“Negare le foibe è vero fascismo”/ Pamich, olimpionico di Fiume: “Pd intollerante”

- Niccolò Magnani

Orrore foibe, negarlo è vero fascismo: la pensa così l’ex marciatore olimpico Pamich, originario di Fiume “Pd intollerante, terribile”

Pamich
Abdon Pamich, ex olimpionico nella Marcia (Wikipedia, 2021)

«Il vero fascismo è negare le foibe»: parla senza timore di essere attaccato Abdon Pamich, ex marciatore italiano campione olimpico nella 50km alle Olimpiadi di Tokyo 1964, originario di Fiume dove vi nacque nel 1933. La testimonianza dello sportivo che ha fatto la storia della marcia italiana proviene da una lunga intervista su “La Verità”, con tanto di vocale su WhatsApp per aggiungere ulteriori aneddoti e dettagli sull’orrore delle foibe al confine con la Jugoslavia comunista di Tito sul finire della Seconda Guerra Mondiale.

«Montanari? È questa gente che vuole negare la storia. Di fascisti ce n’erano ben pochi in quelle fosse. I fascisti veri, quelli che avevano fatto del male, erano già scappati. Se uno era fascista perché iscritto al partito, allora andiamo a cercare anche quelli del partito comunista che erano iscritti al fascio. Ci sono stati molti partigiani dell’ultima ora», sottolinea Pamich rispondendo al mittente la definizione di “falsificazione storica” del Giorno del Ricordo attuata dal docente Tomaso Montanari sul “Fatto Quotidiano”. Secondo la testimonianza dell’ex campione, che collima con quella di tantissimi altri testimoni che negli scorsi decenni hanno provato a raccontare cosa davvero successo nei cunicoli carsici dell’Istria e della Dalmazia, i titini volevano «cancellare il passato culturale della nazione».

“ALCUNI A SINISTRA NEGANO LA STORIA SCRITTA SULLE FOIBE”

Quando finì la guerra, racconta ancora l’ex marciatore a “La Verità”, «siamo stati occupati da queste bande di partigiani titini che ammazzavano la gente anche per strada, che venivano nelle case di notte e uccidevano gli invalidi nel letto […] avevi il terrore dei delatori, se stavi antipatico a qualcuno subito venivi tacciato d’essere fascista. E non si facevano di certo i processi». Parlare di “falso storico” è qualcosa di aberrante e lo si capisce bene dalle scarne ma vivide parole di Pamich: «teniamo conto che il termine foiba è generico. Li gettavano nelle foibe, certo, ma anche in mare con un masso attaccato alla gola con un fil di ferro, oppure li prelevavano nelle case come hanno fatto con due senatori di Fiume. Uno era paralitico, un medico soffocato nel suo letto. Non era un fascista, ma un autonomista». Parlare di “risposta” della destra alla Giornata della Shoah non solo è puerile ma è anche un affronto alla tragedia dell’eccidio avvenuto nel nord-est italiano: spiega Pamich che la quantità di vittime “non c’entra”, nel senso che «Chi ha idee opposte nega questi fatti. Ho notato che oggi con quelli di sinistra è più difficile avere un colloquio civile rispetto a una volta. Non accettano la dialettica. Non sono comunista, ma apprezzo uno come Piero Sansonetti che non parla in base a un’ideologia ma cerca di guardare ai fatti». La stilettata viene poi lanciata contro il Partito Democratico, ovvero quando afferma «quando si ha a che fare con questi del Pd è una cosa terribile, si arrabbiano subito. Se l’accezione di fascismo vuol dire essere intolleranti, questi sono dei fascisti». Con Montanari ma anche con lo storico Eric Gobetti se la prende Pamich: così conclude la sua testimonianza, «tra pochi giorni sarà all’Anpi a presentare il suo libro e parlare di questo. Lui è un altro negazionista. Devo dire che non tutta l’Anpi è uguale, siamo andati anche noi a parlare in certi circoli del Pd, in certe Anpi: ci hanno ricevuto e hanno voluto ascoltare. Ma ad altre brucia ancora, non possono sentire questi discorsi. All’Anpi lo Stato dà ancora importanti aiuti anche se di partigiani non ce n’è più».



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