TEATRO DEGLI ORRORI/ Indie rock veneziano in direzione contraria

- La Redazione

La recensione live del concerto di Catania de Il Teatro degli Orrori a cura di GIUSEPPE CIOTTA

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Il Teatro degli Orrori – pregevole gruppo italiano di alternative rock d’autore – a Catania fa registrare spesso e volentieri il sold out.

Stessa cornice: i Mercati Generali – un ex palmento di fine ‘800 adibito alla produzione di vino, oggi riconvertito in live club – nella campagna etnea prossima alla città, dove da più di 10 anni passa il meglio della musica internazionale. Cambia solo la location: stavolta siamo all’aperto, con sommo giubilo degli avventori. L’ampio parcheggio si trova fra profumati alberi di mandarini, mentre il palco e la zona spettatori antistante sono circondati da rigogliose palme e alberi di fichi d’india.

Immersi in questa flora – tipica del luogo – tanti tavolini, sedie e anche sdraio. I profumi della campagna siciliana vengono sferzati dalla brezza del vicino mare Ionio, che – all’inoltrarsi della notte – comincia a far sentire la sua fresca presenza.

Anche l’acustica ne guadagna: nel vasto spazio all’aperto, l’abilità di tecnici e fonici si dispiega al meglio.

La band veneta, intanto, ha appena collezionato 17.000 download gratuiti (che continuano a crescere) dell’ep “Raro”, con brani tratti dallo show tenuto presso il teatro di Faenza – nella sua elegante piazza centrale – nel novembre 2009. Quel concerto introdusse l’edizione di quell’anno del M.E.I. (Meeting Etichette Indipendenti).

“Abbiamo fatto una cosa molto simile su Radio Rai, a Roma, qualche mese dopo. Non c’era più Giulio, però (Favero – produttore, musicista e autore – che ha deciso si seguire la band da dietro le quinte, nda). Lo show di Faenza era stata un’idea sua. Lo abbiamo ripetuto al salone del libro di Torino, ma non credo che faremo un tour nei teatri, anche se c’era venuto in mente”.

 

Questo ci raccontava Pierpaolo Capovilla (voce e leader del gruppo) qualche settimana fa, al MI AMI 2010 di Milano.
Ora è il momento della ristampa – ad appena tre anni dalla sua uscita – del loro debutto “Dell’Impero delle Tenebre” su Tempesta Dischi (etichetta che fa capo alla band Tre Allegri Ragazzi Morti, nda): una label che oggi raggruppa il meglio dell’Italia rock, ricoprendo quel ruolo che fu – 15 anni prima – della Mescal (che lanciò Afterhours, Subsonica, Cesare Basile, Massimo Volume e molti altri, nda).

Frattanto, il 2° e brillante ultimo album “A Sangue Freddo” – bestseller che ha rivitalizzato il rock dei contenuti nel nostro paese – continua la sua corsa inarrestabile. Insomma, un vero e proprio caso, tutto italiano. Una rivoluzione dal basso, ma con un bagaglio altissimo: ricerca musicale, profondità e live show dall’alto tasso emotivo. Un bel segnale, in un paese dove lo scenario discografico dominante è sempre più asfittico.

“I dischi non si vendono più. Oggi, chi compra i dischi, chi compra un nostro album, lo fa per amore. Non è lealtà nei confronti dell’autore. Lo si fa perché si amano le canzoni: la gente riconosce che c’è qualcosa di vero dietro di esse. Questo è il futuro che vedo. Del resto, non riuscirei a immaginare un domani diverso per me: questa è la musica che faccio e non ne farei un’altra”.

A proposito di futuro, Pierpaolo ci racconta i suoi progetti: “La priorità è fare un nuovo disco. Al momento non abbiamo del materiale pronto, ma contiamo di fermarci dopo il tour per ragionarci su e mettere insieme il nuovo repertorio. L’unica cosa certa è che lavoreremo sodo, per mesi. Io, poi, ripartirò con la mia vecchia band – One Dimensional Man – nella line up originale (post punk/garage rock che per anni ha incendiato i palchi di mezza Europa, nda), per un tour di 8 date, giusto per rompere il ghiaccio dopo anni d’inattività. Toccheremo solo i club più grossi, ma mi auguro di tornare con loro qui in Sicilia”.

