“UN PO’ COME LA VITA”, PATTY PRAVO E BRIGA/ Canzone, analisi del testo: il senso della vita (Sanremo 2019)

- Paolo Vites

Patty Pravo farà coppia con un giovane rapper, Briga, in un brano intitolato “Un po’ come la vita”, ecco l’analisi del testo.

Briga e Patty Pravo
Briga e Patty Pravo (Facebook 2019)

L’analisi del testo della canzone “Un po’ come la vita“. Un brano un po’ rappato, un po’ cantato. Di solito questi esperimenti finiscono malissimo, soprattutto a Sanremo dove non c’è il pubblico che apprezzi questi mix. Se poi quella che canta è una icona della musica leggera con la sua bella età, che cerca di ringiovanire il suo repertorio, e quello che rappa è un rapper di 30 anni, ne risulta uno scontro generazionale anche poco piacevole da guardare oltre che da sentire. Ma così è il festival. E lo sarà anche questo Sanremo 2019. Patty Pravo dice che non aveva più voglia di prendervi parte, Briga è esaltato dall’esperienza. E dire che il brano proposto in concorso, Un po’ come la vita, ha già quasi quattro anni addosso, quando gli fu proposto di collaborare a questa canzone, rimasta nei cassetti fino a oggi. “Dentro il testo c’è il senso della vita”, spiega Briga in modo un po’ misterioso. In realtà il testo non funziona granché, piegato alle esigenze musicali, e con immagini poco chiare, aleatorie, anche scontate. Quale sarebbe il senso della vita? “per poi gridare a me che non credo che l’orizzonte è l’unica cosa che non vedo tu dove vuoi volare? Hi tempo per pensare ma intanto dimmi dove almeno il cielo va a finire”. Immagini confusi che, forse, sembrano suggerire che se anche uno non crede in Dio, rimane ammutolito davanti alla grandezza dell’orizzonte, lascia uscire qualche domanda, ma vuole sapere dove il cielo va a finire, cioè se un infinito esiste o no, dando per scontata la prima risposta: non c’è infinito che ci accolga.

ANALISI DEL TESTO “UN PO’ COME LA VITA”, LA CANZONE DI PATTY PRAVO E BRIGA PER SANREMO 2019

Non brilla il testo neanche nel modo di usare le immagini, troppo mascherate di banalità e pseudo poetica, peccato perché l’idea dietro al pezzo avrebbe meritato risultati migliori: “Ci sia una immagine più forte e non mi basterà il ricordo vorrei trovarmi nell’esatta condizione di una luce alla stazione su un binario abbandonato dove il viaggio non è mai iniziato”. Che significa? La solitudine del pensiero e dell’anima? Poter sempre ricominciare da capo? “Ricorda di giocare e di portarti altrove io resto qui a capire come illuminarmi il cuore come illuminarci il cuore ridammi una notte che brilla invece di un cielo di corvi non ti ricordi quando eravamo due corpi sapevamo come illuminarci”. E ancora ci chiediamo: questo vuol dire il senso della vita? Momenti di sesso, momenti di buio, momenti che fanno della vita un consumarla in modo frenetico, fatta di alti e bassi che ci diamo da soli. La vita è altro. “Prima di prenderci a calci prima di metterci al collo pure le croci degli altri solo per assomigliarci”: è quasi come se ogni verso fosse l’inizio di qualcosa di più profondo, ma tutto resta lì, all’istinto delle parole abbozzate perché non si sa dove andare a parare.

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