NICK DRAKE/ “Pink Moon”, dentro il grande mistero del cantautore inglese

- Paolo Vites

Pink Moon: un nuovo libro che affronta l’enigma del cantautore inglese Nick Drake, scomparso a soli 26 anni nel 1974. La recensione di PAOLO VITES

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Nick Drake, scomparso a 26 anni nel 1974

NICK DRAKE – PINK MOON – «Tiro fuori “Pink Moon” dal suo involucro colorato, lo lascio cadere sul piatto del giradischi, mi metto addosso una vecchia t-shirt, mi stendo sul pavimento del mio appartamento di Brooklyn. Ed è allora che sono grata per la compagnia di tutti quelli che conosco, felice di essere viva, eternamente riconoscente per gli sbuffi d’aria che continuano a passarmi attraverso i polmoni. È un ascolto che mi rende sottomessa e impotente: “Pink Moon” sarà sempre il mio rifugio, il mio modo di rimettere i piedi per terra, la mia panacea, il mio buon ritiro, la mia ancora di salvezza».

Così scrive verso la fine del suo bel libro Amanda Petrusich. Giornalista di “Rolling Stone” americano e del New York Times, Amanda è solo l’ultima di una lunga serie di autori che hanno provato a sfidare l’enigma Nick Drake, uno dei più affascinanti e misteriosi enigmi dei tanti che popolano la storia del rock. Il libro si intitola semplicemente “Pink Moon”, come l’ultimo album del cantautore inglese pubblicato nel 1972, a due anni dalla prematura morte a soli 26 anni. Morte che è ancora oggi circondata dalle ipotesi: suicidio o incidente dovuto a una overdose accidentale di anti depressivi?

Nessuno ha mai potuto chiarirlo. “Pink Moon” (Edizioni No Reply, 152 pagine, 12,00 euro, ottimamente tradotto dal giornalista italiano Antonio Puglia che ha scritto appositamente anche una appendice dedicata al rapporto di Nick Drake con l’Italia, attraverso le cover che ne hanno fatto musicisti del nostro paese, i libri scritti da autori italiani, le traduzioni, e l’influenza generale sulla nostra musica) arriva dunque ultimo in una serie di libri, ma ha diversi pregi da ascrivergli.

Dimostrando che Nick Drake continua a essere a oltre trent’anni dalla sua morte ancora un mistero da scandagliare e soprattutto una ispirazione che non cessa mai.

Amanda Petrusich ha deciso di concentrarsi proprio sul disco che dà il titolo al libro, pur facendo comunque una approfondita biografia dell’artista, perché il disco che più di ogni altro contiene il mistero di Nick Drake. Inciso nel corso di due nottate completamente da solo, senza gli arrangiamenti e la produzione che aveva caratterizzato le due precedenti opere discografiche – “Five Leaves Left” e “Bryter Later” – “Pink Moon” a lungo è stato definito il testamento di Drake, la confessione di un’anima tormentata sulle soglie della schizofrenia.

Undici canzoni in tutto, per una durata complessiva di neanche mezz’ora, un disco che come gli altri due di Drake ai tempi passò inosservato e che invece nel corso dei decenni, complice anche uno spot della Volkswagen in America che utilizzò come colonna sonora proprio il brano "Pink Moon", episodio a cui Amanda dedica uno dei capitoli più interessanti del libro, allo scopo di esaminare il rapporto tra arte e pubblicità, è stato rivalutato e riscoperto da generazioni diverse. Ad esempio il chitarrista dei Rem Peter Buck che lo definisce tutt’oggi il suo disco preferito di sempre.

Amanda, in modo intelligente, ha corredato il libro di dichiarazioni raccolte appositamente da musicisti che descrivono il loro rapporto con questo album, la scoperta, le sensazioni, l’importanza che riveste ancora oggi. Alla fine del libro, “Pink Moon” così come Nick Drake, rimane un mistero, ma un mistero che finalmente non è più definizione di angosciosa malattia, di sfortuna e maledizioni assortite come per lungo tempo è stato visto questo disco, ma invece una serena e splendente accettazione della realtà della vita. 

Come lo stesso Drake canta in uno dei pezzi più belli del disco, From the Morning: “Venne l’alba di un giorno e fu meraviglioso, e poi la notte scese e l’aria era meravigliosa, così guarda i giorni nei loro modi infinitamente colorati, e vai a giocare i giochi che hai imparato dal mattino. E adesso risorgiamo e siamo ovunque, risorgiamo dalla terra”. Frase quest’ultima che, in modo appropriato, è stata posta sulla tomba dello sfortunato songwriter a epitaffio di una vita sfortunata, ma solo secondo canoni falsi. Perché Nick Drake, con la sua musica straordinaria, ha regalato al mondo uno scorcio di bellezza incontestabile.

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