MILANO JAZZIN’ FESTIVAL/ Le chitarre gioiello di Mr. Mark Knopfler

- Alberto Contri

Il concerto di Mark Knopfler di ieri sera all’Arena di Milano, è stato impreziosito dai pregevoli strumenti utilizzati dalla band del fondatore dei Dire Straits. Ce ne parla ALBERTO CONTRI

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Mark Knopfler

Il concerto di Knopfler all’Arena di Milano non è stato appassionante solo per l’evidente voglia di suonare della band nonostante il caldo e la routine tipica di ogni tour.

Gli appassionati e i collezionisti di strumenti musicali hanno anche avuto modo di assistere a una esibizione di strumenti assai pregevoli, che hanno fatto la storia del rock. Secondo solo a John Fogerty, mitico e tuttora infaticabile ex-leader dei Creedence Clearwater Revival che cambia praticamente una chitarra ogni pezzo, Mark Knoplfer ha esibito e suonato una serie di splendidi pezzi della sua collezione, che suona tutti rigorosamente senza plettro, dosando con i polpalstrelli la pressione sulle corde ottenendo il suo inconfondibile sound grazie all’accoppiamento tra chitarra, pick-up e amplificatori (Fender e Marshall).

Gran parte della sua originalità sta nell’aver saputo applicare alle chitarre elettriche la tecnica del fingerpicking, in uso da sempre per le chitarre acustiche.

Mark possiede oltre 70 chitarre, ovviamente non tutte portate sul palco dell’Arena, anche perché certi pezzi originali del ’59 possono valere centinaia di migliaia di dollari, e non è il caso di portarseli troppo in giro.

 

In mano a lui abbiamo visto innanzitutto una serie di Fender, Stratocaster e Telecaster: ha iniziato con l’immancabile Strato Fiesta Red (esiste in commercio l’immancabile versione “Signature” da lui firmata), proseguendo poi con altre Strato di diversi colori ed epoche, una splendida Telecaster 52 natural, un paio di Gibson Les Paul Historic, un dobro National Tricone del 1928, un’affascinante Pensa Flamed (il suo amico liutaio Rudy Pensa è diventato famoso con le chitarre costruite per Mark e apparse su diverse copertine dei suoi dischi).

Per quanto riguarda le acustiche, all’Arena lui e i suoi musicisti hanno sfoggiato diverse Martin, un ukulele, un violino  e alcuni grossi mandoloncelli (grandi mandolini con 4 gruppi di due corde ciascuno). Il concerto si è concluso con il suono di una Don Grosh Electrajet bianca, equipaggiata con pick-up P90, noti per la loro estrema sensibilità e potenza.

Immancabile un vecchissimo organo Hammond impagabile per il suono del sistema “Leslie” ad altoparlante rotante. Esistono diverse tastiere che ne emulano il suono. Ma la scelta di usarne uno originale la dice lunga sulla meticolosa ricerca del suono ad opera di Mark Knopfler e della sua band. Scelta che può sembrare minimalista, e che è invece basata sul costante perseguimento dell’assoluta perfezione.

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