MARCO MENGONI/ Il Re Matto conquista l’Alcatraz di Milano

- La Redazione

La recensione del concerto di Marco Mengoni all’Alcatraz di Milano a cura di CRISTINA PICARIELLO

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Marco Mengoni

Tra Beatles, Mia Martini e Rolling Stones, Marco Mengoni ha offerto ieri sera all’Alcatraz di Milano uno show eccentrico e di grande impatto, non risparmiando voce ed energie e donando uno spettacolo senza dubbio nuovo per il pubblico italiano.

Un’ironica voce fuori campo annuncia l’inizio del concerto, si abbassano le luci sul palco del prestigioso locale milanese che ha visto artisti provenienti da tutto il mondo. Si apre il sipario, metà bianco, metà nero, e l’istrionico trionfatore della terza edizione del talent show X Factor entra in scena acclamato da un pubblico che lo ha atteso sotto la pioggia per ore.

Sottile e dalle movenze feline, Marco Mengoni è senza dubbio uno degli artisti emergenti più acclamati dal panorama musicale italiano che lo ha fatto arrivare terzo al Sessantesimo Festival di Sanremo e adesso lo segue con affetto durante il Re Matto Tour che è cominciato ufficialmente proprio qui a Milano con due date, entrambe sold out, il 3 e il 4 maggio.

Sul palco si muove con una sicurezza innaturale per un ragazzo di 21 anni ai suoi primi concerti, incastonato perfettamente in una scenografia divisa fra il bianco e il nero (la struttura è un’enorme scacchiera) e quando canta divora il palco con la sua energia. E proprio il contrasto sembra inviare subito un messaggio chiaro al pubblico: la diversità contraddistingue un artista come Mengoni che propone brani di generi completamente opposti tra loro.

Comincia con il ritmo dance di Stanco (Deeper Inside) tratto dal suo ultimo ep “Re Matto” e dimostra di sapersi muovere in mezzo ai quattro ballerini, tutti travestiti da conigli bianchi. Poi propone una serie di cover miste a brani spaziando dai Rolling Stones, con la celebre Satisfaction, ai Finger Eleven con l’energetica Paralyzer, per poi regalare classici come Almeno Tu nell’universo di Mia Martini e Tears in Heaven di Eric Clapton.

La voce è potente e acuta, spesso è sovrastato dalle grida delle ragazze di ogni età che affollano il locale e impazziscono per ogni sua mossa. Quando la musica cala e il giovane cantante si rivolge al pubblico sembra perdere un po’ della grinta che lo contraddistingue nelle sue esibizioni e diventa un ragazzo timido e un po’ impacciato.

Parla poco e preferisce che sia la musica a predominare nelle quasi due ore di spettacolo. Brani che lo hanno reso celebre a X Factor come Insieme a te sto bene di Lucio Battisti e Psycho Killer dei Talkin’ Heads sono riproposti al pubblico con continue varianti e nuove interpretazioni. I pezzi tratti da “Re Matto” si rivelano più deboli per la personalità artistica di Mengoni che si ritrova paradossalmente più a suo agio interpretando l’immortale Helter Skelter dei Beatles: questo potrebbe suggerire all’artista un indirizzo più hard rock che pop con poco spessore.

Dedica a Mina, che più volte si è complimenta con lui, il brano Nessuno reinterpretato in chiave rock. Cambiano i generi e cambiano con esso scenografia e costumi mostrando Marco in molteplici look, tutti estrosi e dall’aria “internazionale”, la cui firma è Neil Barret, stilista che ha seguito fino ad oggi artisti come Johnny Depp, Justin Timberlake e Madonna.

I musicisti che lo accompagnano si rivelano all’altezza di queste evoluzioni musicali anche se l’affetto del pubblico è tutto per il cantante. Proprio ai suoi fan dedica Dove si vola. Grazie a loro, dice, è potuto arrivare a vincere il disco di platino.

 

Una sorpresa arriva sulle note acide e distorte di Credimi ancora, brano con cui si è presentato al Festival di Sanremo. Due figure mascherate entrano di soppiatto e solo al termine del brano si svelano: sono Diego e La Pina, speaker di Radio Deejay che scherzano con il cantante, chiacchierano con lui e giocano con il pubblico.

Il concerto si conclude senza effetti speciali, con i ringraziamenti di Marco a tutti i suoi collaboratori, in particolare Luca Tommassini che ha seguito scenografia costumi e coreografia. Pare che a Marco Mengoni non manchi niente: carismatico, personaggio, con una voce potente e innovativa, bello, sexy e intenso. Lavora con serietà e sembra non aver perso l’umiltà che chi lo segue da X Factor ha saputo apprezzare durante tutto il suo percorso.

L’impressione è che manchi ancora qualcosa, una chiave di lettura del personaggio che incanali tutte le sue doti in una strada che le faccia fruttare al meglio. Un progetto musicale in cui la complessità del giovane Mengoni possa essere messa a servizio di prodotti artistici duraturi e di valore e non solo esibita come il fenomeno della stagione. Speriamo che un talento così grande possa essere sostenuto da dei veri maestri.

(Cristina Picariello)

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