VILLA ARCONATI/ Joan As a Police Woman e Lyle Lovett: le due facce dell’America

- La Redazione

Il festival di Villa Arconati ha chiuso i battenti dell’edizione 2011 con una serata tutta americana: la leggenda Lyle Lovett e la indie Joan as a Police Woman

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Lyle Lovett in concerto

FESTIVAL VILLA ARCONATI – Il festival di Villa Arconati a Bollate si è chiuso il 21 luglio con i concerti di Joan As a Police Woman e Lyle Lovett. Un’edizione come sempre ricca di grandi nomi e proposte artistiche di livello notevole. Per l’ultima serata due artisti diversi, ma radicati nelle sonorità della loro terra madre, gli Stati Uniti. Il riferimento a Marvin Gaye e agli artisti Motown nell’ultimo album “Deep Field” di Joan Wasser, questo il vero nome dell’artista del Connecticut, è palese. La sua esibizione non dura neanche un’ora, ma tutti i brani sono eseguiti con grande trasporto. I primi tre: The Action Man, The Magic e Chemmie catturano il pubblico silenzioso, attento e composto. La complicità necessaria a tirare fuori il massimo dal trio sul palco è stata raggiunta.

Tra i brani più coinvolgenti vale la pena citare Kiss the Specifics e Run for Love. Man mano che il concerto volge verso la conclusione si consolida l’idea che la musica indipendente, di cui Joan As a Police Woman è una luminosa esponente, sia davvero il futuro, soprattutto se al femminile (vedi Ani di Franco, Kaki King, Sarah Blasko e altre ancora).

A seguire è salito sul palco Lyle Lovett and his acoustic group. Lovett è artista dalla voce raffinata che propone una musica country elegante e sobria. Conosciuto in Italia soprattutto per il breve matrimonio con l’attrice Julia Roberts, in Texas, da dove proviene, è un’istituzione musicale. Niente di nuovo dal punto di vista degli arrangiamenti, una musica che si potrebbe confondere con quella di qualsiasi altro, più o meno sconosciuto artista del Tennesee o dell’Oklahoma, ma certamente vera, che comunica esperienze di vita, in cui si sente un gusto per la vitastessa. 

Davvero la forza comunicativa è unica; ogni dettaglio della vita per la tradizione folk americana vale la scrittura di un ritornello, una canzone, una melodia (i brani di Lovett spesso non sono che una ripetizione degli stessi accordi, senza differenze tra strofe e ritornelli). A dare man forte c’è una band di tutto rispetto in cui violino e chitarra acustica si sfidano con virtuosismi e frasi divertenti riportando ad atmosfere più marcatamente folk.

Momento di pura poesia è l’esecuzione di Friend of the devil, canzone dei Grateful Dead riproposta da Lovett nel tribute album “Deadicated” a cui ha partecipato insieme ad altri artisti. Tra l’altro il pezzo è eseguito proprio grazie alla calorosa richiesta di uno spettatore che l’artista accontenta senza nessuna esitazione. Buon vecchio country, bello, e più convincente delle prediche di artisti nostrani, altro che il big bang…

(Giovanni De Cillis)

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