PERCORSI INDI(E)PENDENTI/ Dente live al Magnolia

- La Redazione

MARTINA MAMBELLI racconta l’interessante concerto di un cantautore emiliano di talento, che ormai da qualche anno si sta facendo notare: Giuseppe Peveri, in arte Dente

DenteR375_120309

Per chi non lo conosce, Dente è lo pseudonimo dietro al quale si cela Giuseppe Peveri, simpatico cantautore emiliano in circolazione da qualche anno e con tre long playing all’attivo. E a giudicare dal concerto di martedì, il nostro non solo dimostra talento e originalità ma ha anche una nutrita e colorata schiera di fan. Il classico fenomeno indie del momento? Non credo proprio.
Tra schiamazzi e incitazioni la serata inizia con A me piace lei e Incubo, due ballate dal mood brioso e ironico contenute nell’ultimo lavoro di studio, L’Amore non è bello dalle quali sono tratte anche Quel mazzolino e Vieni a vivere, piccole chicche naif dal refrain accattivante, destinate a diventare sicuramente ( e a ragione) le indie-hit della primavera 2009.
In sostanza Dente non fa nulla di stellare, suona spensierato la sua chitarra, ci racconta qualche aneddoto divertente su di lui e canta allegro anche quando le canzoni parlano di sentimenti calpestati e storie andate storte. Punto. Dove sta il bello del concerto? Sta nel modo di porsi e di cantare di questo esile menestrello: assolutamente naturale, diretto e umano.
Anche nel bel mezzo della folla, in un martedì milanese qualunque, alzi la mano chi non si è riconosciuto almeno per il tempo di una strofa nella nostalgica 28 agosto o in Buon appetito? Dente colpisce e piace proprio per questo. Per fortuna che per non perdersi nell’atmosfera agrodolce dei ricordi l’antidoto è sempre lui a trovarlo, inventandosi sul momento siparietti e battute divertenti strappa applauso (l’aureola dorata con la quale a un certo punto si è presentato sul palco è stata oggettivamente una trovata demente ma geniale).
E non è finita: tra atmosfere vintage e sfarfallii psichedelici il cantautore fidentino ci propone versioni interessanti e grintose della ben nota Scanto di Sirene e Diecicentomille ottenendo un ampio consenso dalla maggior parte dei presenti. Si prosegue con un’altra manciata di brani tratti dall’album precedente, Non c’è due senza te, e Le cose che contano perdendosi tra giochi di parole e accordi delicati.
Per poi finire in grande stile con La presunta cecità di Irene e piogge di applausi. Bravo, questo figlio illegittimo di De Gregori e Battisti l’altra sera mi ha proprio confermato l’idea positiva che avevo di lui dopo averlo sentito su disco.
Peccato per l’acustica, forse un po’ troppo lo-fi, e il chiacchiericcio costante del pubblico…

(Martina Mambelli)



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori