“ROSE VIOLA”, GHEMON/ Canzone, analisi del testo: quel pensiero nero che ossessiona (Sanremo 2019)

- Paolo Vites

L’analisi del testo della canzone”Rose viola” che il rapper Ghemon canterà sul palco del Festival di Sanremo 2019 dal punto di vista di una donna. Un’operazione coraggiosa, funzionerà?

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Ghemon (Foto: da Facebook)

Non avendo ancora ascoltato il pezzo, è difficile capire come le liriche del pezzo di Ghemon potranno adattarsi a Rose viola. Il cantate di Avellino infatti si considera sia un rapper che un cantautore, ci tiene a unire le due cose senza, come spiega lui, fare quello che fanno tutti, i duetti. Cioè mettere insieme un cantante “che canta” e un rapper che “tappa” (come sempre fatto e come ad esempio faranno proprio quest’anno Nino D’Angelo e il suo socio). Leggendo il testo del brano viene da pensare a una struttura tappata: è infatti molto discorsivo, poche rime essenziali, nessun ritornello, certo qualche ripetizione, insomma un brano che renderebbe meglio in stile rap. La canzone, ha spiegato lo stesso Ghemon, scritta dal punto di vista di una donna che ne è la protagonista: “Rose viola è una canzone d’amore spinosa raccontata dal punto di vista di una donna. Sono un ragazzo sensibile, ma non mi aspettavo di scrivere addirittura un pezzo dove parlo al femminile. A un certo punto pensavo di donarla a una cantante poi l’ho sentita così mia da non potermene separare”. Si tratta di una serie di riflessioni, perché il linguaggio usato non è molto chiaro, abusa infatti di metafore e di tentativi espressionistici poetici, di una donna che ha un amante che passa del tempo con lei, ovviamente la notte, e poi scompare per tornare alla sua famiglia: “E anche stanotte scapperai su un taxi com’è difficile salvarsi”.

ANALISI DEL TESTO DELLA CANZONE “ROSE VIOLA”: ERMETISMO CAMUFFATO

Una donna che soffre ma che non riesce a staccarsi da quell’uomo, sembra di capire: “Mi fai sentire nuda ancora prima di spogliarmi tu sei il pensiero nero che mi culla”. C’è l’attrazione sessuale e c’è la consapevolezza del male che quella relazione procura, una sorta di legame morboso, dove ad approfittarsi è ovviamente l’uomo che la usa come e quando vuole. In questo senso Ghemon assume, come da lui detto, l’essenza di donna, sa capire la sofferenza di queste relazioni malate. In altri punti si perde in un linguaggio metaforico, pseudo sentimentale: “Dieci fiori di proiettile nell’anima, e il cuore ricolmo di sassi la strada del ritorno l’ho segnata sulla mappa dei miei passi falsi”. Che cosa intenda non si sa, è certo che questa tendenza a mascherarsi dietro le parole appartiene a quasi tutti i giovani autori di oggi, che forse pensano di dare maggior importanza ai loro testi, ma farebbero meglio a restare sul realismo come in questa frase: “Come tutte le notti in cui proprio lui ti trova gli occhi perdonano per uno come te anche se dico no resti dentro di me”.

CANZONE DI GHEMON PER SANREMO 2019: L’AMORE RUBATO

Rispetto ai suoi lavori precedenti, sempre con una certa cura nell’uso delle parole, c’è in Rose viola troppa enfasi, troppa voglia di creare un contesto drammatico, ma che alla fine lascia confusi. Piace nel finale la consapevolezza della condizione di una donna di questo tipo, perduta nell’inganno di un amore usato e maltrattato: “Come tutte le notti in cui te ne stai da sola nodi in gola e il trucco che cola come tutte le notti in cui proprio lui ti trova”.

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