MILANO JAZZIN’ FESTIVAL/ Se il folk di Van De Sfroos “invecchia” come un buon vino

- Paolo Vites

Davide Van De Sfroos ha aperto l’edizione 2011 del Milano Jazzin’ Festival. Un concerto tra passato e presente, tra folk e voglia di ballare. La recensione a cura di PAOLO VITES

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Davide Van De Sfroos al Jazzin' Festival, foto di Elisabetta Gadda

L’irruenza di derivazione punk sembra abbandonata. In cambio una sofisticatezza folk che ben sottolinea il percorso musicale di Davide Van De Sfroos. Non che l’invito a ballare che lo stesso cantautore comasco aveva lanciato prima del concerto di sabato sera vada perduto. Van De Sfroos sa bene come fare a incitare una folla, ma ad orecchie attente non sfugge una pacatezza che va a braccetto con un’accresciuta ricchezza sonora che giova alla musica e giova anche a lui. In fondo gli anni passano per tutti.

Questo è evidente in brani “d’assalto” come La curiera, che pur conservando la sua carica, rallenta sfiorando arie da folk inglese anni Settanta. Davide Van De Sfroos ha lanciato l’edizione 2011 del Milano Jazzin’ Festival sabato 2 luglio, appuntamento sempre più prestigioso tra gli eventi musicali estivi italiani, con un pubblico non straboccante – poco più di duemila persone – ma caldo e felice di rivedere il cantautore del lago in una ambientazione open air dopo i tanti concerti nei teatri. Parte del pubblico – i giovanissimi  – infatti già pogava ancor prima che Van De Sfroos e band salissero sul palco.

Parte di queste sfumature folk che adesso sono ben incarnate nella trasposizione live dei suoi brani, Van De Sfroos le deve probabilmente ai tanti incontri musicali avuti negli ultimi anni con esponenti di questa scena, che evidentemente hanno lasciato un segno. E in parte alla band che ha più spazio che in precedenza, specie l’ottimo violinista Galiano Persico, l’effervescente fisarmonicista Davide Brambilla e lo straordinario chitarrista Maurizio Glielmo.

Brava anche la nuova cantante che aggiunge profumi di  mediterraneo alle nebbie lacustri di Van De Sfroos.  Il concerto è una sorta di rassegna antologica della sua carriera (addirittura come primo bis un’acustica De Sfroos) mentre viene ampiamente ignorato il suo ultimo lavoro, tranne la sanremese Yanez e poco altro. A “Pica!” va invece un posto d’onore con pezzi come La ballata del cimino e New Orleans, pezzi che cosnervano tutta la magia del primo ascolto.

Vengono poi riproposti brani antichi sin dall’iniziale Lo sciamano e poi Pulenta e galena fregia, E semm partì, La poma, Trenu, La balera, la sempre bellissima Ninna nanna del contrabbandiere impreziosita da vocalizzi sardi, Nona Lucia. In tanta sarabanda sonora, Van De Sfroos trova il tempo di omaggiare Jim Morrison in vista dei 40 anni dalla sua scomparsa con una riuscitissima Riders on the Storm e in chiusura il sempre amato Bob Marley con Three Little Birds in chiave country.

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