YELLOWJACKETS/ Intervista ai Signori della Fusion

La più longeva fusion band della storia, gli Yellowjackets, ha appena concluso quattro serate di grande musica al Blue Note di Milano. Tra un set e l’altro RUSSELL FERRANTE, BOB MINTZER e JIMMY HASLIP ci hanno gentilmente concesso un’intervista nel loro camerino. All’interno alcuni video della band

23.05.2009 - La Redazione
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La più longeva fusion band della storia, gli Yellowjackets, ha appena concluso quattro serate di grande musica al Blue Note di Milano. Superare i trent’anni di carriera (del lontano 1977 la prima formazione) e di successi è un traguardo invidiabile per un gruppo compatto, in cui il singolo riesce a dare il proprio contributo senza eccedere nel virtuosismo, all’interno di arrangiamenti curati ed eleganti.
Della prima formazione rimangono Russell Ferrante (sempre più pianoforte che tastiere) e Jimmy Haslip (basso), accanto al grande Bob Mintzer (sassofoni e EWI – Electronic Wind Instrument)  e al talentuoso Marcus Baylor (batteria).
Tra un set molto affollato (il locale è strapieno e a tratti rumoroso) e uno più intimo e ispirato che vede comparire tra gli spettatori una star del pop italiano, i Fantastici Quattro, dopo aver autografato numerosissime copie dell’ultimo “Lifecycle”, ci concedono gentilmente un’intervista nel loro camerino.

Alla luce di questi primi trent’anni di musica assieme, qual è stato il vostro punto d’origine e com’è cambiata negli anni la vostra musica?

Russell Ferrante:Penso che il punto d’origine e la fonte d’ispirazione di ogni musicista risieda in tutta la grande musica che è venuta prima di lui, quella che ha lasciato un segno meraviglioso nei diversi stili e nelle differenti epoche. Nel mio caso l’ascolto del jazz tradizionale, dei musicisti che hanno fatto la storia come Miles Davis o John Coltrane, ma anche di cose molto diverse tra loro: l’r’n’b, la musica africana, il latin jazz, il gospel, la musica classica…
Un musicista ancorato alla propria tradizione cresce nelle diverse esperienze musicali: ognuno ha il proprio bagaglio (io, ad esempio, ho iniziato suonando in chiesa). Per questo la nostra musica probabilmente non è cambiata molto negli anni, se non quando si è modificata la formazione iniziale, con l’ingresso di nuovi musicisti.
L’approccio degli Yellowjackets è rimasto lo stesso, come un certo modo di suonare e di lavorare assieme.


Fusion, Jazz-rock, sono etichette che vi stanno strette?

Russell Ferrante: Non so, è solo una questione di termini. Il nostro approccio è però sicuramente jazzistico: l’improvvisazione, l’ascolto reciproco, il suonare veramente “insieme”, cercando di variare in ogni momento, “esserci” sempre… con l’apertura mentale a cui accennavo prima.


Come nascono i brani degli Yellowjackets?

Russell Ferrante: Nascono in tutti i modi possibili: da un’improvvisazione, dalla scrittura collettiva, in una sorta di brainstorming in cui componiamo assieme… Le idee arrivano in molti modi, che siano ritmiche o melodiche. Spesso sono molto brevi, il bello è il loro sviluppo, lavorare perché prendano corpo.

Nonostante i vostri impegni avete anche il tempo di insegnare? È una cosa importante per voi?

Bob Mintzer:Io e Russel insegniamo nella stessa Università, a Los Angeles, e devo dire che il rapporto con gli studenti è sicuramente molto stimolante.

Russell Ferrante: I miei allievi mi stupiscono, perché hanno un modo molto interessante di comporre, c’è uno scambio costante di idee e di dischi. Ascoltano cose che io non ho mai sentito…


Nel primo set di questa sera avete eseguito un pezzo dedicato a Miles Davis, musicista capace di aprire nuove strade e di non accontentarsi mai. Cosa dovete a lui?

Russell Ferrante: Se suoni jazz devi riconoscere il suo contributo e il grande valore della sua musica: è stato grande in tutte le sue diverse stagioni. Adoro il quintetto con Herbie Hancock, Tony Williams, Ron Carter, George Coleman, così come amo il gruppo con Coltrane, Red Garland… il periodo elettrico… in pratica tutto quello che ha fatto.

A proposito di elettronica, offre ancora degli stimoli o non più come un tempo?

Bob Mintzer:Sicuramente è un terreno ancora da esplorare, che offre nuove vie. In questo ambito ci sono dei maestri, come Joe Zawinul e il suo uso dei sintetizzatori…

Jimmy Haslip:…Peter Gabriel, Bjork (un’artista molto interessante). È sicuramente un’ottima strada per trovare idee creative, che apre a nuove possibilità.


La musica d’oggi vi offre degli stimoli interessanti?

Russell Ferrante: Certamente. Da pianista jazz ascolto con grandissima attenzione Brad Mehldau, Keith Jarret, Herbie Hancock, il gruppo di Wayne Shorter con Danilo Perez, tra i pianisti italiani Dado Moroni, secondo me un pianista fantastico, ormai conosciuto ovunque.
Al di là del jazz penso che la musica degli U2 sia autentica e ispirata. Li stimo, al di là dell’immagine, dell’abbigliamento. Credono in quello che fanno.

Jimmy Haslip: Secondo me ci sono molte più idee nella musica del passato, penso a Louis Armstrong, a Charlie Parker… La loro musica è “autentica”, non so come dire, legata alla realtà… come la musica popolare che si trova in ogni parte del mondo, dall’Africa, all’Indoniesia, al Kazakistan…
Spesso chi fa musica oggi combina vecchie idee e quindi preferisco tornare indietro, perchè l’autenticità che trovo nelle grandi figure del jazz o in Bob Dylan, Jimi Hendrix ,o nei Beatles non riesco a sentirla nella musica pop che passa alla radio, come ad esempio quella di Britney Spears… Ho portato mia figlia a un suo concerto, con tutti quei ballerini e quelle luci mi sembrava di essere a Las Vegas. Non so come dire, è uno specchietto per le allodole…”smoking and mirrors”… Mi chiedo cosa sia successo nell’arco di tempo che passa tra i Beatles e Britney Spears…

Bob Mintzer: Se volete ascoltare qualcosa di “autentico” compratevi John Coltrane, nel “Live at the Village Vanguard”, magari la registrazione non è delle migliori, non so come saranno state le luci e il resto in quel locale, ma sentirete dei musicisti che stanno dando l’anima…

(Carlo Melato)

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