Comprensibile, vista la passione con cui il pubblico accoglie la band a soli due mesi dall’ultima esibizione a Catania: nonostante un Pierpaolo abbastanza provato dal tour mi confessi, prima di salire sul palco, di avere problemi di voce, bastano i primi brani – fra cui un inedito molto rock ’n’ roll – per scaldarsi e rendere l’esibizione addirittura superiore alla precedente qui. Stavolta lo spazio non manca e la band, in palla, instaura immediatamente uno stretto contatto con la sua audience: il cantante si tuffa sul pubblico entusiasta, che lo porta allegramente in giro sulle sue teste. Nemmeno le sue amare considerazione – acute e mai didascaliche – sull’impoverimento socioculturale del nostro paese, turbano l’atmosfera gioiosa che regna fra gli astanti.

 

Il gruppo – ammirato da tanta dedizione – restituirà il favore con 3 bis, che chiuderanno uno show che ha pescato in modo organico da entrambi gli album, con canzoni che citano Majakovskij, Carmelo Bene, Pino Daniele, il Padre Nostro, le Sacre Scritture, le ultime notizie di cronaca e politica… Argomenti a volte agli antipodi, ma tenuti insieme da una profondità e coerenza artistica che ha pochi pari. È solo un vantaggio per un pubblico dall’età eterogenea (dai 16 ai 45 anni): chi non ha mai sentito citare quei nomi o eventi, magari – spinto dall’emulazione adolescenziale – andrà a scoprirli e non potrà che fargli bene: un forbito viatico ai social network! Chi – per ragioni anagrafiche – li conosce già, potrà approfondire o riscoprire nomi e fatti che costituiscono un patrimonio per la coscienza collettiva.

Lo show è finito e mentre la band – dopo un’obbligata pausa in camerino – si concede ai fan, sul palco è già il momento di Giancarlo Salafia e delle sue playlist alternative indie rock. Conosciuto ai più come JJ, ama definirsi “selezionatore musicale”, piuttosto che dj.

Cresciuto artisticamente a suon di new wave, Cure, Blonde Redhead, Radiohead, PJ Harvey e rapito da Nevermind dei Nirvana, comincia suonando la chitarra negli Snort!, all’epoca d’oro del rock catanese dei ’90. Qualche anno dopo – insieme al suo partner musicale Antonio Vetrano – dà vita al djset Rumori, che gira per i migliori live club della città etnea e non solo, contribuendo a tener vivo l’underground rock catanese.

Nel tempo Rumori diverrà il sito web di riferimento per l’indie rock isolano, patrocinando eventi come l’Indie Concept – rassegna col meglio del rock emergente del Sud Italia – e altri. Al collettivo di Rumori e ai suoi leader Salafia e Vetrano – cui s’aggiungerà nel frattempo un altro dj, l’amico Renato Gargiulo – va il merito di aver offerto e di continuare a offrire tante occasioni alle band siciliane, sostenendole da vicino con passione e impegno, portandole su palchi d’assoluto richiamo: non è poco, in un panorama di “favoritismi agli amici” che, a volte, dà spazio più a band ben “appoggiate” che talentuose.

Mentre girano i dischi di JJ e del suo aftershow ribattezzato Bananas Repubblik – che ritroveremo qui in appendice all’attesissima esibizione del 17 luglio dei conterranei Marta sui Tubi – salutiamo Il Teatro degli Orrori al completo. Pierpaolo Capovilla ci regala un suo pensiero spontaneo: “Resistere, resistere, resistere! Remare in direzione opposta e contraria a quella di quanti hanno approfittato di questo paese”. Come dargli torto?

(Giuseppe Ciotta)

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