IGUAZU’ PROJECT/ L’omaggio a Fabrizio De André all’Alexander Platz di Roma

- Luigi Viva

La band di Michele Ascolese, il chitarrista dell’indimenticato cantautore genovese negli ultimi nove anni di attività, nonché direttore musicale di alcuni dei suoi tour, rende omaggio a Fabrizio De André. La recensione di LUIGI VIVA

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Gli Iguazù Project di Michele Ascolese

ALEXANDER PLATZ – IGUAZU’ PROJECT – OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRE’ – Quasi per caso, avvisato da un amico, sono tornato all’Alexander Platz in una tranquilla serata di inizio settimana. Subito l’atmosfera del club ha preso il sopravvento, il gran patron Giampiero Rubei, gli autografi  sui muri dei tanti grandi che via hanno suonato, alcuni reperti d’epoca, incluso un articolo che il vostro recensore aveva pubblicato ben venticinque anni prima (ahimè!).

L’occasione è data dal concerto dell’Iguazù Project guidato da Michele Ascolese  che  ha inteso rendere omaggio a Fabrizio De André.
Per chi non lo sapesse Michele Ascolese è stato il chitarrista del grande genovese negli ultimi nove anni di attività, nonché direttore musicale di alcuni dei suoi tour oltre ad essere il chitarrista preferito di molti grandi della musica italiana.

Michele ha  sapientemente inserito nel brillante repertorio della band (Fiesta su tutte), alcuni dei grandi pezzi di De André (Amore che Vieni, Amore che Vai, Khorakhanè, Le Acciuge fanno il pallone, La guerra di Piero, Il pescatore) riproponendoli con originalissimi arrangiamenti; la band, infatti, si muove a metà strada tra jazz e ritmi brasiliani e centro americani (milonga e bolero cubani) gran passione dello stesso De André. 

 

Vuoi per la cristallina classe di Ascolese, vuoi  per la bravura dei suoi compagni di viaggio (Stefano parenti alla batteria, Maurizio Meo al basso, Alessandro Groggia piano e tastiere, Denis Negroponte alla fisarmonica) la serata è stata estremamente godibile, qualche simpatico e garbato aneddoto, e tante emozioni.

Particolarmente toccante Amore che Vieni, Amore che vai, con la chitarra di Ascolese a “cantare” le parti vocali. L’affresco  alle spalle della band ci ha riportato alla mente quello della stanza di Fabrizio; quando la visitammo, nel 1992, c’era anche l’amatissima chitarra Framus da jazz, del quale si sono purtroppo perse le tracce.

Consigliato agli appassionati di Fabrizio. Si replica fino  a Venerdì 28 gennaio.

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