NASA INVIA LANDER-DRONE SU TITANO/ Dragonfly in cerca di vita su satellite di Saturno

- Dario D'Angelo

La NASA ha annunciato Dragonfly, la missione che partirà nel 2026 per esplorare Titano, il più grande satellite di Saturno alla ricerca di forme di vita

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Dragonfly della Nasa su Titano, foto Youtube

Non si ferma la ricerca di forme di vita nello Spazio. In attesa di capire se la presenza di gas metano su Marte è il segnale che anche sul pianeta Rosso esistono essere viventi (seppur in forma primordiale) la NASA ha annunciato Dragonfly, una nuova missione spaziale per esplorare Titano, il più grande satellite naturale del pianeta Saturno. Come sottolineato da “Il Post”, a differenza dei robot automatici inviati finora su Marte, Dragonfly sarà una di via di mezzo tra un normale lander e un drone. Dragonfly sarà lungo e largo 3 metri, e dotato di 8 rotori dandogli la capacità di coprire grandi distanze in tempi brevi. I suoi “balzi” saranno resi più semplici dalla scarsa gravità presente su Titano, circa un settimo rispetto a quella sulla Terra. Il lancio di Dragonfly è previsto per il 2026: per raggiungere Titano impiegherà 8 anni, visto che il suo arrivo è programmato per il 2034.

NASA INVIA LANDER-DRONE SU TITANO

Ma cosa farà Dragonfly una volta atterrato su Titano? Innanzitutto si guarderà intorno per verificare la presenza di forme di vita o quanto meno sull’esistenza delle condizioni necessarie per svilupparla. In questo senso il lander-drone analizzerà la composizione chimica del suolo e dell’atmosfera, fornendo agli scienziati una serie di informazioni sul satellite di Saturno che da molto tempo incuriosisce gli addetti ai lavori. Per il momento, infatti, le uniche informazioni relative a Titano sono riconducibili alle immagini fornite da alcune sonde di passaggio e dal lander Huygens dell’Agenzia Spaziale Europea, che ne aveva attraversato l’atmosfera. Grazie alle rilevazioni dell’Esa oggi sappiamo che su Titano esistono laghi di idrocarburi nelle aree polari e che la sua atmosfera è costituita per il 95 per cento di azoto. Per certi versi il satellite di Saturno, spiega “Il Post”, “presenta caratteristiche simili a quelle della Terra dei primissimi tempi dopo la sua formazione, anche se con una temperatura molto più bassa”. Per questo motivo il suo studio potrà offrirci nuove prospettive anche su come andarono le cose sulla Terra miliardi di anni fa.



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