, Austria, Malta,  Iran, Corea, Slovacchia,  Spagna, Giappone e Portogallo.Come ogni anno, particolare attenzione viene data alla musica del Novecento e a quella dei giorni nostri. La giornata del 2 luglio è stata dedicata a Francesco Pennisi (1934-2000)  fra i musicisti che hanno segnato il percorso della musica del XX secolo in Italia. Era cugino del vostro ‘chroniqueur’ La Filarmonica lo ha ricordato con l’esecuzione di Carteggio, elegante partitura scritta fra il 1974 e il ’76, in cui si intrecciano parole, musica e disegni, interpretata da Marcello Panni nell’insolita veste di voce narrante, e dai solisti dell’Imago Sonora Ensemble, formazione in residenza presso la Filarmonica per la musica contemporanea. Ha aperto la serata Le chitarre di Pennisi, concerto dell’Ensemble Tempo Scaduto dedicato alla musica per chitarra del Maestro siciliano e di altri autori del Novecento.

Trasferitosi a Roma poco meno che ventenne,  Francesco Pennisi ricevette lezioni private di composizione da R.W. Mann. Contemporaneamente si interessò alla pittura: un ambito creativo che lo impegnò per tutta la vita e a cui conferì, sia pure in una dimensione privata, un ruolo tutt’altro che marginale rispetto alla sua produzione musicale. Gli esiti di tale attività grafico-pittorica, tra i quali vanno segnalate le scene per le opere Sylvia simplex (1972) e Descrizione dell’isola Ferdinandea (1982), e le immagini che appaiono nella partitura di Carteggio (1974-1979), ciclo cameristico per flauto, violoncello e clavicembalo, sono contenuti in Deragliamento (1984).

Negli anni Sessanta Pennisi. fu tra i fondatori dell’associazione musicale romana Nuova Consonanza. Risale al 1962 la prima esecuzione pubblica di un suo lavoro, L’anima e i prestigi, per contralto e cinque strumenti, effettuata nel corso della Terza settimana internazionale di ‘Nuova Musica’ di Palermo. Proseguì gli studi da autodidatta mantenendo un rapporto, critico ma partecipe, con i fermenti e gli esperimenti che animavano e hanno continuato ad animare la koinè musicale che annualmente converge nella cittadina tedesca di Darmstad. Significativo dell’atteggiamento ironico, e persino ludico, di Pennisi nei riguardi delle tendenze dominanti la musica degli anni Cinquanta e Sessanta è A tempo comodo (1970), per metronomo e da 2 a 4 esecutori, nel quale vengono posti a confronto – quasi, si direbbe, obbligati a convivere – rigore strutturalista e libertà aleatoria. Il suo lavoro successivo è stato caratterizzato da un crescente successo, a partire la Biennale di Venezia del 1970, e dalla prima esperienza, con Sylvia Simplex (1972), di teatro musicale, genere al quale rimarrà legato anche con lavori quali Descrizione dell’Isola Ferdinandea (1982), L’esequie della luna (1991) e Tristan (1995). Accademico di Santa Cecilia ma libero da schemi e  scuole, si caratterizza per una scrittura musicale calligrafica, minimalista , elegante e raffinata ed intrisa del profumo del Mediterraneo.

Ciò lo mostrano bene i brani scelti per il concerto. Nella prima parte, il giovane ensemble di chitarre ‘Tempo Scaduto’ – otto studenti dei corsi avanzati del Conservatorio di Santa Cecilia ed il loro docente  Arturo Tallini – hanno alternato brani per chitarra di Pennisi con quelli di compositori suoi contemporanei (Giacomo Manzoni, Goffredo Petrassi e Bruno Maderna). Quelli di Pennisi si distinguono per il sofisticato ricamo musicale – molto distante, ad esempio, dalla beffarda Serenata per un Satellite di Maderna.

Nella seconda parte, il compositore e direttore d’orchestra Marcello Panni è stato ‘la voce recitante’ di Carteggi, i cui densi brani sono stati illustrati da disegni di Pennisi ed intercalati con brani musicali eseguii dell’Imago Sonora Ensemble con Alessandra Amorosino (flauti) ,Livia De Romanis (violoncello) e Mario Germani (clavicembalo).

Deliziato il pubblico, composto in buona misura di appassionati di musica contemporanea.

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