CLASSICA/ Mario Brunello: alla ricerca di un suono vivo nelle Suites di Bach

- Jonah Lynch

È appena uscito un cofanetto di tre dischi che completa la collana musicale “Brunello Series” (Egea), con le Suites di Bach. L’intervista a MARIO BRUNELLO a cura di Jonah Lynch

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A volte è proprio bello doversi correggere. Il cofanetto di tre dischi che completa la collana musicale “Brunello Series” della casa discografica Egea, uscito da pochissimo, smentisce molto di ciò che avevo temuto in seguito a un concerto di Mario Brunello a Roma (link).

Ed è una goduria essere smentito con un disco di questa bellezza. È una registrazione insolita, che volutamente cerca di riprodurre il suono che Brunello sente mentre suona, piuttosto che il suono “frontale” che normalmente si sente nella sala di concerto. La differenza è sottile ma importante, ed è una scelta dettata non dal banale desiderio di fare qualcosa di diverso dal solito, ma per “portare l’ascoltatore vicino a me,” come spiega il Maestro. Ne abbiamo parlato in occasione della presentazione del disco, in diretta su Radio3.

Maestro, qual è il fascino delle Suites di Bach?

Le Suites hanno racchiuso un mistero nella loro polifonia mancante. Il violoncello ha quattro corde, come il violino e la viola, ma proprio per la misura dello strumento, quelle quattro corde non possono dare degli accordi completi. Perciò le tre voci che compongono l’armonia, il canto e il basso della polifonia, devono essere appena toccate e poi lasciate, per andare a suonare le altre voci. Tutto ciò che rimane non suonato deve essere immaginato dall’esecutore e dall’ascoltatore, e questo è un grande mistero.

Forse è per questo che chi ascolta si trova maggiormente partecipe di questa musica?

Probabilmente la partecipazione è proprio dovuta a questo impegno nel cercare le voci nascoste dentro alla partitura.

 

Quando ha ascoltato Bach per la prima volta?

Mah, quando mia mamma diceva "è pronto da mangiare!" probabilmente sotto già sentivo Casals suonare le Suites!

Quando ho ascoltato la sua registrazione di quindici anni fa, mi ha colpito la sua lettura molto "italiana": calorosa, fraseggiata, equilibrata. Cos’è cambiato da allora?

Quindici anni fa ero molto teso alla rappresentazione ritmica delle danze che compongono le Suites. Per mettere in evidenza il ritmo e mantenere la danza, il suono doveva essere molto pulito.

Adesso mi interessa invece andare a fondo della parte cantata, parlata, perciò c’è una certa insistenza nello "spremere" lo strumento, nel sentire il sangue che circola in mezzo al suono e nelle note. Cercare meno il bel suono, e più l’espressività nel suono.

Nella nuova registrazione ho cercato di mettere sotto la lente d’ingrandimento il suono, per portare accanto a me l’ascoltatore. Io non potrò mai sentire il mio suono frontale. L’unica maniera che ho per far sentire all’ascoltatore quello che sento io mentre eseguo è di portarlo vicino a me con la registrazione. Cercare di andare da vicino, anche avvicinare i microfoni allo strumento.

 

In altre occasioni, lei ha parlato della solitudine di questa musica, e l’ha suonata anche in luoghi molto solitari: le montagne, il deserto. Perché attira così tanto interesse da parte del pubblico, una ricerca che apparentemente è solo "sua"?

È uno sforzo di condivisione, sia dalla parte di chi suona sia di chi ascolta, l’essere protagonista nel riempire il silenzio di questi luoghi, che a volte non sono neanche adatti alla musica. Ma sono arricchiti da questo silenzio. Io immagino sempre che anche Bach avrà avuto uno silenzio quando scriveva questa musica; non so, la prima Suite sembra proprio scaturire dal silenzio. Mi piacerebbe che questo silenzio fosse il più naturale possibile. Molte volte nelle sale da concerto è un silenzio denso di aspettative, denso di un surplus emotivo che forse è inevitabile.

Ultima domanda: cosa è per lei la creatività?

La creatività è un obbligo per le persone che hanno il talento per poter dire in poco tempo cose che in genere richiedono delle lunghe gestazioni e lunghe esperienze. Chi ha la creatività, il cosiddetto artista, ha la capacità di condensare in poco tempo e poco spazio ciò che altri hanno sperimentato in molto tempo e in grandi spazi.

È la seconda registrazione integrale delle Suites che Brunello ci offre. Spero che ce ne sarà una terza, fra qualche decennio: è una grande promessa, questa ricerca prima sull’ossatura ritmica e poi sulla carne sonora della musica. È la promessa di una sintesi meravigliosa, possibile solo nella maturità, dopo lunga ricerca e l’esperienza di una vita intera.

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