VERDI/ La “dolce vita” de La Traviata

La Traviata di Verdi è, con Carmen di Bizet, una delle opere più rappresentate al modo. Il Teatro del’Opera di Roma ne ha ora due differenti produzioni. GIUSEPPE PENNISI

07.07.2018 - Giuseppe Pennisi
TRAVIATA-CS-VERDI
La traviata, Kristina Mkhitaryan (Violetta) ph Yasuko Kageyama-Caracalla 2018

La Traviata di Verdi è, con Carmen di Bizet, una delle opere più rappresentate al modo. Il Teatro del’Opera di Roma ne ha ora due differenti produzioni in ‘repertorio’, ossia – al pari dell’edizione con la regia di Robert Carsen da oltre tre lustri in scena a La Fenice di Venezia – una produzione di cui ogni stagione vengono rappresentate un certo numero di repliche. Una produzione è quella che la regia di Sofia Coppola, i costumi firmati dalla ‘maison’ di alta moda Valentino Garavani e Giancarlo Giannetti oltre che da Maria Grazia Curi e da Pierpaolo Piccoli, nonché dalla sartoria del teatro romano e  le scene sono di Nathan Crowley. Ha debuttato nella sede principale (il Teatro Costanzi) il 23 maggio 2016, viene ripresa ogni anno ed è stata portata con grande successo in tournée. In questo allestimento, il libretto viene seguito fedelmente ma l’azione viene spostata a fine Ottocento- inizio Novecento, rendendola un ‘dramma borghese’ (quali quelli alla Ibsen).

La nuova produzione è concepita per il grande teatro all’aperto delle Terme di Caracalla (4000 posti), ha debuttato il 3 luglio scorso, se ne sono programmate nove repliche entro il 20 luglio ed un numero analogo per l’estate 2019. Pensata per un grande palcoscenico, non è improbabile che venga ripesa in uno dei numerosi festival estivi in Italia o all’estero. Questa volta sempre con rigorosa fedeltà al libretto, la vicenda è portata alla fine degli cinquanta- inizio anni sessanta del secolo scorso, quelli de La Dolce Vita. In effetti ci sono numerosi richiami al film di Fellini: dai pizzardoni in divisa bianca che tentano di regolare il traffico, ai paparazzi alla ricerca di star e starlette, dalle insegne dei bar e di night club di Via Veneto, alle Vespe, Lambrette ed auto d’epoca, al quadro in una campagna che ricorda la Fregene di sessanta anni fa, alla festa a casa di Flora che sembra ambientata nei luoghi del’ultimo episodio de La Dolce Vita. Violetta e Flora sono due entraineuses, come si chiamavano allora, circondate da un mondo festaiolo di attricette, attorucoli, imprenditori arricchiti con facili speculazioni, gigolo, prostitute vere e proprie, cronisti e via discorrendo. In questo contesto Violetta (che Verdi chiamava la mia puttana) è la donna che vuole uscire da quel mondo grazie all’amore del giovane provinciale Alfredo e Germont padre il borghese perbenista ed ipocrita.

L’dea del regista Lorenzo Mariani regge bene: i costumi sono di Silvia Aymonino, le scene di Alessandro Camera, le coreografie di Luciano Cannito, i video di Fabio Iaquone e di Luca Attilii, le luci di Roberto Venturi. Occorre ricordare che mentre nell’Italia degli anni cinquanta del secolo scorso alcuni benpensanti si scandalizzarono perché Luchino Visconti aveva ambientato un celebre allestimento dell’opera ( con Maria Callas)nel 1880 invece che nel 1850, ora ci siamo abituati a vedere La Traviata in epoca moderna o contemporanea. In fin dei conti, ai tempi di Verdi la vicenda era contemporanea e , solo per motivi di censura, a La Fenice, dove debuttò, venne ambientata nella Francia del Re Sole.

In un vasto teatro all’aperto, privo di grandi muri come Macerata e Orange, l’amplificazione è necessaria. Occorre congratularsi con il Teatro dell’Opera per la qualità raggiunta nel livello della tecnologia.

La direzione musicale è affidata a Yves Abel che ha guidato l’orchestra del Teatro dell’Opera nelle squisitezze della difficile partitura – magnifici i preludi del primo e del terzo atto- ed ha sorretto i cantanti senza mai coprirli, Ottimo, come sempre, il coro guidato da Roberto Gabbiani,

La protagonista ha un ruolo difficilissimo: nella prima metà dell’opera è un soprano di coloratura, nella secondo (da Amami, Alfredo al finale) un soprano drammatico: Kristina Mikhtaryan assolve molto bene a questo duplice difficile compito e – come si addice a Violetta – è una donna avvenente. Alessandro Scotto di Luzio è un prestante Alfredo con voce chiara e ben impostata (pur con qualche imperfezione nel vibrato). Fabian Veloz è un Germont di stampo tradizionale.

Nei ruoli minori, ed in alcune recite anche in quelli principali, vengono impiegati cantanti di ‘Fabbrica’  la scuola di perfezionamento del Teatro dell’Opera. Un’ottima idea per farli cimentare con un palcoscenico vero e con un pubblico numeroso.

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