RECENSIONI LIVE/ Festival MiTo tra Musica e Pensiero: il caso Ravel

- La Redazione

Inserire all’interno di un Festival musicale un convegno scientifico in università Bocconi, con un tema come “Pensiero e Musica” è sicuramente un’idea interessante All’interno di MiTo – Settembre Musica succede anche questo. Il commento di ROBERTO LONOCE

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Inserire all’interno di un Festival musicale un convegno scientifico in università Bocconi, con un tema come “Pensiero e Musica” è sicuramente un’idea interessante All’interno di MiTo – Settembre Musica succede anche questo.

Quella di ieri è stata un’esperienza molto interessante che ha visto un Auditorium pieno di giovani e meno giovani, musicisti e non musicisti, scienziati e appassionati di musica in una kermesse di cinque ore, quasi senza tregua. Un intervento dietro l’altro e con un’alta attenzione da parte di tutti.

Il sottotitolo recitava “La formazione del pensiero musicale nel cervello: il caso Ravel”. Come fare a non essere in prima fila?
I relatori, di fama internazionale, hanno trattato esaurientemente gli studi e le ricerche compiute in questi anni per dimostrare che la musica, analogamente al linguaggio, ha rapporti con l’anatomia e le funzioni celebrali. Rappresenta infatti uno strumento potente per rivelare l’intimo funzionamento della mente e del sistema nervoso; non a caso conosciamo le funzioni mentali superiori che si mettono in gioco con la musica: la percezione, l’attenzione, la memoria, l’apprendimento, la creatività, l’immaginazione musicale e le emozioni.

Chiaramente tutti studi resi attuali dalle moderne tecniche di indagine (la TAC e la Risonanza Magnetica) prima sconosciute.
Grazie ai musicisti e ai non musicisti che si sono fatti sottoporre a esperimenti di tutti i tipi: dagli studi si è individuato il lobo che si adopera per l’acquisizione musicale e che è potenziato per i musicisti, ma è presente in tutti. E l’area deputata al riconoscimento di qualità musicale è situata vicino a quella uditiva, ma chiaramente distinta. Come non pensare se si avesse avuto la possibilità di fare tali indagini a Mozart? Cosa avrebbero scoperto?

E poi il tema affascinante di come la musica possa suscitare delle emozioni. Sembrerebbe (non è ancora fondato perché c’è una parte di mistero) che durante un ascolto musicale vengano attivati sistemi che usano la molecola dopamina come principale neuro-trasmettitore delle emozioni/affezioni negative (tramite l’ascolto di brani melodici e altri meno).

La seconda parte del convegno è stata concentrata sulla malattia di Ravel, noto compositore e pianista francese a cavallo di secolo.
Era un perfezionista nella composizione (“orologiaio svizzero” lo definì Stravinsky), e verso la fine degli anni ’20 il Maestro, poco più che cinquantenne, inizia a sviluppare una riduzione della fluidità verbale associata a irregolarità della scrittura anche musicale (era perfezionista anche nella sua stupenda calligrafia).

Nel massimo del suo successo (1928), l’anno del Bolero, e della trionfale tournée negli USA sorgono i suoi primi sintomi della malattia, durante un concerto a Madrid in cui doveva suonare una sua composizione al piano, sbaglia e passa dal primo movimento a quello finale, passando da libere improvvisazioni.

Da quel momento inizia per lui il declino che lo porterà a perdere le sue capacità musicali: non sarà più capace di leggere la musica, di comporla, di suonarla. Mentre la memoria, il giudizio critico e il senso estetico permangono in lui: “non scriverò mai la mia Giovanna d’Arco. La musica è qui nella testa, la sento ma non riesco a scriverla, non sono più capace di scrivere la mia musica” disse ai suoi amici che cercavano di stimolarlo a ricominciare a comporre.

Ravel morì a 62 anni, pochi giorni dopo un intervento neuro-chirurgico, inutile e probabilmente dannoso, un intervento per capire quella strana malattia. O
ggi, con le nuove tecniche diagnostiche, non ci sarebbe stato bisogno. Questa storia drammatica, legata al tema del convegno del MiTo, mostra come una patologia cerebrale possa causare il deficit delle abilità musicali, con conseguente decadimento della creatività artistica.

Ma nonostante tutte le ricerche, il mistero della vita e della morte non è ancora svelato e rende tuttora “l’affaire Ravel” oggetto di intense discussioni scientifiche da parte di neurologi e musicologi.
Il convegno è stato molto interessante e stimolante. I capolavori composti dal Maestro rimangono nella storia e penso non abbiano bisogno di troppi studi, bisogna solo ascoltarli per cogliere quel mistero!

(Roberto Lonoce)

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