NEGRITA, RITROVATE LE CHITARRE RUBATE/ Enrico “Drigo” Salvi: “Sporche ma sane. Ora pensiamo a Sanremo”

- Silvana Palazzo

Negrita, ritrovate le chitarre rubate. Enrico “Drigo” Salvi entusiasta: “Sporche ma sane. Ora pensiamo a Sanremo”

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Negrita, foto di Dara Munnis

È finito l’incubo di Drigo: il chitarrista dei Negrita ha ritrovato le sei chitarre che gli erano state rubate dallo studio di registrazione di Castelnuovo di Subbiano la notte di Natale. Sei chitarre e alcuni amplificatori erano stati portati via, gettando nello sconforto la band. Enrico Salvi, questo il nome all’anagrafe di Drigo, aveva quindi lanciato un appello sui social per ritrovare i suoi strumenti. Il lieto fine è stato raccontato proprio dai Negrita, che ha ringraziato il titolare del negozio Pick Bazar di Perugia: «Ha fatto un gesto eroico», ha spiegato Drigo. L’uomo aveva capito che quelle chitarre erano state rubate, quindi le ha prese mentre cercavano di vendergliele, le ha messe dietro il bancone e poi ha preso il numero di targa dell’auto su cui i due stavano scappando. «Il titolare del negozio ha rischiato perché non sapeva chi aveva davanti», ha raccontato il chitarrista dei Negrita, garantendo che ora quello sarà il suo negozio di riferimento. La band può dedicarsi dunque ai progetti futuri, dalla partecipazione al Festival di Sanremo al nuovo album: «Ora siamo pronti a ripartire».

NEGRITA, RITROVATE LE CHITARRE RUBATE

Era finito male l’anno dei Negrita con il furto delle chitarre, ma è cominciato bene con il loro recupero. Drigo non nasconde la sua felicità a La Nazione: «Il tam tam sui social ha funzionato, la voce e le foto hanno girato». L’appello sui social ha permesso di recuperare gli strumenti e di rintracciare il proprietario dell’auto della fuga a Perugia, risalendo così ai due responsabili del furto. Si tratta di due pregiudicati di 50 e 36 anni con precedenti per furto e ricettazione. Il resto della refurtiva era rimasto nascosto in un capannone a poche centinaia di metri dallo studio dei Negrita. Grande la solidarietà di amici e colleghi musicisti non solo per il valore degli strumenti, visto che alcuni sono pezzi rarissimi come due esemplari fatti a mano in Argentina, ma soprattutto per quello affettivo. «Le chitarre sono state tenute male, le custodie sono sporche di fango, per fortuna gli strumenti sono intatti», ha raccontato Drigo. I due non erano professionisti: «Hanno fatto un sacco di errori, con il loro comportamento hanno fatto subito capire al commerciante di Perugia che si trattava di merce rubata. Si sono presentati con le chitarre senza la loro custodia poi hanno tirato fuori la scusa di dover andare fuori a telefonare alla madre per poi scappare».



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