THE GREAT ESCAPE IN BRIGHTON/ Chew Lips, Hurts e Genuine Freakshow. Le novità più interessanti della scena londinese

- La Redazione

Siamo tornati a Brighton un anno dopo per “The Great Escape”, il grande festival dedicato ai gruppi emergenti della scena inglese e internazionale, a un’ora da Londra. La quinta edizione nel racconto di PETER DEBRANDO CHIESA

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Siamo tornati a Brighton, un anno dopo (leggi qui), per “The Great Escape”, il grande festival dedicato ai gruppi emergenti della scena inglese e internazionale, a un’ora di treno da Londra.
La quinta edizione si è appena conclusa e ha visto un’orda di alcolizzati (l’industria musicale inglese) trasformare per tre giorni la ridente cittadina marittima in una sorta di Camden da spiaggia. Come gli altri anni centinaia di band dal vivo, una mostra mercato per l’industria musicale, seminari e tavole rotonde.

A essere onesti, per quanto interessanti, le conferenze non sono state rivoluzionarie. Le solite cose, un po’ di attenzione al “social networking” e basilari indicazioni di “music business”. Ma in fondo, chi viene al Great Escape (TGE come lo chiamano quelli del mestiere…) lo fa per ascoltare le nuove proposte musicali (oltre 300 artisti si sono esibiti tra giovedì e domenica mattina) e per fare “networking”, qualche birra cioè con i vari manager, editori e discografici presenti alla kermesse nella speranza di chiudere il contratto decisivo.

(clicca i link per ascoltare i brani su MySpace)
Il Coalition era strapieno di gente per questo rapper di Londra, da poco con la “Parlophone” (la stessa etichetta di Kylie Minogue), che nel giro di qualche mese è stato catapultato dalla scena grime underground (l’hip hop di matrice londinese) al numero uno delle classifiche di vendite col brano Pass Out, con cui TT ha saggiamente chiuso un set al fulmicotone che era stato aperto dal prossimo singolo Frisky che però, sebbene composto sulla falsa riga di Pass Out, non ha forse la stessa carica emotiva e innovativa.

Per un artista come Rod Thomas (aka Bright Light Bright Light) è fondamentale suonare nel locale giusto. E l’atmosfera al The Latest Music Bar era perfetta. Rod era sul palco con sintetizzatori e sampler, accompagnato solo da un batterista, ma i suoni preregistrati richiamati in diretta dal sequencer, facevano sembrare lo show live. Lui poi è eccezionale, bella voce, bei brani e completamente a suo agio sul palco ci ha regalato uno show molto emozionale.
L’unico rammarico è di essermi perso il suo nuovo singolo, che verrà stampato dal re dei bloggers inglese popjustice.com, Love Part II, una canzone veramente straordinaria. 

Mai sentiti. Eppure incredibili. Sembra quasi che ci siano più musicisti che ascoltatori. Batteria, basso, contrabbasso elettrico, vilino elettrico, sax, tastiera e chitarra. Un muro di suono che va dal piuchepianissimo al piuchefortissimo… e mai nome di un gruppo fu più azzeccato! Uno show stranissimo, creativo, dinamico, accattivante. Sembra impossibile che loro siano senza etichetta e debbano stamparsi l’album da soli…

Avevo sentito parlare dai media alternativi di questa ragazzina della Florida. E mi aspettavo un party energetico e spregiudicato. Invece sono rimasto abbastanza deluso.
Certo, ha carisma, ma forse è ancora presto per fare da headliner a livello internazionale. Alla lunga Dominique risulta monotona, lo stesso flow, le stesse cose, le stesse melodie. Non ha  ancora raggiunto i vent’anni, tempo per crescere ce n’è.

I Chew Lips erano letteralmente sulla bocca di tutti. D’altra parte con un centinaio di artisti per sera, bisogna scegliere con cura chi andare a vedere. La maggior parte degli addetti ai lavori li aveva messi in agenda tra gli imperdibili. Sono bravi, anche se rischiano di rimanere schiacciati dalle aspettative. Bei suoni, ma scarsa attenzione sulle canzoni. Per il momento (almeno dal vivo) solo sufficienti.

In una parola, eccezionali. Giacca e cravatta, pettinati e gellati, con tenore annesso a fare le seconde voci, gli Hurts uniscono una produzione eccellente e ricercata a canzoni d’autore, completate da un’ottima interpretazione. Si ispirano senza nascondersi ai new romantics degli anni Ottanta, ma hanno decisamente qualcosa di moderno e attuale.
Il singolo Better Than Love non sta facendo faville in classifica, avendo debuttato fuori dalla top40. Se però la Sony non si arrende e dà la giusta spinta all’album, gli Hurts potrebbero davvero arrivare lontano. straordinaria. 

Quello che avevo sentito mi era piaciuto moltissimo. Sarà la natura asettica del Corn Exchange, la coda estenuante al di fuori del locale nonostante il priority pass, o la stanchezza, ma i Delphic hanno decisamente annoiato.
Di parere opposto le centinaia di persone attorno a me, rapite dai suoni rarefatti ed elettronici di questo quartetto del Nord dell’Inghilterra.

Tutto esaurito all’Audio, una coda interminabile e purtroppo senza speranza. Non resta che ascoltarli e segnare in agenda le loro prossime date.

(Peter DeBrando Chiesa)



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