RINO GAETANO/ “Dalla parte di Rino”, il disco tributo a 30 anni dalla morte

A trent’anni dalla sua tragica morte, avvenuta il 2 giugno 1981, un disco tributo di diversi nomi della musica italiana paga pegno a Rino Gaetano. La recensione di PAOLO VITES

19.08.2011 - Paolo Vites
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Rino Gaetano (Ansa)

E’ uscito alla fine dello scorso giugno, ma per un motivo o per l’altro è passato un po’ inosservato. Così come poco osservato è stato il trentennale della morte del grande cantautore Rino Gaetano, scomparso 31enne il 2 giugno 1981 a causa di un incidente stradale avvenuto quasi all’identico modo e quasi nella stessa strada della Capitale di quello di Fred Buscaglione.
Il fatto che Rino Gaetano quella sera stesse rincasando dopo aver filmato uno speciale tv proprio dedicato a Buscaglione, aggiunge inquietante mistero alla triste circostanza.

Stiamo parlando del disco “Dalla parte di Rino”, un cd tributo composto di quattordici brani tratti dal repertorio del cantautore  e interpretati da nomi di spicco come Roy Paci, Roberto Vecchioni, Patty Pravo, Giuliano Palma, Gianluca Grignani, Giusy Ferrero e PFM tra gli altri. Mancano invece quei nomi che con Rino Gaetano mossero i primi passi sulle assi del Folkstudio romano, e cioè Francesco De Gregori e Antonello Venditti (che produsse anche uno dei primi 45 giri di Gaetano). Ma il disco funziona piacevolmente lo stesso, con un insospettabile protagonista che eccelle più di tutti gli altri. E’ Gianluca Grignani, cantautore non molto amato dalla critica, che nel tempo ha perso un po’ del suo pubblico per una svolta rock che in realtà non ha prodotto quanto Grignani sperava. Eppure la sua interpretazione sofferta della bellissima Mio fratello è figlio unico è quella che convince più di tutte le altre.

Viceversa Giusy Ferreri alle prese con il brano più famoso di Gaetano, Ma il cielo è sempre più blu, dimostra invece tutta la propria limitata capacità interpretativa. Piace molto l’iniziale Nuntereggaepiù, a cui Roy Paci con i suoi Aretuska ha aggiunto liriche scritte appositamente, dove a episodi e nomi degli anni Settanta che avevano ispirato Gaetano si aggiungono protagonisti dei tempi recenti, quali Corona o l’onorevole Scilipoti. Una volta di più stupisce la geniale capacità profetica del cantautore calabrese. Piace molto anche la rilettura a cappella, come loro caratteristica, che i Neri per caso fanno di Gianna, mentre un altro interprete su cui non avremmo scommesso granché, e cioè Pierdavide Carone, sa esprimere belle emozioni con Berta filava.

Patty Pravo è sempre più cupa e discorsiva nella rilettura di Resta vile maschio dove vai, mentre un’altra giovane proveniente dai talent show, Nathalie, imprime carattere a Tu, forse essenzialmente tu. A seguire Ron (Cogli la mia rosa d’amore); Roberto Vecchioni (Io scriverò) e PFM (E cantava le canzoni). Quello che resta dopo questo giusto e appropriato tributo a uno dei massimi autori e interpreti della canzone d’autore italiana, è il rammarico di aver perso così presto un genio assoluto della canzone, capace di riscriverne totalmente le regole e influenzare gli artisti a seguire come solo i grandi possono fare.

Ma resta anche la domanda: dopo rivoluzioni varie, tangentopoli assortite, scandali a non finire, l’Italia di trent’anni dopo è ancora identica a quella di cui cantava Rino Gaetano. Come mai? Prova a rispondere alla domanda il giornalista Marco Travaglio, a cui è stato dato l’incarico di scrivere un commento e un ricordo dell’artista scomparso all’interno del cd.

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