SANREMO 2019/ Terza serata: le canzoni convincenti e non, tra Baglioni-show e sketch precotti

La terza serata del Festival di Sanremo 2019 si conferma all’insegna del Baglioni-show. Scadenti gli sketch, validi gli ospiti

08.02.2019 - Walter Muto
Claudio Baglioni e Virginia Raffaele (Lapresse)

Negli scorsi giorni ho già ascoltato tutte le canzoni del Festival di Sanremo 2019 almeno una volta, per non essere impreparato. Mentre lo facevo, mi sono accorto che quest’anno mi sta accadendo un fenomeno singolare, mi trovo in disaccordo con molti degli amici con cui da anni scambio pareri. Per esempio riguardo alla genialità di Achille Lauro (fra l’altro molto in alto in classifica, ma che io ho apprezzato di più in Thoiry piuttosto che camuffato da rocker) o al capolavoro di Daniele Silvestri (di cui personalmente trovo superiori entrambi i singoli pre-sanremesi piuttosto che la canzone del festival, senza dubbio forte come testo ma priva di musica – tranne l’arrangiamento drammatico e pomposo). Ma bando alle ciance, passiamo a stasera che sta per cominciare. Eurovisione.

Ballerini in kilt che fanno una danza simil-irlandese: ok. La canzone evidentemente (ma neanche troppo) è Viva l’Inghilterra. Quota Siae a Baglioni assicurata e “Clau-dio Clau-dio” di prammatica. Partiti! Lasciamo perdere i commenti sugli sketch e passiamo alle canzoni in gara, va’.

Mahmood con Soldi porta una canzone dal sapore mediorientale ma con la cassa in quattro, melodia ispirata al mondo cui appartiene e storia di disagio genitoriale e vita difficile. Il brano ci sta, lui ha uno stile vocale riconoscibile ed è intonato e convinto.

Enrico Nigiotti con Nonno Hollywood è un po’ la fotocopia di se stesso, il testo è un tributo affettuoso al nonno in una ballata un po’ troppo di maniera. Andrà tantissimo, di questo cantante ci sono molti innamorati. Stasera vocalmente fatica un po’.

Bisio e il reperto di grammofono introducono uno sketch vecchio come il cucco, con puntina che salta e frasi ripetute, che tuttavia Virginia Raffaele – bravissima – fa egregiamente, mettendo in luce una scrittura orchestrale pazzesca – lode al maestro orchestratore e a tutti i musicisti. Pubblicità e poi Venditti.

Sotto il segno dei pesci è un colpo al cuore, canzonissima che proietta me e mia moglie alle scuole medie e alle audiocassette tarocche comprate al mercato. Dopo un dialogo simpatico, ma un po’ da dondolo della pensione di Rimini, cambio palco, due pianoforti e Notte prima degli esami.

Anna Tatangelo con Le nostre anime di notte ha una canzone tagliata su di lei, storia di una coppia matura che tenta di ritrovarsi. Il ritornello esplode e stasera vocalmente la Tatangelo è più convincente e tiene bene la nota lunga piaciona del refrain, senza sforzare troppo, a differenza della prima serata. Adeguata.

Ed è il momento di Ultimo con I tuoi particolari, canzone piuttosto classica, dalla melodia articolata e una certa varietà armonica, fra l’altro scritta da lui senza altri autori o strani firmatari nel mezzo. La performance vocale è convincente, la canzone è forse per palati più adulti che per il suo pubblico solito.

Bisio e la Raffaele fanno Ci vuole un fiore ripercorrendo le orme di due comici americani, sul tema della pace. Nota a margine: la stragrande maggioranza degli sketch vengono da materiale del passato rifatto oggi. Praticamente niente di nuovo, tutti adattamenti. Fine della parentesi.

Francesco Renga con Aspetto che torni: interprete di razza, sorriso bucaschermo, mi accorgo ora al secondo ascolto che il ritornello – come qualcuno ha già scritto – ricorda la leva calcistica di De Gregori. Bella la trovata del bridge, ma stasera voce un filo provata. Ballatona che arriverà, sorrisone finale staccato un po’ largo dal regista, pazienza.

Tema forte per Irama con La ragazza con il cuore di latta: il vincitore di Amici 2017 affronta abusi e dramma familiare in una canzone su quattro accordi, in cui la melodia si apre un po’ nel ritornello, il resto è un fiume di parole recitate. Impalpabile (o se volete sprecato) il coretto gospel, più che altro coreografico. In ogni caso quando canta, vocalmente convincente. Riscatta quanto detto prima il vocalizzo della solista di colore. 22:15, siamo a metà degli artisti in gara.

È il momento di Alessandra Amoroso, per la terza volta super-ospite al Festival. Sulla sua canzone non mi esprimo e mi fermo qui. Ah no, fa anche Io che non vivo insieme a Baglioni camuffato da Lando Fiorini. Se posso esprimermi liberamente l’avrei volentieri evitata. Lacrime, standing ovation per il nulla, pubblicità, grazie a Dio.

