VENT’ANNI SENZA LUCIO BATTISTI/ L’anniversario della morte

Il 9 settembre di venti anni fa, a soli 55 anni, moriva Lucio Battisti, il più grande compositore di canzoni italiane. PAOLO VITES cerca un paragone con Elton John

08.09.2018 - Paolo Vites
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Lucio Battisti

C’è un solo paragone, a livello mondiale, tra la coppia Mogol-autore di testi e Lucio Battisti-cantante-autore delle musiche. Ed è un’altra coppia che a livello di grandi canzoni e di vendite multimilionari ha goduto di un successo maggiore solo perché di lingua inglese, dunque rivolti a un mercato mondiale e non provinciale come i primi. E’ la coppia Bernie Taupin-autore di testi ed Elton John-cantante-autore delle musiche. Sono le uniche due coppie del mondo della musica dove il musicista e il cantante non ha mai scritto un verso, eppure sfidiamo chiunque a credere che Battisti ed Elton John non fossero coinvolti con quello che cantavano, fino alle lacrime nel caso di Candle in the Wind o di Emozioni. Impossibile pensare che quei testi scritti da altri non rispecchiassero loro, i cantanti. Facile pensare, anche se non lo sapremo mai, che i due chiedessero ai loro autori di comporre idee che loro avevano in mente ma che non sapevano esprimere. Si sa che Elton John l’abilità di scrivere un testo proprio non ce l’aveva, è facile pensare che Battisti avesse lo stesso problema. Erano entrambi ragazzi di origini umili, popolari, senza grande cultura, ma avevano un dono: erano geni della musica. E chissà se Taupin e Mogol hanno mai detto ai loro cantanti: no, questo verso cantalo così che è meglio.

Erano musicisti e tutta la loro forza creativa si concentrava solo in quello, con risultati formidabili per entrambi. Addirittura Battisti, dopo aver bruscamente interrotto il sodalizio durato circa 15 anni con Mogol, pur di non scrivere un testo si era affidato, nel disco del 1982, alla moglie, passando poi immediatamente dopo alla collaborazione con il poeta avanguardista Pasquale Panella. Per i più, i testi enigmatici e paradossali di questo non erano dei testi veri e propri, sembrava che Battisti li usasse solo come riempitivo per continuare a dare sfogo alla sua ricerca musicale che non si era mai fermata sin dagli inizi di carriera. 

Chiuso in casa, lavorava freneticamente, assorbendo le nuove sonorità elettroniche della scena musicale contemporanea come vent’anni prima aveva assorbito quelle della musica R&B che andava di moda allora. In un certo senso viene da chiedersi se Battisti e Elton John si fosse limitati a comporre musica, che cosa ne sarebbe uscito. Dei capolavori senz’altro, ma non quelle canzoni pop che hanno riflesso almeno due generazioni e colpito al cuore milioni di adolescenti, che in quelle canzoni si sentivano raccontati.

Resta un mistero che nessuno potrà decifrare: cosa conta di più, il testo o la musica? Una risposta in realtà c’è, ed è la grandezza della canzone rock, che ha cestinato la poesia su carta e per un certo periodo ha creato una forma di comunicazione artistica più forte e più ricca della semplice poesia. La forza della canzone, l’unione di due anime espressive che non possono vivere una senza l’altra. Una forma di poesia sonica, che tra gli anni 60 e la fine dei 70 ha comunicato il mondo e il desiderio del cuore dell’uomo come nessuna altra forma di comunicazione. Lo testimonia il premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, giunto con decenni di ritardo a parziale ricompensa di una delle più forti esperienze comunicative della storia dell’uomo. L’epoca in cui alla radio passavano brani come Anche per te o Your Song. Quei tempi sono finiti.

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