MI AMI 2011/ Il “Festival della musica bella e dei baci” ha colpito ancora

- La Redazione

Si è tenuto dal 10 al 13 giugno il MiAmi Festival, l’evento musicale dedicato alla scena rock indipendnete italiana più importante. Lo racconta per noi RAFFAELE CONCOLLATO

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Mi Ami 2011, Festival della musica bella e dei baci

Dal 10 al 13 giugno si è tenuto il . Il festival italiano di musica (e non solo) indipendente, organizzato da Rockit con l’appoggio del circolo Magnolia all’idroscalo di Milano. Tre i palchi anzi quattro, quasi 70 le esibizioni. I due principali sono il “Sandro Pertini”, dove campeggia l’immagine dell’indimenticato presidente del mundial con fumettato “Italiani brava gente” e “la collinetta di Jack” dove vengono serviti dei cocktail a base di Jack Daniel’s niente male sono i più frequentati, gli altri sono riservati ai dj set e alle performance di vario genere.
La musica infatti è solo una parte del festival, l’area indie copre anche fumetti libri , arti visive fino al cibo. Infatti quest’anno al MI AMI si sono affiancati il MI FAI (illustrazioni live durante le esibizioni sui palchi principali con artisti quali Paolo Bacilleri e Giulia Sagramola), il MI PENSI (poesia libera e pensieri in moto l’hanno definita) e il MI MANGI dove gustare cibo dalla “filiera corta”. Il contorno è completato dalle bancarelle delle varie etichette (menzione speciale per la Ghost Records), case editrici e associazioni oltre ai soliti mercanti di vestiti.
Il “Festival della musica bella e dei baci” è arrivato alla settima edizione e ogni anno propone una carrellata di artisti che può soddisfare qualsiasi palato. L’etichetta di indie la si ha addosso non per il genere di musica che si fa, ma per l’attitudine e la libertà espressiva che si possiede. Quindi si possono trovare Il Buio, quattro tizi che si esibiscono prima dei titolati Verdena e non capire perché sono lì a sbraitare un finto power metal e i Non voglio che Clara con le loro esplosioni di colori e melodie degne di un teatro d’altri tempi. Rendono piacevoli anche gli aerei che ci passano sopra la testa. Oppure il quasi roots rock dei Green Like July e i Port-royale, gruppo fatto da due MAC-PRO sapientemente fatti funzionare. Il venerdì ha visto gli entusiasti Fine Before You Came emozionarsi davanti al calore del pubblico che canta i ritornelli dei loro brani. La band, sorpresa non poco, alla fine si butta in un emozionante stage diving. Il set successivo, del titolato gruppo/one band man Le Luci della Centrale Elettrica aka Vasco Brondi, ricorda fin troppo Rino Gaetano per riuscire ad apprezzarlo veramente, infatti con i testi (frammentari e fantasiosi) che si ritrova, potrebbe volare su altre vette. Nel frattempo il pubblico è aumentato, tutti aspettano gli headliner della serata: i Massimo Volume. 

La storica band capitanata da Emidio (Mimì) Clementi si presenta subito a suo agio sul palco, snocciolando un brano dietro l’altro, alternando i classici di un passato che i giovanissimi presenti non hanno potuto vivere con i brani dell’ultimo “Cattive abitudini”. Mimì declama le sue liriche senza timore (“Ho passato vent’anni ignorando di avere un corpo Poi è stato come se un auto entrasse a 180 all’ora dentro una di queste vetrine”). La band dopo sette anni di silenzio sembra non abbia mai smesso di suonare insieme. Serata finita? Per nulla. Alla collinetta di Jack ci aspettano i Mariposa. Gruppo bolognese tra i cui elementi spuntano Alessandro Fiori (voce e mille altre cose) ed Enrico Gabrielli (polistrumentista ex Afterhours e punta dei Calibro 35). La definiscono “musica scomposta” , io la chiamerei ottima musica folle. Come la maggior parte dei gruppi ‘demenziali’ i componenti sono dei maestri. Divertenti e divertono concludendo con un “madrigalino” cantando a cappella un brano pseudo medioevale finito sulle alte tonalità dell’Ave Maria di Schubert! Il sabato, hanno riferito alcuni espositori, dato che noi non abbiamo potuto esserci, è stato semideserto, causa anche il maltempo e i non entusiasmanti Casino Royale. La domenica vede il ritorno, emozionante, dei Bartok: atmosfere da sogno e luoghi lontani . Melodie mai dimenticate in questi nove anni di assenza. Non tutto fila per il verso giusto ma l’inizio è buono, la collinetta gremita e loro carichi, aspetto di vederli in qualche club il prossimo autunno. Poi tocca a Cesare Basile. Attivo all’ombra degli Afterhours da un po’ troppo tempo, non perde l’occasione di mostrare tutto il suo coraggio. Spesso i suoi brani si avvicinano a Fossati, ma hanno un loro taglio, sempre deciso. Ai fiati di nuovo Enrico Gabrielli (scopro anche che suona nella band di Nicolò Fabi ma non ha una sua vita quest’uomo?).
Dopo questa dose di cantautorato spinto si può scegliere tra i Port-Royal (quelli dei 2 MAC) e Il buio (quelli che urlano melodie dice il bignami che ci hanno dato all’ingresso). Scelgo i primi e il finale dei secondi, alla fine niente assomiglia a quello che piace a me. I primi, in pratica un DJ-Set con pc non li trovo originali per niente e molto di già sentito, i secondi fanno un pessimo power metal, pure cantato male. Per fortuna alzano le quotazioni di quest’ultimo giorno i Non voglio che Clara, band Bellunese che si ispira agli Smiths e Morrissey con tracce del miglior Tenco. Quindi testi struggenti con esplosioni di suoni incredibili. Sarebbero da sentire in teatro. In contemporanea suonano i Verdena, veri headliner del festival di quest’anno, ma ormai la loro proposta è troppo lontana dai miei gusti e non riesco ad apprezzarli, cosa che ovviamente gli altri (3.000?) spetattori fanno. Il festival finisce in realtà il lunedi sera con il contest letterario. Alla fine non abbiamo visto molta originalità nelle proposte artistiche offerte sui palchi, nulla di sorprendente , la speranza è questo sia un seme, insomma dalla “musica bella e dai baci” deve nascere almeno un fiore.

(Raffaele Concollato)

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