Si riparte con l’arrivo “a sorpresa” di Ornella Vanoni che redarguisce la Raffaele, lo sketch più fresco del Festival, tutto improvvisato, più che altro perché l’ospite, senza più freni, fa e dice tutto quello che le passa per la testa. Poi superlavoro per l’orchestra che deve stare dietro a Ornellona che tira avanti il tempo. “Sono venuta a gratis: che non diventi un’abitudine” vale il prezzo del biglietto, cioè del canone.

Ed ecco Patty Pravo con Briga con Un po’ come la vita: lei, forse anche per la pelle che tira troppo, fatica ad articolare le parole e si dimentica anche parte del testo. La canzone avrebbe anche un qualche spessore, e lui vocalmente ci sta. Un classicone che può anche attrarre, per me un po’ troppo di mestiere. Pare quasi che lei sia la quota di carisma per fare andare al festival lui. Ma io sono cattivo.

È il turno di Simone Cristicchi: Abbi cura di me è una canzone molto classica, dall’orchestrazione maestosa e ben fatta, interpretazione intensa e testo ben scritto. La melodia si slancia bene nel ritornello, specialmente il secondo, ma per le strofe è un recitativo molto fossatiano. E infatti fin dal primo ascolto l’impressione è quella di una specie di parafrasi (o ispirazione) di una delle più belle canzoni italiane di sempre, C’è tempo, per l’appunto di Ivano Fossati. Se poi confrontate anche le inquadrature e l’ambientazione con una versione live di Fossati reperibile su youtube, penserete senz’altro a più di una coincidenza. La canzone in ogni caso è convincente e non plagiata, diciamo ispirata fortemente.

I BoomDaBash con Per un milione ci riportano all’estate scorsa e al successo della canzone con la Berté, con un ragamuffin (non un reggaeton come annunciato) sbarazzino e radiofonico. Giro dei soliti quattro accordi granitici, cambia un po’ la melodia, primo cantante bravo, secondo disastro. Punto.

Raf e Umberto Tozzi arrivano dopo un mini-sketch Baglioni-Raffaele sulle pose fotografiche e lo spottone sulla Liguria. Luci da Studio 54 e breve ripasso del pop italiano, con un po’ di camuffi vocali per sconfiggere l’età. E Gente di mare a chiudere, con l’apporto dei tre presentatori, un bel momento revival.
E arriva l’osannatissimo Motta con Dov’è l’Italia. Non lo ritengo uno dei suoi pezzi migliori, ma in ogni caso la canzone è ben scritta e l’esplosione del ritornello azzeccata, anche se, pur ascoltando con attenzione, faccio fatica a seguire il testo. La voce, che quando spara in alto è molto convincente, in basso per me è urticante. Ma potrebbe essere, la mia, solo invidia per il ciuffo.

“Mai aver paura della diversità” è il tema della canzone di Zen Circus, L’amore è una dittatura. Un rock finto epico, cantato in recto tono prima all’ottava sotto e poi un ottava sopra stonato. Protesta generica ininfluente, onda lunga di Non mi avete fatto niente, vincente l’anno scorso, e infatti la canta il sosia di Ermal Meta che canta peggio. Sparite le coreografie anti-naziste della prima sera.

Ospite Paolo Cevoli con l’assessore, personaggio tormentone sempre efficace lascia poi spazio agli ultimi artisti in gara, Nino D’Angelo e Livio Cori con Un’altra luce: giro di quattro accordi, nessuno stimolo, orchestra in pausa caffè. Il ragazzo (uscito praticamente dal nulla) comunque canta, Nino D’Angelo, incrocio visivo fra John Denver e Tito Stagno, a tratti è imbarazzante, per me canzone inutile e presto dimenticata.

La gara finisce prima di mezzanotte, ma fino alle 00:15 il palco è di Fabio Rovazzi. E se va come ieri sera si prefigura una lunga teoria di ospiti prima del verdetto. Chi avrebbe mai pensato a Baglioni, Rovazzi e Fausto Leali sullo stesso palco… Spot per il film su Mia Martini, in programmazione settimana prossima su Rai uno, con una bravissima Serena Rossi a cantare Almeno tu nell’universo a 30 anni di distanza. Forse la voce migliore della serata.
C’è spazio per una apparizione di Papaleo – che è Rovazzi fra qualche anno – e per E tu per il trionfo definitivo di Baglioni. E poco prima dell’una arrivano i verdetti, rilasciati dalla sala stampa e riguardanti gli artisti di stasera. Bocciati BoomDaBash, Nino D’Angelo e Livio Cori, Patty Pravo con Briga e Anna Tatangelo, relegati nella zona rossa. Rimandati Motta, Enrico Nigiotti, Francesco Renga e Zen Circus, in quella centrale, gialla, e invece promossi a pieni voti Mahmood, Ultimo, Irama e Simone Cristicchi. Con una certa soddisfazione per più di qualche pronostico azzeccato, possiamo finalmente dire buonanotte.


© RIPRODUZIONE RISERVATA