PERCORSI INDI(E)PENDENTI/ Federico Fiumani live al Tambourine

- La Redazione

La recensione di MARTINA MAMBELLI del concerto di Federico Fiumani, leader dei Diaframma, uno dei gruppi cardine della new wave italiana. Artista inquieto e inafferrabile, come se il tempo non fosse passato, ancora in grado di calamitare l’attenzione con i suoi testi vissuti e sinceri

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«Il futuro sorride a quelli come noi» pensava già nel 1981 un giovane Federico Fiumani, leader (e ora unico depositario del nome) dei Diaframma, ovvero uno dei gruppi cardine della new wave italiana. E sembrava averci preso: ora di anni ne ha una cinquantina ma, a giudicare da questa serata, in lui non sembra essere cambiato nulla: stesso entusiasmo, stessa grinta degli inizi, stesso ciuffo sbarazzino.
Fiumani sale sul palco, imbraccia la sua chitarra e comincia a urlare nel microfono le prime parole di L’odore delle rose e Gennaio, forse due tra le canzoni più rappresentative della dualità geniale dell’artista toscano: una dall’animo poetico e melodico, l’altra veloce e punk.
Applausi e sguardi commossi da parte del pubblico, zero saluti e pochi preamboli da parte sua, e si riprende un concerto tutto all’insegna del passato, con pezzi storici come Caldo, Elena, riservando davvero poco spazio alle novità discografiche (viene presentato solo l’inedito Madre Severa). Così il primo e ultimo protagonista dell’avventura Diaframma scuote la sua spigolosa chitarra e vomita gioie e inquietudini con la stessa carica di un tempo, come se invece che al Tambourine di Seregno in un sabato qualsiasi, fossimo in qualche rock club fiorentino, o nella sala prove della Ira Records. E infatti partono gli scarni accordi di Siberia, l’algido e cupo inno della italo wave. Firenze. Anni Ottanta. Altri tempi.
Il pubblico di post-trentenni è rapito da questo esile ma vigoroso frontman che con aria di sfida ci sbatte in faccia i suoi amori travagliati e assurdi con testi sinceri e fin troppo diretti: Labbra Blu, Verde e Diamante grezzo raggiungono picchi di liricità e gradimento notevoli, Adoro Guardarti, invece, riporta tutto su di un piano, come dire, carnale e concreto. Ma questo è Fiumani, signori, nel suo essere punk prima e dopo di tutti, cantautore atipico e controcorrente nonostante tutto e tutti. E da buon artista inquieto e inafferrabile quale è sempre stato, dopo la splendida Blu Petrolio, non ha molto da dire prima di andarsene in camerino se non «questa è dedicata al punk rock» in riferimento al brano finale Libra. Il cerchio si chiude, dunque. È inutile, irriducibile pubblico alternative, che fischi e chiedi un’altra ninnananna punk-wave al tuo idolo dal ciuffo ribelle, Federico tutto quel che doveva dirti te lo ha detto e lo ha fatto in un’ora di concerto energico, essenziale e a suo modo, poetico. Magari fossero tutti così, i concerti.

(Martina Mambelli)



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